Airborne 44 – Imperativo sopravvivere: a colloquio con Philippe Jarbinet

A distanza di quasi due anni dall’esordio della collana “Historica”, che venne inaugurata proprio con Airborne 44, torna adesso, con un nuovo capitolo e nuovi personaggi, la saga a sfondo bellico scritta e illustrata dal belga Philippe Jarbinet. Ma stavolta ad accoglierla è “Prima”, il bimestrale antologico in cui Mondadori Comics ospita le novità assolute.

Blog 9 luglio 2014 alle 12:00

E’ stato, letteralmente, la testa di ponte di “Historica”, la fortunata collana di fumetti franco-belgi ambientati nelle più svariate epoche della civiltà umana. In Italia, Airborne 44 ha infatti sorpreso sia la critica che il pubblico, proponendo in un’unica soluzione un ambizioso affresco umano, drammatico e storico collocato sugli scenari nord-occidentali della Seconda guerra mondiale. Quattro, intensi capitoli scritti e illustrati dal quarantanovenne Philippe Jarbinet, cartoonist con alle spalle una carriera ventennale, che in quei luoghi è nato e ci vive.

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Jarbinet rievoca lo Sbarco in Normandia

Il volume che “Historica” ha dedicato ad Airborne 44 proponeva, come abbiamo appena accennato, un ciclo completo di storie. Due dittici paralleli – uno ambientato nel gelo delle Ardenne, un altro nella Normandia del D-Day – nei quali si andavano a incrociare le vicissitudini di vari personaggi travolti dagli eventi della guerra. Una narrazione corale, piena di pathos e di svolte imprevedibili, in cui orrore e umanità, eroismo e disincanto, realismo e melodramma, si fondevano restituendoci le emozioni e i sentimenti di vite precarie, sfuggite alle tragedie più terrificanti e forgiate dalle più incredibili traversie. Bambini ebrei in fuga dai campi di concentramento, uomini costretti loro malgrado a indossare divise e a imbracciare fucili, donne chiamate a fronteggiare situazioni insostenibili col coraggio e la disperazione di chi non ha nulla più da perdere, luoghi devastati dal fuoco e dall’odio: tutti elementi nei quali Jarbinet infondeva una potente tensione etica e morale, pervenendo a risultati di assoluta eccellenza.

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Cover originali di “Airborne 44” © Casterman
Jarbinet rievoca l'orrore della Shoah

Jarbinet rievoca l’orrore della Shoah

Ed è per questo che il nuovo episodio di Airborne 44, intitolato Sopravvivere, assume il valore di un evento, inaugurando un nuovo story-arc che andrà stavolta a impreziosire l’elenco dei titoli ospitati all’interno di “Prima”, la collana attraverso la quale Mondadori Comics propone le novità più interessanti provenienti dal circuito transalpino della bande dessinée.

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Due tavole tratte da “Sopravvivere”, il nuovo capitolo di “Airborne 44”

In Sopravvivere, primo capitolo di un nuovo dittico, fa la sua comparsa Tessa, una pilota civile americana chiamata a dare sostegno col suo aeroplano alle truppe alleate sorprese dalla feroce controffensiva tedesca nella foresta delle Ardenne. Abbattuta da un caccia della Luftwaffe sui cieli del Belgio, Tessa precipita nei pressi di Bastogne, località dove nel dicembre del 1944 si combattè, in condizioni climatiche e logistiche spaventose, una delle battaglie-chiave del Secondo conflitto mondiale. Ed è quì che il destino della pilota torna a incrociarsi con quello di due soldati appartenenti alle truppe aviotrasportate statunitensi.

J9Ma qual è il retroterra biografico e artistico del creatore di Airborne 44?

Classe 1965, sposato e padre di tre figli, Jarbinet tra il 1984 e l”87 studia disegno e sceneggiatura all’Istituto Saint-Luc di Liegi, sua città natale. Appassionato di fumetti realistici, apprende le tecniche del fumetto copiando letteralmente dai cartoonist che ama di più: Didier Comès (non a caso, uno dei massimi visualizzatori, attraverso i suoi graphic novel, dei paesaggi delle Ardenne), Hermann (da cui ha carpito l’esigenza di lavorare sulle tavole col colore diretto), Dany, Cosey, Milo Manara, il Jean Giraud di Blueberry e, ovviamente, l’imprescindibile Hugo Pratt, maestro del fumetto e dei racconti di guerra.

