Alix: la storia editoriale e la cronologia narrativa

Mentre la collana integrale di “Alix” targata Mondadori Comics giunge al suo secondo numero – intitolato “Il figlio di Spartaco” – ripercorriamo le origini e l’evoluzione editoriale del personaggio, spiegando perché abbiamo deciso di pubblicare la serie a partire da uno dei suoi picchi qualitativi e non dalle sue avventure d’esordio.

Blog 23 settembre 2015 alle 12:14

Era il 16 settembre del 1948 quando sul numero 38 de “Le journal de Tintin” venne pubblicata la prima puntata di Alix l’intrepido, avventura d’esordio del biondo eroe gallo-romano ideato dall’allora ventiseienne cartoonist belga Jacques Martin.

All’epoca il periodico a fumetti prodotto dalle Éditions du Lombard aveva come numi tutelari due connazionali di Martin: Georges Remi, al secolo Hergé, creatore del giovane giornalista e avventuriero che dava il titolo alla rivista, e Edgar P. Jacobs, che, dopo aver contribuito a lungo alla rifinitura grafica delle prime storie di Tintin, aveva deciso di dedicarsi in esclusiva alla realizzazione di opere proprie, avviando il fortunatissimo ciclo mystery di Blake e Mortimer.

Hergé, Jacobs e Martin divennero così gli esponenti fondatori di quella che sarebbe stata conosciuta come “La scuola di Bruxelles”, antesignana della seminale tendenza artistica della bande dessinée destinata a divenire nota come Linea Chiara.

Ad Alix l’intrepido – dove fa il suo ingresso in scena pure il greco Arbace, agente al servizio di Pompeo e primo arcinemico del protagonista – seguirono La sfinge d’oro (1949) – in cui Alix incontra per la prima volta il suo amico egiziano Enak – e L’isola maledetta (1951), con puntate che continuavano ad apparire con ritmo costante sulle pagine de “Le journal de Tintin”. Si tratta di storie avvincenti, che guardano ai feuilleton ottocenteschi di Alexandre Dumas, ma che, dal punto di vista del linguaggio fumettistico possono apparire oggi un po’ datate: le tavole sono strutturate su quattro strisce regolari e propongono tantissime vignette affastellate, le didascalie e i dialoghi sono preponderanti, le inquadrature peccano di staticità e di ripetitività, indugiando su angolazioni piuttosto fisse.

Nulla da dire sulla forza dei personaggi e sulle belle trovate narrative – il cui fascino rimane inalterato – ma è indubbio che il lettore del XXI secolo, abituato ad altri ritmi e scansioni, potrebbe rimanere interdetto, qualora privo di opportuni strumenti cultuali e di decodifica, dinanzi a una sequenza di opere basate su un gusto ben diverso da quello attuale.

Dopo circa tre anni di attesa, nel 1955, incominciò a essere serializzata La tiara di Oribal, quarta avventura di Alix, in cui Martin – che nel frattempo aveva inaugurato anche “Lefranc”, una serie d’ambientazione contemporanea – palesava una nettissima evoluzione nello stile e nella padronanza dello storytelling, una cura del dettaglio, un’attenzione certosina alla realtà storica destinate a crescere in maniera esponenziale negli episodi successivi.

Le aumentate esigenze di documentazione, il lavoro sempre più accurato sui testi e sui disegni e – al contempo – l’avvio di un nuovo impegno professionale che lo avrebbe visto affiancare Hergé nello sviluppo grafico delle avventure di Tintin, condussero Martin a diluire ulteriormente le uscite della serie di Alix.

La quinta e la sesta avventura, L’artiglio nero – ambientata in Nord Africa – e Le legioni perdute – incentrata su una violenta e sanguinosa sollevazione gallo-germanica contro le truppe di Giulio Cesare – vennero proposte al pubblico a cavallo tra il 1958 e il 1963, generando, tra l’altro, in Francia, numerose polemiche e censure. La prima venne, infatti, tacciata di veicolare una critica sotterranea alle ragioni politico-militari che avevano condotto alla coeva Guerra in Algeria, mentre la seconda fu accusata di diffondere – alla vigilia dei grandi moti di massa sociali e studenteschi che sarebbero culminati nel Sessantottomessaggi di odio e di violenza.

