Agente Segreto X-9: la spia che venne dalla Golden Age

Dopo “The Phantom, l’uomo mascherato” e “Mandrake, il mago”, termina con le avventure dell’Agente Segreto X-9 la trilogia che Mondadori Comics ha voluto dedicare ai leggendari eroi a fumetti apparsi per la prima volta negli anni Trenta sui i quotidiani americani. Personaggi la cui freschezza si è mantenuta intatta fino ai giorni nostri.

Blog 18 novembre 2014 alle 12:00

Tre eleganti e maneggevoli volumi in formato pocket curati da Luciano Secchi/Max Bunker e volti a far conoscere al pubblico contemporaneo le gesta di alcuni tra i più grandi eroi scaturiti dalla cosiddetta Età d’Oro dei comics.

Un’edizione economica che ha accorpato in un’unica soluzione storie considerate dai critici come seminali per la successiva evoluzione del medium fumetto (basta pensare all’influsso che hanno avuto sugli italiani Hugo Pratt, Gian Luigi Bonelli e Guido Nolitta/Sergio Bonelli) e per la formazione dell’immaginario collettivo del Novecento.

Abbiamo incominciato col proporvi le avventure dense di azione e fascinazioni esotiche di The Phantom, ovvero l’Uomo Mascherato, e del mago illusionista Mandrake, due capisaldi dell’arte sequenziale eretti dalle capacità letterarie di Lee Falk e dalle illustrazioni di Ray Moore e Phil Davis.

 

Concludiamo adesso la nostra prima ricognizione sulle daily strips degli anni Trenta prodotte dal King Features Syndacate, lanciando nelle edicole, nelle librerie e nelle fumetterie, “Agente Segreto X-9”, concentrato unico di dinamismo sincopato e violenza metropolitana nato dalla collaborazione tra il romanziere e sceneggiatore Dashiell Hammett e il cartoonist Alex Raymond.

La prima striscia di Secret Agent X-9 comparve sui quotidiani statunitensi il 22 gennaio del 1934. Lo scopo principale del King Features Syndacate era quello di contrastare il grande successo che stava riscuotendo Dick Tracy, la serie poliziesca scritta e disegnata da Chester Gould che rappresentava una delle punte di diamante dell’altra grande agenzia americana di entertainment giornalistico, il Chicago Tribune New York News Syndicate (dal cui seno erano scaturite amatissime saghe fumettistiche come la divertente e picaresca Little Orphan Annie di Harold Gray e l’avventurosa Terry e i pirati di Milton Caniff).

In un’epoca in cui le imprese degli uomini del Federal Bureau of Investigation – i cosiddetti G-Men – conquistavano le prime pagine della carta stampata, anche la fiction intendeva appropriarsi di coloro che venivano considerati come degli esempi di eroismo e di patriottismo adamantino dai cittadini comuni di ogni fascia d’età.

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© Warner Bros Dashiell Hammett Un giovanissimo Alex Raymond

Nel 1933, uno dei campioni del box office cinematografico era stato Private Detective 62, un film, diretto dal maestro Michael Curtiz, il cui protagonista, Donald Free (interpretato dall’attore William Powell), è un agente segreto caduto in disgrazia che, pur di sbarcare il lunario, si ritrova a lavorare per una scalcinata agenzia investigativa di proprietà di un suo amico.

La pellicola derivava da una serie di racconti apparsi su “Black Mask”, la rivista pulp per eccellenza, quella a cui Quentin Tarantino, a metà degli anni Novanta, avrebbe reso esplicito omaggio attraverso il capolavoro Pulp fiction. Ed era proprio su quel magazine leggendario che Dashiell Hammett aveva visto serializzati i suoi romanzi più celebri (Il mistero del falco, Piombo e sangue, La chiave di vetro, L’Uomo Ombra), dando il “la”, da solo, al genere dell’hard-boiled, un’evoluzione delle classiche detective story che avrebbe trovato altri grandi interpreti letterari dapprima in Raymond Chandler e poi in Mickey Spillane.

Quando fu coinvolto nella realizzazione di Agente Segreto X-9, Hammett – che da giovane era stato alle dipendenze della Pinkerton, la più importante società di private eye degli USA – aveva quindi in mente di portare in scena un detective a pagamento che ricalcasse le caratteristiche dei suoi personaggi più famosi: Sam Spade e Continental Op. Ma il King Features Syndacate esigeva, dal canto suo, un vero e proprio agente segreto con precisi compiti affidatigli da organismi governativi.

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Tre cover del leggendario magazine pulp “Black Mask”

Il serial esordì nello stesso anno in cui al cinema giungeva la trasposizione filmica de L’Uomo Ombra, trasformato in un sapido giallo-rosa (capostipite di vari sequel) dal regista W.S. Van Dyke e con William Powell e Myrna Loy nelle parti degli investigatori Nick e Nora Charles, affiatatissima coppia di coniugi dedita alla bella vita mondana.