Nel 1992, una collaborazione con Franz – disegnatore di Jugurtha e di Thomas Noland, nonché autore di Lester Cockney – gli consente di veder pubblicato, per le edizioni Blanco, il suo primo album, Sandy Eastern, ambientato negli Stati Uniti del 1820. Dovrebbe essere una serie avventurosa di lungo respiro, ma la chiusura della casa editrice blocca il progetto, lasciando addirittura inedito un secondo volume completamente ultimato.

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“Sandy Eastern” di Franz e Jarbinet Una tavola di “Sandy Eastern” disegnata da Jarbinet

Nel 1995, Jarbinet trova in Glénat la possibilità di sviluppare una sua serie personale, da autore completo: è Memorie di cenere, un feuilleton ambientato nella Francia meridionale del XIII secolo, all’epoca del cruento scontro tra eretici catari e seguaci della Chiesa cattolica (nella cosiddetta Crociata contro gli albigesi).

Articolato in dieci album – l’ultimo dei quali pubblicato nel 2007 – Memorie di cenere si rivela un gioiello di fiction applicata alla ricerca e all’accuratezza storica, fruttando al cartoonist belga importanti riconoscimenti culturali, tra i quali quello del Centro di Studi Catari di Carcassonne, in Linguadoca.

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Cover originali della saga “Memorie di cenere” © Jarbinet/Glénat

In qualità di disegnatore, Jarbinet collabora, assieme ad altri artisti, alla parte grafica di Une folie très ordinaire, un noir complesso e grottesco scritto da Christian Godard. Nel 2003 vede, invece, la luce – di nuovo come autore completo e sempre per Glénat – Sam Bracken, un action-thriller che guarda, come modello narrativo, a bestseller come XIII e Largo Winch.

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Una cover della serie “Une folie très ordinaire” © Glénat Una cover e una tavola tratte dal serial “Sam Bracken” © Jarbinet/Glénat

Sam Bracken si rivela, tuttavia, per vari motivi, un parziale insuccesso che finisce con l’incrinare i rapporti tra il cartoonist e la Glénat. L’editore rifiuta di supportare e produrre il progetto Airborne 44, motivando la decisione con lo scarso appeal che la tematica avrebbe avuto presso il pubblico. Jarbinet si reca quindi presso Casterman che accoglie invece senza alcuna esitazione la sua proposta.

La serie debutta nel 2009, facendo, l’anno successivo, guadagnare a Jarbinet il premio come “Miglior album” al Festival di Tolosa e quello per la “Miglior sceneggiatura” al Festival di Chambéry (nella stessa edizione in cui l’italiano Giuseppe “Iko” Ricciardi vince nella categoria “Miglior rivelazione” per Tenebre, proposto da Mondadori Comics sulle pagine della collana “Fantastica”).

Anche se impegnato nella realizzazione del sesto volume di Airborne 44 e nell’insegnamento di Disegno all’Accademia René Defossez di Spa, in Belgio, Jarbinet ha trovato comunque il tempo per rispondere ad alcune domande che abbiamo voluto rivolgergli:

Airborne 44 è ambientato in Europa durante la Seconda Guerra mondiale. Come è nato il tuo interesse nei confronti di questo periodo storico?

Sono originario di un villaggio belga delle Ardenne, liberato dal 504esimo Reggimento Paracadutisti, facente parte della 82esima Divisione Aviotrasportata, che lo ha strappato alla Prima Divisione tedesca Panzer SS. Un’azione militare che si è svolta il 21 dicembre del 1944.

Quegli stessi soldati americani erano entrati a Napoli nel gennaio del 1944 e, poco più tardi, avevano partecipato allo sbarco di Anzio. Molti di loro sono morti quel 21 dicembre, dopo essere sopravvissuti a numerose battaglie in Sicilia e nel resto d’Italia.

Nel corso degli anni, ho potuto assistere al ritorno dei reduci al villaggio, vedendoli porsi in raccoglimento su quel campo di battaglia, uno dei peggiori mai visti in Europa nel corso del conflitto.

Cosa hai usato per la tua documentazione?

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Un tank Tigre Reale utilizzato dall’esercito tedesco durante la Seconda guerra mondiale

Ho utilizzato molte fonti ricavate da libri cartacei e in Rete (gli archivi americani, ecc.). Sono stato anche assai aiutato da Philippe Gillain, grande conoscitore della battaglia delle Ardenne e proprietario del Museo Storico Dicembre 44 de La Gleize, in Belgio (dove ho potuto vedere un autentico tank tedesco Tigre Reale 213). Philippe, oltre che referente, è diventato anche un mio grande amico.