La piena maturità concettuale, grafica e testuale di “Alix” ebbe inizio, però, con L’ultimo spartiato – storia pubblicata originariamente tra il 1966 e il ’67 – dove Martin approfondisce il ritratto psicologico del protagonista principale e dei personaggi di contorno. A essa fecero seguito, tra la fine degli anni Sessanta e la prima metà degli anni Ottanta, dodici episodi che inglobano al meglio le caratteristiche fondanti della serie (azione, thrilling, mystery, avventura, esplorazioni geografiche, rigore storiografico) e l’espressività tecnica, grazie a tavole fondate su “gabbie” tanto ordinate quanto ricche di variazioni, da inquadrature cariche di dinamismo e da un disegno capace di passare, senza soluzione di continuità, dal semplice primo piano alla visualizzazione di scene di massa, su sfondi ambientali esotici, vertiginosi, spettacolari.

Un periodo d’oro, insomma, che conobbe il suo culmine ne Lo spettro di Cartagine, graphic novel al quale, dopo la sua pubblicazione a puntate su rivista e la successiva raccolta in album, venne assegnato il Premio come Miglior Opera Realistica al Festival di Angoulême del 1978.

Non è un caso, quindi, che noi di Mondadori Comics abbiamo deciso di intraprendere la pubblicazione in traduzione italiana di “Alix” proprio a partire dai volumi riconducibili a una delle fasi più elevate e significative dell’arte narrativa e grafica di Martin. Una scelta ben meditata che il carattere autoconclusivo dei singoli episodi della serie e l’assenza di una continuity significativa tra una vicenda e l’altra, ha reso ancora più agevole nella sua obbligatorietà.

Quando, infatti, ci si trova di fronte all’arduo compito di proporre una collana con quasi sette decenni di pubblicazioni alle sue spalle (da notare che La tomba etrusca, il libro che ha inaugurato la nostra iniziativa editoriale, è uscito il 16 settembre, a sessantasette anni esatti di distanza dalla comparsa della prima puntata di Alix l’intrepido su “Le journal de Tintin”), diventa per forza di cose necessario presentare per prime al pubblico le storie che ne condensano il potenziale qualitativo, senza generare fraintendimenti di sorta su ciò che lo attenderà.

A meno di non rivolgersi fin dall’inizio a un pugno di lettori già esperto e di nicchia, nessun editore avveduto può pensare di far uscire nelle edicole, nelle librerie, nelle fumetterie e negli store online una serie dalla lunga vita editoriale, soggetta a evoluzioni e trasformazioni di rilievo, partendo dalle prime storie. Può farlo solo se i paletti narrativi presenti in esse lo costringono ad agire diversamente.

Blueberry di Jean-Michel Charlier e Jean Giraud, per esempio, va per forza di cose pubblicato a partire dal primissimo episodio, seguendo un rigoroso ordine cronologico, poiché la continuity che lega un capitolo all’altro è stringente. Anche se la vera, personale arte di Giraud e la verve letteraria di Charlier esplodono solo in seguito, risulta impossibile fare altrimenti. Discorso diametralmente differente, invece, per classici come Tintin, Asterix, Ric Roland, Michel Vaillant, ecc., dei quali è possibile proporre le avventure secondo un ordine che può miscelare quelle più mature e moderne con quelle più acerbe e meno sofisticate.

La tomba etrusca

Alix n. 1
2,90 € 2,90 €

Il figlio di Spartaco

Alix n. 2
15%6,90 € 5,86 €

Mondadori Comics può pertanto avvalersi della fortunata possibilità di proporre in Italia “Alix” con una modalità sincronica, partendo dai capitoli che hanno consolidato la mitologia del personaggio e recuperando in un secondo momento – intercalandoli con gli episodi degli anni Novanta e del primo decennio del Duemila – quelli in cui Martin non poteva mostrarsi ancora al suo apice.

Una possibilità che ci ha consentito di inserire senza problemi anche una numerazione progressiva sulla costoletta. Un elemento fondamentale per non confondere gli acquirenti, i quali, giustamente, sono spesso semplici lettori che vogliono godersi delle storie di ottima fattura in un’edizione soddisfacente, senza badare a cronologie editoriali e narrative tutt’altro che essenziali, come in questo caso.

