A proposito di “Pandemonium”, il miglior horror-thriller a fumetti dell’anno

Una storia tanto vera quanto agghiacciante, uno dei luoghi più spettrali e inquietanti del mondo: questo mese, il diciottesimo volume della collana “Fantastica”, propone un capolavoro di mystery e suspense. Ne parliamo con uno dei suoi autori, il disegnatore Stefano Raffaele.

Blog 29 luglio 2015 alle 12:00

So che può risultare pretenzioso dirlo, ma all’interno del genere horror/fantastico penso che Pandemonium sia un piccolo capolavoro del fumetto francese. Sono molto fiero di questa serie.”

Chi ha avuto modo di leggere l’intervista a Christophe Bec che abbiamo pubblicato sulle pagine del nostro blog un paio di settimane fa si sarà reso conto di quanto il cartoonist transalpino – una colonna della collana Fantastica– sia, a dir poco, ipercritico nei confronti dei suoi lavori passati. Proprio per tale motivo le sue considerazioni positive e ancora dense di soddisfazione per questa sua produzione d’impronta neo-gotica, ma con frequenti deviazioni splatterpunk – la prima realizzata in collaborazione col disegnatore Stefano Raffaele, ormai uno dei suoi partner artistici di riferimento – avranno di sicuro incuriosito i lettori più attenti e interessati al genere.

Pandemonium, graphic novel in tre atti, presentati in un’unica soluzione all’interno del diciottesimo numero di “Fantastica”disponibile adesso nelle edicole, nelle librerie, nelle fumetterie e negli store online – si candida, in effetti, a essere il miglior thriller orrorifico a fumetti pubblicato in Italia nell’arco di quest’anno e, con ogni probabilità, resterà scolpito per sempre nella memoria di chi vi si accosterà.

Merito di una storia calibratissima e serrata, caratterizzata da eventi “in crescendo”, perfettamente disposti lungo gli snodi della trama. E merito di una storia agghiacciante, basata su fatti conclamati avvenuti in un luogo reale: il sanatorio di Waverly Hills, un’ex struttura ospedaliera ubicata nella città di Louisville, nel Kentucky, dove – secondo una leggenda urbana assai diffusa ma mai provata – trovarono la morte, in mezzo secolo d’attività, tra il 1910 e il 1961, circa sessantatremila pazienti.

Un numero enorme, sebbene messo in discussione dagli storici, che ha contribuito a dare al luogo la fama di luogo maledetto e infestato da una moltitudine di fantasmi: l’ideale per trasmissioni sensazionalistiche come le americane Ghost Hunters, Ghost Adventures e Scariest Places on Earth o la britannica Most Haunted, che l’hanno scelto per ambientare tra i suoi oscuri corridoi diverse puntate, a caccia di presenze soprannaturali e fenomeni spaventosi.

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Il presunto fantasma di una paziente del Waverly Hills

Ma il fascino narrativo di Pandemonium – ben più profondo e coinvolgente rispetto agli pseudo-documentari a cui facevamo cenno più sopra – è anche ascrivibile con pieno riconoscimento a un illustratore, l’italiano Stefano Raffaele, che proprio attraverso le tavole di quest’opera così carica di tensione e immagini disturbanti ha consolidato una svolta artistica che l’ha reso una delle firme più interessanti e affidabili – per qualità e continuità – della bande dessinée.

Grazie a Bec e Raffaele, insomma, Pandemonium non rinuncia a mettere in scena gli indicibili orrori su cui si fonda la perversa mitologia di Waverly Hills – un’infermiera impiccatasi nella camera 502 del sanatorio, le macabre operazioni al torace subite dai pazienti ammalati di tubercolosi – ma filtrandoli attraverso una verve surreale e grottesca, tipica di capisaldi cinematografici del genere horror come Shining di Stanley Kubrick, The Orphanage di Juan Antonio Bayona, Fragile: A ghost story di Jamie Balagueró, La spina del diavolo di Guillermo Del Toro e The Ward di John Carpenter.

In occasione della pubblicazione di Pandemoniumun fumetto horror che consideriamo davvero unico nel suo genere e che siamo orgogliosi di poter proporre sotto la nostra etichetta – abbiamo pensato di scambiare qualche osservazione con Stefano Raffaele, artista che avevamo già avuto modo di incontrare quest’inverno per fargli un’interessante intervista, risultata molto gradita dal nostro pubblico.

Sketch e layout realizzati da Stefano Raffaele per “Pandemonium”

Raffaele, a cui si deve la spettacolare parte grafica di Prometeo, una hit della collana “Fantastica”, ci ha fornito in esclusiva sketch e layout relativi a Pandemonium. Il materiale troverà, in parte, spazio anche in appendice al volume, accanto a un’ampia postfazione di approfondimento storico, firmata da Christophe Bec, sulla leggenda maledetta di Waverly Hills.

