9/11, attentato alla Torri Gemelle: quando la distopia divenne realtà

Tredici anni che hanno cambiato il volto del mondo e l’immaginario dell’Occidente. Tredici anni da quell’11 settembre 2001 che tramutò in orribile cronaca un’idea da action-movie hollywoodiano. Una tragedia senza precedenti di cui domani ricorre il doloroso anniversario e che viene ricostruita sulle pagine di “9/11”, titolo di punta della collana “Historica”.

Blog 10 settembre 2014 alle 12:00

00Sei capitoli raccolti in due volumi, il primo dei quali pubblicato ai primi di luglio, mentre il secondo è ora disponibile nelle edicole, nelle librerie e nelle fumetterie. Questo è 9/11, gioiello assoluto di ricostruzione storica, di ricomposizione cronachistica e di analisi geopolitica pubblicato sul ventunesimo e sul ventitreesimo volume della collana “Historica”.

Un capolavoro che, avvalendosi di una documentazione vasta e rigorosa, ricostruisce punto per punto e anno per anno, tutti i tortuosi percorsi e le aberranti motivazioni che l’11 settembre del 2001 consentirono al terrorismo islamico di portare a compimento gli attentati aerei contro il World Trade Center di New York e il Pentagono a Washington.

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I protagonisti di 9/11 si scambiano informazioni il giorno dell’attentato alle Torri Gemelle

Sceneggiato dagli specialisti Jean-Claude Bartoll ed Éric Corbeyran e visualizzato attraverso le tavole di matrice fotografica realizzate da Jef (nome d’arte di Jean-François Martinez), 9/11 non è, tuttavia, un impegnativo saggio in cui il fumetto funge da mero supporto didascalico teso a rendere, in qualche modo, più leggero un argomento di scottante attualità. Al contrario, si tratta di una saga dinamica e densa di colpi di scena in cui personaggi di pura fiction, spesso impegnati in azioni pericolose e spettacolari, agiscono all’interno di contesti e scenari di estremo realismo, interagendo con figure davvero esistenti e assistendo a eventi che tutti noi abbiamo potuto apprendere attraverso i quotidiani, i notiziari radiotelevisivi, le inchieste documentarie e la Rete.

000Non a caso il primo volume di 9/11 (che reca come sottotitolo La nascita di al-Qaida) si apre – dopo un drammatico flashforward ambientato a New York nel giorno del tragico e impressionante attacco alle Twin Towers – sul fallito tentativo, da parte dell’agente specale della CIA Cindy Mayer, di assassinare Osama bin Laden in un accampamento in Sudan. E’ il 1992 e l’operazione si tramuta in un fiasco a causa della sottovalutazione, da parte del quartier generale di Langley e dei servizi segreti sauditi, del potenziale pericolo insito nel fanatismo estremista dello sceicco yemenita.

A partire da quel momento, entrano in gioco altri personaggi, veri o inventati: in particolare, John O’Neil – un abile e determinato dirigente del Dipartimento Antiterrorismo statunitense – e Said-François Mohammed, un ambiguo, affascinante e sofisticato gestore di finanziarie off-shore che, dopo aver studiato nelle più prestigiose scuole e università inglesi, ha combattuto in Afghanistan contro i sovietici affiancando bin Laden, diventandone intimo amico e sposandone l’intransigente visione religiosa e ideologica.

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L’agente speciale Mayer tenta di intercettare Osama bin Laden L’agente Mayer e Said-François Mohammed conversano al telefono pochi secondi prima dell’attentato al WTC John O’Neil, uno dei principali protagonisti di 9/11, è davvero esistito

La nascita di al-Qaida ripercorre, quindi, l’ascesa carismatica di bin Laden e, al contempo, le macchinazioni di un colosso petrolifero statunitense, la DallasGas Inc., volte ad armare i talebani di etnia pashtun in Afghanistan, in modo tale da togliere il potere agli incontrollabili signori della guerra emersi dal conflitto contro l’URSS e consegnarlo a nuovi soggetti, più affidabili e non lacerati da lotte intestine.

L’obiettivo del trust texano è, infatti, quello di impiantare un gasdotto afgano che possa bypassare gli interessi e le interferenze russe nelle ex-repubbliche sovietiche dell’Asia centrale. Ma l’esigenza di operare in un territorio pacificato, non tiene in alcun conto le conseguenze della rigida applicazione della sharia (la legge islamica basata sull’interpretazione del Corano) sulla popolazione locale da parte dei talebani.