Di fatto, i numeri progressivi in costoletta forniscono la certezza al lettore comune di non aver saltato nessun albo della collana, oppure, qualora si trovasse a dover colmare il vuoto di un mancato acquisto, di risalire subito al titolo assente dalla sua collezione. D’altro canto, l’appassionato hardcore possiede tutti gli strumenti per muoversi con disinvoltura tra i volumi, sapendo riconoscere al volo la sequenza storica dei titoli, al di là dell’ordine numerico proposto dall’edizione italiana.

Oltretutto, dal punto di vista narrativo, diverse avventure di Alix hanno non di rado bypassato l’esatta scansione cronologica degli eventi, andandosi a inserire, nella loro successione editoriale, all’interno di spazi inediti situati tra storie pubblicate in precedenza.

Già ne Il Cavallo di Troia – il primo episodio della serie a vedere la luce, nell’edizione transalpina, direttamente in volume, senza previa serializzazione su rivista – la partecipazione e la vittoria di Alix ai Giochi Olimpici greci avviene chiaramente in un arco temporale collocato a ridosso di vicende mostrate in album immediatamente precedenti.

Tra il 1988, anno d’uscita de Il Cavallo di Troia, e il successivo Oh, Alessandria trascorsero, poi, quasi due lustri durante i quali Martin, sofferente di una grave malattia agli occhi e ormai impossibilitato a impugnare matite e chine, dovette alfine affidarsi a uno stuolo di collaboratori (gli sceneggiatori François Mangoval e Patrick Weber; i disegnatori Rafael Moràles, Marc Henniquiau, Cédric Hervan, Christophe Simon e Ferry) che lo aiutarono a portare avanti la serie fino al 2009, anno della sua scomparsa. Come da tradizione, tutti albi autoconclusivi e spesso tesi a inquadrare al meglio, in maniera spigliata e non pedante, fatti storici reali, ma incentrati su momenti diversi, spostati avanti o indietro nel tempo, del percorso esistenziale fittizio di Alix.

Nel frattempo, sempre a partire dal ’96, aveva preso il via anche uno spin-off didattico illustrato, Les voyages d’Alix, destinato a conoscere ampia fortuna (può vantare al momento ben trentacinque volumi, più della collana madre, che viaggia verso i 34 episodi), affiancato, per breve tempo, da Alix raconte, dedicato alle biografie a fumetti di tre grandi personaggi dell’antichità: Alessandro il grande, Cleopatra e Nerone.

Nel 2010, l’italo-belga Marco Venanzi è stato il primo a farsi carico di proseguire la serie di Alix con un album, Il testamento di Cesare, basato su vicende avvenute chiaramente prima de L’iberico, un’avventura pubblicata tre anni prima e alla quale erano seguiti, tra il 2008 e il 2009, altri due titoli – I demoni del Faro e La città inghiottita – contraddistinti da ulteriori dislocazioni spazio-temporali, non lineari rispetto a quanto si era visto in precedenza sulla serie. In seguito, tra il 2011 e il 2014, sono usciti quattro volumi, di cui solo due – L’ultima conquista e Britannia – in stretta successione cronologica e da leggere, quindi, l’uno di seguito all’altro.

Nel frattempo, nel 2013, è nato un ulteriore spin-off, Alix Senator (presentato da Mondadori Comics sulla collana “Prima”) che ci ha trasportato nel futuro di Alix, mostrandocelo cinquantenne, nelle vesti di senatore, ancora a stretto contatto con Cesare Ottaviano Augusto, suo amico di gioventù ormai assurto al soglio imperiale.

L’evoluzione cronologica di Alix continua, comunque, ad appassionare gli estimatori dell’opera di Martin, che non mancano di esprimere le loro opinioni, le loro deduzioni e le loro scoperte su molti forum di discussione. Noi, di certo, non mancheremo di tornare altre volte sull’argomento, man mano che i volumi che compongono la collana prenderanno posto sugli scaffali delle vostre biblioteche.

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