Sketch e layout realizzati da Stefano Raffaele per “Pandemonium”

Mondadori Comics: In Pandemonium – che rappresenta l’inizio della tua proficua collaborazione con Christophe Bec – fai sfoggio di un tratto assai diverso da quello che ti contraddistingueva quando lavoravi per l’Italia e gli Stati Uniti. Sembra quasi che da una cifra stilistica alla Marc Silvestri tu sia passato a una che guardava http://www.mondadoricomics.it/wp-admin/themes.phpinvece a Milton Caniff o – per citare un alcuni artisti contemporanei – a David Mazzucchelli, Michael Lark e Lee Weeks. Com’è avvenuta questa mutazione?

Stefano Raffaele: “Già un paio di anni prima che intraprendessi la realizzazione grafica di Pandemonium, avevo cominciato un lavoro di distacco completo dal mio stile precedente, che era adatto esclusivamente a un fumetto di genere supereroistico. L’evoluzione del mio stile di disegno l’ho ottenuta guardando e analizzando attentamente un’infinità di vecchi film classici in bianco e nero. Analisi che poi ho cercato di mettere a frutto nelle mie tavole.

Sketch e layout realizzati da Stefano Raffaele per “Pandemonium”

“È una mutazione ancora in corso, perché non smetto mai di cercare nuovi modi per far evolvere il mio tratto. È la parte più interessante del mio lavoro, in fondo. Mi piace pensare che tra altri dieci anni avrò uno stile completamente diverso e ancora più efficace.”

MC: Pandemonium per te rappresentava una doppia sfida, visto che l’azione principale si svolge nel 1951 e ha richiesto, quindi, una certa dose di documentazione. Come hai provveduto in tal senso?

Sketch e layout realizzati da Stefano Raffaele per “Pandemonium”

SR: “Questo è stato abbastanza semplice. Abiti, automobili, acconciature: la ricerca ha prodotto tantissimo materiale, che poi ho inserito nella storia.

“La sfida più difficile, invece, consisteva nel rendere quel vecchio sanatorio un personaggio vero e proprio: un obiettivo cruciale nel riuscire a raccontare una storia come Pandemonium. Mi hanno aiutato in questo senso un paio di vecchi video d’epoca che ho trovato, proprio sul Waverly Hills Sanatorium. Luogo ancora oggi di un fascino incredibile e che non mi dispiacerebbe riuscire a visitare, prima o poi!”

Sketch e layout realizzati da Stefano Raffaele per “Pandemonium”

MC: In quale modo hai interagito con Bec sul piano dello storytelling?

SR: “L’interazione col lavoro di Christophe è molto naturale. Ci siamo trovati bene a lavorare insieme fin dalla prima pagina di Pandemonium. Abbiamo gusti simili, e anche una stessa visione della narrazione a fumetti. Questo mi permette, quando leggo le sue sceneggiature, di avere immediatamente in testa la scena così come lui l’aveva immaginata.”

MC: In Pandemonium c’è, ancora più che in altri tuoi lavori, una grandissima attenzione agli sguardi e alle espressioni dei personaggi…

SR: “Sì, secondo me il lavoro sugli sguardi e sulle espressioni era fondamentale. Molto spesso, in tantissime scene, disegno occhi che nella realtà non potrebbero esistere, ma che secondo me rendono alla perfezione il sentimento del personaggio. Questo fa sì, credo, che poi anche un occhio “inventato” non stoni nell’ambito di uno stile realistico.”

MC: Sei giunto all’horror grazie alla tua opera d’esordio per il mercato francese, la peculiare zombie story Fragile. Il fumetto è un medium col quale risulta storicamente difficile incutere davvero la paura nei lettori. Tensione e pathos, sì, ma raramente un sentimento di panico. Pandemonium riesce invece benissimo in tal senso, suscitando reazioni emotive molto forti. Qual è stato il segreto tuo e di Bec?

SR: “Per quanto riguarda il disegno, ho cercato di trasmettere angoscia al lettore in tanti modi. Dalle inquadrature, alle posture dei personaggi, al tipo di segno da impiegare, tutto era finalizzato a un unico scopo: tenere sempre altissima la tensione. Non ho usato una linea chiara, ma un bianco e nero a “macchie”, con un tratto che va dal finissimo al molto spesso. L’effetto finale, per me, è molto angosciante e particolare. Per certi versi ricorda film d’epoca in bianco e nero; per altri, lavori più moderni e crudi.”

MC: C’è qualche sequenza nel graphic novel che hai avuto difficoltà a disegnare proprio perché troppo estrema e disturbante?

SR:Pandemonium contiene alcune scene estremamente violente e pesanti. Un paio di queste, in particolare, hanno rappresentato una bella sfida per quanto riguarda la resa finale. La parte difficile era il cercare di non scadere nello splatter puro, e allo stesso tempo colpire comunque il lettore in modo diretto e senza filtri. Non posso però scendere nei dettagli, altrimenti cadrei inevitabilmente negli spoiler!”

MC: Ti ringraziamo per esserti intrattenuto ancora una volta con noi, Stefano!

SR: “Grazie a voi!”

Tavole a matita disegnate da Raffaele per “Pandemonium”

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