Al servizio di Ken Parker: l’arte di Giancarlo Alessandrini e di Bruno Marraffa

Anche se Ken Parker è una creazione grafica del disegnatore Ivo Milazzo – che è riuscito a fornire una storica e inimitabile interpretazione visiva a uno straordinario progetto letterario dello sceneggiatore Giancarlo Berardi – le sue avventure sono state tuttavia visualizzate con differente sensibilità anche da altri cartoonist di grande spessore. Ma i loro destini professionali oscillano tra la vasta fama e le pagine più recondite della storia del fumetto italiano.

Blog 11 giugno 2014 alle 11:50

MA-1Assicurare una periodicità regolare a una testata a fumetti mensile di 96 pagine che pubblica materiale originale e inedito, non ha mai rappresentato un’impresa facile da gestire. I creatori di una serie – e i disegnatori in particolare – per quanto volenterosi e veloci nell’esecuzione, non hanno la possibilità materiale di rispettare scadenze così serrate. Ed è per questo che gli editori impegnati a produrre format fumettistici di questo tipo, sono obbligati a radunare attorno a una specifica collana uno staff professionale in grado di fornirle una continuità quantitativa e qualitativa.

Nel caso di “Ken Parker” – la serie western di culto che Mondadori Comics vi sta proponendo in un’edizione con caratteristiche mai viste prima – la necessità del creatore grafico Ivo Milazzo di tirare il fiato sulle storie, soprattutto al fine di garantire standard artistici sempre più elevati, si manifesta già dopo il quinto episodio, Chemako, colui che non ricorda. All’avventura che vede Ken Parker accolto, privo di memoria, in una tribù di indiani Hunkpapa, fa, infatti, immediato seguito (sul terzo volume targato Mondadori Comics) Sangue sulle stelle, una detective story sui generis illustrata da Giancarlo Alessandrini.

La cover originale di "Ken Parker: Il Popolo degli Uomini" dipinta da Ivo Milazzo

La cover originale di “Ken Parker: Il Popolo degli Uomini” dipinta da Ivo Milazzo

Un intervento, quello del disegnatore marchigiano, che si ripete sul capolavoro marinaro Caccia sul mare (contenuto nel quinto volume della nuova edizione di “Ken Parker”), una drammatica odissea destinata a sfociare in un dittico composto dai capitoli Le Terre Bianche e Il Popolo degli Uomini, entrambi ambientati tra i ghiacci artici. Ed è proprio grazie all’ampio formato della collana lanciata da Mondadori Comics che molti vecchi aficionados della saga di Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo – gli appassionati irriducibili, sempre pronti ad accompagnare una moltitudine di nuovi lettori – hanno potuto riscoprire e apprezzare il tratto torbido e sanguigno del cartoonist Bruno Marraffa. Quasi una rivalutazione a posteriori di un autore le cui tavole – dense di tratteggi e di ombreggiature – risultavano fin troppo penalizzate dai precedenti formati.

Ma i percorsi professionali di Alessandrini – che sul settimo volume di “Ken Parker” ha illustrato il gustoso e brillante Ranchero! – e quello di Marraffa – disegnatore, sull’ottavo tomo, del duro e violentissimo Butch l’implacabile – hanno conosciuto diverse fortune.

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Bruno Marraffa

Romano, classe 1935, Marraffa esordisce nel mondo del fumetto nel 1961, realizzando il lettering di “Kriss”, una pubblicazione della veneziana Edizioni Bucintoro che vede come protagonista un epigono di Tarzan ideato dai fratelli Ennio e Miro Missaglia.

Trasferitosi all’estero, vive per diversi anni in Inghilterra dove collabora con la spagnola Bardon Press, una florida agenzia che produce personaggi e storie a fumetti per il mercato britannico. È così che inizia il suo impegno sulla serie grottesca Cosa hai fatto in guerra, papà?, inserita all’interno del magazine “Lion”, un successo editoriale per ragazzi (noto, tra l’altro, per aver lanciato sulle sue pagine l’eroe fantascientifico Dan Dare) della leggendaria Fleetway. Disegna, inoltre, per il periodico settimanale “TV Century 21” – incentrato sulle creazioni in “Supermarionation”di Gerry e Sylvia Anderson – alcune trasposizioni a fumetti del serial fanta-avventuroso Supercar e del comedy-show demenziale americano Get Smart.

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Il “tarzanide” Kriss Uno special annuale del magazine britannico “TV Comics 21” Rubriche e fumetti all’interno del magazine “TV Comics 21”

Nel 1971, pur continuando a portare avanti per un breve periodo i suoi impegni con le publishing house inglesi, Marraffa rientra in Italia dove incomincia a lavorare dapprima per la Edizioni Bianconi (che oltre a personaggi comici come Geppo e Nonna Abelarda propone anche collane avventurose) e in seguito, a partire dal 1973, per la Edifumetto (poi Ediperiodici) del poliedrico Renzo Barbieri, specializzata nella produzione di albi horror, noir e fantasy ad altissimo contenuto pornografico (“Jacula”, “Zora”, “Sukia”, “Isabella”, “Biancaneve”, “Goldrake”. ecc.), ma anche di serie oggi considerate come capolavori del fumetto italiano, come “Necron”, “Lo Sconosciuto”, “La Compagnia della Forca” e “I Briganti”, tutte nate dall’estro narrativo e grafico di Magnus.