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Locandina originale del film “L’Uomo Ombra” © MGM

Ben evidente appare ancora oggi il contrasto creativo che dovette scatenarsi tra lo sceneggiatore e l’agenzia che gli aveva commissionato il lavoro. Le trame delle prime storylines di Agente Segreto X-9 sono, infatti, piene zeppe di buchi logici e di errori di continuity dovuti con ogni evidenza a discussioni e a interventi di editing assai sgraditi tanto a Hammett quanto a Raymond (che comunque grazie al supporto del KFS avrebbe poi sfornato capolavori come Flash Gordon, Jungle Jim e Rip Kirby).

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Daily strips originali di “Agente Segreto X-9”

Ciononostante, il segno agile, le inquadrature mai banali, il ritmo serratissimo, i colpi di scena, le magistrali sequenze d’azione, le plumbee ambientazioni metropolitane, il fascino di un protagonista che risaltava con la sua prorompente fisicità (tutti elementi che hanno fatto scuola in Italia, influenzando disegnatori come l’Aurelio Galleppini di Tex e, ancora di più, il Gallieno Ferri di Zagor e Mister No) riuscirono a conquistare il pubblico che continuò a seguire la daily strip anche quando Hammett e Raymond lasciarono il posto ad altri. Il primo venne sostituito da Don Moore, al quale subito dopo subentrò Leslie Charteris, famoso per aver creato il personaggio di Simon Templar, meglio noto come Il Santo (gli hanno dato volto, in film e serie TV, attori come Roger Moore, Val Kilmer e Vincent Price).

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Una sequenza d’azione di “Agente Segreto X-9” La soundtrack del serial TV “Il Santo”, interpretato da Roger Moore

La parte grafica venne invece affidata a vari disegnatori: Charles Flander, Nicholas Afonsky, Austin Briggs (assistente di Raymond e futuro illustratore, per alcuni anni, del suo Flash Gordon) e Mel Graff. Quest’ultimo, a partire dal 1942, incominciò a portare avanti Agente Segreto X-9 sia nei testi che nei disegni, svelando finalmente al pubblico il nome civile del personaggio – si chiama Phil Corrigan – e attribuendogli una vita privata con tanto di movimentate relazioni sentimentali.

Di grande importanza anche la lunga sequenza di storie portata avanti tra il 1968 e l”80 da Archie Goodwin e Al Williamson, due firme leggendarie dell’industria dei comics d’Oltreoceano che trasformarono la serie – oramai ribattezzata X-9: Secret Agent Corrigan e piena di suggestioni tratte dai film e dai romanzi di James Bond – in un punto di riferimento imprescindibile per gli appassionati dell’arte sequenziale, facendo sfoggio di abilità tecniche e narrative sofisticatissime.

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“X-9: Agente Segreto Corrigan” di Goodwin e Williamson © IDW

A testimoniare, in ogni caso, il vastissimo riscontro ottenuto da Agente Segreto X-9 fin dai suoi primissimi anni di pubblicazione (a dispetto delle traversie produttive di cui abbiamo parlato) concorrono ben due serial cinematografici. Il primo, datato 1937, era diretto da Ford Beebe e Clifford Smith e vedeva nei panni del protagonista l’attore Scott Kolk.

Strutturato su dodici parti settimanali, la trama lanciava X-9 – qui nominato anche come “agente Dexter” – sulle tracce di “Brenda”, appellativo in codice di un ladro internazionale di gioielli intenzionato a depredare i tesori della Corona britannica, inviati in America per una grande esposizione.

E furono sempre gli Universal Studios a sviluppare, nel 1945, un secondo serial, stavolta diviso in tredici parti, per la regia di Lewis D. Collins e Ray Taylor. Qui X-9, ormai col suo nome definitivo di Phil Corrigan, era incarnato da un trentatreenne Lloyd Bridges (padre di Jeff “il grande Lebowski” Bridges), lontanissimo dai memorabili ruoli comici che avrebbe rivestito alcuni decenni dopo nelle commedie demenziali L’aereo più pazzo del mondo e Hot shots!.

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Locandina del primo serial di “Secret Agent X-9” (1937)  Lloyd Bridges è Phil Corrigan/Agente Segreto X-9 Il secondo serial di “Secret Agent X-9” (1945)

In questo caso la trama vede l’agente segreto giungere a Shadow Island, un’isola del Pacifico governata dal gangster Lucky Kamber, dove Alleati e forze dell’Asse tentano di impadronirsi dell’Elemento 722, attraverso il quale è possibile ricavare carburante a bassissimo costo.

Più di recente, però, nel 2009, il character creato da Hammett e Raymond è tornato protagonista di un radiodramma prodotto e trasmesso dall’emittente digitale BBC 7 (l’attuale BBC Radio 4), per la regia di Chris Wallis, l’adattamento di Mark Brissenden e la voce di Stuart Milligan.

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