E per agire nel migliore dei modi, la DallasGas ricorre alle prestigiose consulenze di Condoleeza Rice, di Dick Cheney – futuri protagonisti, quasi dieci anni dopo, dell’amministrazione di George W. Bush – e di Hamid Karzai, destinato, nel 2004, a diventare primo presidente eletto dell’Afghanistan dopo l’operazione Enduring Freedom portata avanti nel Paese dalle forze degli USA e della NATO. Ovviamente contro i talebani, trasformati in abominevoli spauracchi da coloro che solo una manciata di anni addietro avevano suggerito di finanziarli e di rafforzarli, consentendo loro di conquistare Kabul.

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Due cover dell’edizione transalpina di 9/11

In Attentato alle Torri Gemelle, invece, il secondo volume di 9/11, Bartoll, Corbeyran e Jef riprendono il filo della trama a partire dal novembre del 1997, quando un commando jihadista, in quarantacinque minuti di puro terrore, fece strage di turisti innocenti in visita al sito archeologico di Luxor, in Egitto.

In quel momento bin Laden, espulso su pressioni statunitensi dal Sudan e frodato di tutti i suoi averi dai suoi ex protettori nord-africani, si era recato proprio in Afghanistan, trovando ospitalità presso le tribù talebane, contestando apertamente gli emiri sauditi, da lui considerati troppo sottomessi agli interessi americani, e lanciando la sua spietata fatwa nei confronti degli occidentali infedeli.

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La corte saudita in una tavola di 9/11 Il governo del Sudan espelle Osama bin Laden dal Paese La strage di Luxor in una tavola di 9/11

Ma mentre in Africa e in Medio Oriente i siti e le ambasciate statunitensi vengono prese di mira da pasdaran suicidi, i servizi segreti d’Oltreatlantico si ostinano a sottovalutare – a dispetto dei pressanti avvertimenti di O’Neil e Mayer – il ruolo di bin Laden. E a questo si aggiunge lo scandalo Lewinsky che costringe il presidente degli Stati Uniti Bill Clinton – onde distogliere l’attenzione pubblica dai suoi problemi personali e dal rischio di impeachment – a ordinare delle azioni militari affrettate in Sudan e in Afghanistan, annullando così ogni prezioso sforzo diplomatico.

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Ed è a quel punto che bin Laden, riconosciuto ormai come la vera guida degli estremisti islamici, coglie l’occasione per riesumare il Progetto Bojinka, un attacco terroristico da attuare col dirottamento di aerei di linea destinati a schiantarsi su obiettivi sensibili statunitensi. Un piano scaturito dalla mente dello stesso fanatico che nel 1993 aveva fatto esplodere – grazie al sacrificio blasfemo di un suo seguace – un furgoncino imbottito di tritolo nel parcheggio sotterraneo del World Trade Center.

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Jean-Claude Bartoll Il disegnatore Jef è anche musicista nella band Ziou Ethnikal Funkdation Éric Corbeyran

9/11 è, insomma, un esempio di grande narrazione a fumetti, portata avanti con uno sguardo adulto, degno – per respiro e ambizioni – di romanzieri come John Le Carré, Tom Clancy o Ken Follett. Un’opera che si legge come se fosse un film su carta: inquietante come I tre giorni del Condor di Sidney Pollack, Syriana di Stephen Gaghan o Nessuna verità di Ridley Scott; adrenalinica e, allo stesso tempo, legata ai dati di fatto come la miniserie franco-tedesca Carlos, diretta da Olivier Assayas e vincitrice di un Golden Globe.

Bartoll – scrittore specializzato essenzialmente in thriller fantapolitici d’impianto realistico – e Corbeyran – un prolifico sceneggiatore capace di toccare diversi generi, dall’avventura contemporanea al fantastico, dall’umoristico al dramma psicologico – fanno incastrare eventi reali e azioni immaginarie con estrema e invidiabile fluidità. E non rinunciano a lasciare spazio alle teorie del complotto più credibili, tra le quali la pregressa e studiata manomissione, tramite cospargimento di termite, delle colonne portanti in acciaio del WTO e il ruolo trasversale avuto dalle lobby politico-affaristiche americane nella riuscita dell’attentato.

Il disegnatore Jef, dal canto suo, imposta il suo stile grafico su un iperrealismo che non esita a ricorrere a massicci ausili e supporti fotografici. Una tecnica contestata, in genere, da alcune frange di lettori, ma che, nell’ambito della bande dessinée, può vantare illustri esponenti. Non ultimo il maestro Enki Bilal, autore di affascinanti reportage illustrati – sospesi tra realtà e finzione e fondati proprio su reinterpretazioni fotografiche – come La stella dimenticata di Laurie Bloom o Coeurs Sanglants et autres faits divers.

Enki Bilal Coeurs Sanglants et autres faits divers

Un’illustrazione di Enki Bilal per il volume Coeurs Sanglants et autres faits divers © Casterman

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