Poi, è ovvio, ho visto film e documentari e ho contattato varie associazioni rivolte alla ricostruzione storica della Seconda guerra mondiale.

Quali tecniche artistiche stai adottando per realizzare le tavole della serie Airborne 44?

Lavoro ad acquerello direttamente sulla tavola originale, quindi non tengo separata l’inchiostrazione dei disegni dalla stesura del colore. Ciò dona maggiore dolcezza e armonia al risultato finale. Ed è assai più divertente da realizzare.

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Acquerelli per una tavola di “Airborne 44”

Cosa puoi dirci delle storie che racconti in Airborne 44? Quanto è finzione e quanto è realtà?

Ci tenevo inizialmente ad affrontare il tema della Shoah attraverso vicende di cui, ancora nel 2008 – anno in cui decisi di incominciare a lavorare alla serie – non si parlava molto. Poi, di lì a poco, alcuni documentari hanno incominciato a interessarsi a risvolti assai misconosciuti della Soluzione finale.

Inoltre volevo parlare di coloro che vennero poi definiti come i “malgrado-noi”, ovvero quegli uomini che abitavano nelle regioni germanofone del Belgio – e anche della Francia – e che erano stati arruolati di forza nell’esercito tedesco.

Oggi abito a quindici chilometri da quella parte del Belgio, dunque la conosco molto bene.

Quanto tempo ti occorre per completare un singolo album di Airborne 44? Puoi spiegarci il tuo processo creativo?

Mi ci vuole poco più di un anno per realizzare un volume completo. Faccio tutto: la sceneggiatura, i disegni e i colori. Prima di incominciare a lavorare sulla parte grafica scrivo tutta la sceneggiatura. Si tratta di una cosa per me essenziale. Non concepisco che qualcuno possa lanciarsi a disegnare una storia a fumetti senza che sia stata interamente scritta prima. Poi disegno le tavole nella precisa sequenza prevista dal racconto, una dietro l’altra.

Be’, ti comprendiamo. Del resto al Festival di Chambéry hai conseguito un importante premio proprio per la sceneggiatura del primo volume di Airborne 44 e quindi quale prova migliore di questa?

Ma consentici adesso di passare a un altro argomento: la serie che ti ha lanciato e che ti ha rivelato come una grande talento della bande dessinée è stata Memorie di cenere, un capolavoro, dal nostro punto di vista, che ti ha tenuto impegnato per dodici anni. Puoi spiegarci la tua scelta di saltare dal Medioevo del Duecento all’Età contemporanea?

Fin da quando ero bambino volevo assolutamente affrontare le due epoche storiche che amavo di più: il Medioevo e la Seconda guerra mondiale. Per me non cambia nulla nel passare da un’epoca all’altra. Se si è capaci di disegnare un cavallo, si è capaci, allo stesso modo, di disegnare una jeep o un carro armato.

Di fatto, quando si è disegnatori, bisogna essere in grado di visualizzare tutto, non importa cosa.

Detto questo, non sono una fan della fantascienza a fumetti. Ci sono delle ambientazioni e dei soggetti precisi ai quali preferisco applicarmi.

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Due tavole tratte da “Memorie di cenere” Layout per una tavola destinata al futuro sesto volume di “Airborne 44”

Dopo le esperienze di Memorie di cenere e di Airborne 44, cosa ti attende?

Al momento sono totalmente preso da Airborne 44. Non so ancora bene quanti libri riuscirò a tirare fuori da questo contesto narrativo. Tutto quello che so è che mi piace tantissimo scrivere storie che si svolgono durante i periodi di guerra. Può essere che un giorno sarò attratto da altri soggetti, ma, nell’attesa, sto lavorando al sesto capitolo della serie.

In definitiva, cos’è che ti piace narrare?

Ho sempre desiderato scrivere storie che mi fossero vicine. Anche se racconto una trama che si svolge nel Medioevo, deve contenere personaggi che posso comprendere e far vivere. I personaggi devono vivere situazioni che mi parlino, che per me rappresentino qualcosa.

Mi sono fermato con Memorie di cenere quando mi sono accorto che non avevo più nulla da dire attraverso quel soggetto storico. Sfortunatamente, quei libri editi dalla Glénat sono parzialmente esauriti e non sono stati più ristampati.

Allo stesso modo, fino a quando trarrò soddisfazione da Airborne 44, continuerò a esplorare quel periodo.

Ti ringraziamo per esserti trattenuto con noi, Philippe.

Grazie a voi per l’interesse che mostrate nei confronti del mio lavoro!

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