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La fantascienza erotica di “Zordon” “I sanguinari” serie antologica di tascabili editi da Renzo Barbieri

Lo stile plastico e carnale di Marraffa ben si adatta a illustrare i racconti erotici e morbosi che compaiono su albi tascabili come “Lo Scheletro”, “Il Vampiro”, “I Sanguinari”, “I Notturni”, “Zordon”. Ma anche su “Zan della jungla”, un ennesimo tarzanide che il disegnatore romano rappresenta con un dinamismo degno di un Joe Kubert, in tavole molto mosse e articolate.

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Il “tarzanide” Zan in una vignetta di Bruno Marraffa Una cover della collana “Zan della Jungla”

È tuttavia con la Cepim – oggi Sergio Bonelli Editore – che Marraffa raggiunge la sua maturità artistica. Per “Ken Parker” – personaggio che gli resta tutt’ora nel cuore e che amava disegnare – illustra dieci episodi tra quelli più crudi e drammatici, mentre su “Mister No” si mette in luce con due storie, in particolare. Una, La fortezza perduta, scritta da Alfredo Castelli, che fa da apripista alle tematiche affrontate di lì a poco dallo sceneggiatore milanese su “Martin Mystère”; l’altra, La Casa di Satana, ideata da un Tiziano Sclavi folgorato dalla visione di due capolavori cinematografici del paranormale: Scanners di David Cronenberg e Fury di Brian De Palma.

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Tavole originali di “Ken Parker” disegnate da Bruno Marraffa

I rapporti con la Cepim si interrompono, però, bruscamente e Marraffa torna alla Ediperiodici, illustrando, al contempo, libri scolastici e classici per ragazzi. Scomparso purtroppo ormai da decenni dalle scene fumettistiche, il disegnatore capitolino, alle soglie degli ottant’anni, conduce oggi una vita tranquilla e ritirata vicino Venezia.

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Un albo di “Mister No” contenente una storia realizzata da Tiziano Sclavi e Bruno Marraffa © Sergio Bonelli Editore Una tavola originale di “Mister No” realizzata da Bruno Marraffa (da notare le correzioni apportate dal disegnatore) © Sergio Bonelli Editore
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Mister No deve vedersela con uno “scanner” in una storia scritta da Tiziano Sclavi e disegnata da Bruno Marraffa © Sergio Bonelli Editore Bruno Marraffa disegna una storia di Mister No a sfondo fantascientifico scritta da Alfredo Castelli (vignetta tratta dall’edizione croata) © Sergio Bonelli Editore
Una vignetta di Mister No disegnata da Marraffa (nella traduzione croata) © Sergio Bonelli Editore

Una vignetta di Mister No disegnata da Marraffa (nella traduzione croata) © Sergio Bonelli Editore

Giancarlo Alessandrini

Giancarlo Alessandrini

Tutt’altro discorso, invece, per Giancarlo Alessandrini, nato a Jesi nel 1950, che si ritrova, a soli ventidue anni, nella redazione de “Il Corriere dei Ragazzi” a disegnare serie sceneggiate dal grande Mino Milani, come Il Maestro e Lord Shark. Un lavoro, quest’ultimo – un’epopea coloniale ambientata nel 1880 – che attira l’attenzione di Sergio Bonelli e che gli fa ottenere, nel 1977, l’incarico di illustrare, su testi di Alfredo Castelli, L’Uomo di Chicago, vicenda hard-boiled contenuta nella leggendaria collana “Un uomo, un’avventura”.

Il rapporto con la Cepim si consolida pian piano: prendendo a modello gli stili di Hugo Pratt e di Dino Battaglia, mutuando la sensibilità per gli scenari western da Gino D’Antonio, assorbendo la lezione di cartoonist espressionisti come Frank Robbins e Alex Toth, scoprendo la carica rivoluzionaria di Jean Giraud/Moebius, Alessandrini si lancia a disegnare “Ken Parker”, per il quale visualizza alcuni degli episodi più intensi ed epici:

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“Lord Shark” di Mino Milani e Giancarlo Alessandrini “L’Uomo di Chicago” (collana “Un uomo, un’avventura”) di Alfredo
Castelli e Giancarlo Alessandrini © Sergio Bonelli Editore

“Fu un periodo molto stimolante e carico di novità,” ha avuto modo di dichiarare l’artista nel corso di un’intervista rilasciata ad Alessandro Olivo, titolare del sito amatoriale “Chemako”, dedicato a Ken Parker. “All’inizio il formato bonelliano e il genere western, che non avevo mai fatto, mi crearono qualche difficoltà ben presto superata. Berardi era sì esigente ma per contro bravissimo e i suoi soggetti talmente belli e commoventi da far superare ogni cosa. Secondo me essere esigenti non è un difetto. In genere le persone serie sono innanzitutto esigenti con se stesse e di conseguenza pretendono altrettanto dai collaboratori.”

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Giancarlo Alessandrini disegna Ken Parker nell’episodio “Sangue sulle stelle” Una tavola originale di Alessandrini tratta dal ventottesimo episodio
di “Ken Parker”

Ed è dopo qualche anno che il cartoonist viene chiamato da Alfredo Castelli a creare i model sheet della fortunata collana “Martin Mystère” di cui diventa a tutti gli effetti il creatore grafico.

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Una cover di “Martin Mystère” Martin Mystère e il suo assistente Java in un’illustrazione di Alessandrini Un’illustrazione di Alessandrini per “Martin Mystère” Una tavola originale di Alessandrini tratta da un episodio di “Martin Mystère”

Martin Mystère © Sergio Bonelli Editore

Nel 1990, grazie al graphic novel L’Uomo di Mosca, pubblicato in Italia dalla ACME e in Francia da Bagheera, il tratto di Alessandrini subisce una trasformazione che lo fa avvicinare alla ligne claire della bande dessinée transalpina. Si rafforza, inoltre, il suo rapporto con lo sceneggiatore Roberto Dal Pra’, col quale imbastisce, sulle riviste “Splatter” e “Mostri”, alcuni racconti horror autoconclusivi nonché, sulla rivista “L’Eternauta”, il breve ciclo di Anastasia Brown, il cui protagonista è un ambiguo e disturbante detective privato che soffre di colite spastica.

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La prima e la seconda edizione italiana de “L’Uomo di Mosca” di Roberto Dal Pra’ e Giancarlo Alessandrini Cover della raccolta italiana dei racconti di “Anastasia Brown” di Roberto Dal Pra’ e Giancarlo Alessandrini

Nel decennio che conduce al 2000 – all’inizio del quale viene insignito a Lucca del Premio Yellow Kid – Alessandrini, oltre a proseguire il suo impegno su “Martin Mystère” – di cui è tutt’oggi copertinista, dopo più di trent’anni – si dedica anche a “Zona X”, spin-off antologico della testata curata da Castelli. Oltre a realizzarne le cover, il disegnatore marchigiano forma un sodalizio con lo sceneggiatore Vincenzo Beretta, da cui scaturiscono serie d’ispirazione fantasy come Magic Patrol e Oltremare, quest’ultima diretta al mercato francese con l’etichetta Albin Michel. Ed è sempre nell’ambito dell’industria francofona che vengono realizzati – su sceneggiature di Claude Moliterni – tre volumi legati al franchise di Indiana Jones editi da Bagheera.

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Due cover di “Oltremare, la serie fantasy di Vincenzo Beretta e Giancarlo Alessandrini pubblicata in Francia da Albin Michel Una cover della collana antologica “Zona X” © Sergio Bonelli Editore Due tavole tratte dalle avventure di Indiana Jones realizzate da Claude Moliterni e Giancarlo Alessandrini © Bagheera

Nel 2004, su sceneggiatura di Paola Barbato, esce Il senza nome, albo gigante di “Dylan Dog” mentre, nel 2006, è la volta di Canyon Dorado, un volume speciale di “Tex” scritto da Claudio Nizzi:

“Forse non potrei sostenere lo stress di disegnare sempre Tex,” ha spiegato Alessandrini, sempre durante l’intervista a Olivo, “ma una tantum non è stato niente male. Si è trattata di un’occasione prestigiosa di cui vado orgoglioso, non fosse altro che per i 2.500 cavalli che ho disegnato… Mi sono preso la briga di contarli e gira voce che anche Sergio Bonelli abbia avuto a che dire con Nizzi per il numero spropositato di cavalli che ero stato costretto a disegnare. Per fortuna avevo alle spalle l’esperienza di “Ken Parker” e in questo caso il detto «impara l’arte e mettila da parte» calza a pennello.”

Mentre prosegue la corsa di “Martin Mystère”, l’ultimo lavoro di Alessandrini per l’editoria francese è il capitolo conclusivo di Quintett, ambizioso thriller storico-filosofico concepito dallo sceneggiatore Frank Giroud, già autore de Il Decalogo, caso editoriale dei primi anni Duemila.

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Alessandrini disegna Dylan Dog su testi di Paola Barbato © Sergio Bonelli Editore “Canyon Dorado”, albo speciale di Tex scritto da Claudio Nizzi e disegnato da Alessandrini © Sergio Bonelli Editore Il quinto volume del thriller storico-filosofico “Quintett, disegnato da Alessandrini su sceneggiature di Frank Giraud © Dupuis

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