Alla (ri)scoperta di “Helldorado”, capolavoro grafico di Ignacio Noé

Pubblicato sul decimo numero della collana “Fantastica”, la saga ucronica di Helldorado ha suscitato grande interesse, ma anche interrogativi e strane perplessità. L’iperrealismo storico e grafico della vicenda può impedire, infatti, di coglierne subito la potente e allegorica sostanza fantasy.

Blog 1 luglio 2015 alle 12:00

Helldorado

Fantastica n. 10
14,99 € 14,99 €
Un’isola collocata nell’oceano Atlantico, di fronte alle coste del Sud America; una sanguinaria civiltà autoctona che pratica i selvaggi rituali tipici delle culture azteche; un manipolo di feroci conquistadores che perpetra atroci massacri contro le popolazioni locali; un morbo terrificante e sconosciuto che miete indiscriminatamente vittime tra indios ed europei: questo sono gli elementi chiave che caratterizzano Helldorado, l’inquietante e grottesco graphic novel pubblicato sul decimo numero di “Fantastica”.

Il volume – attualmente disponibile nelle librerie, nelle fumetterie e negli store online – vede come protagonisti due ragazzi nativi dell’isola, Datchino e Hutatsu, veri e propri picari ripudiati dalla loro stessa gente; Initsiii, una gentile principessa che ha deciso di dedicare la sua vita alla cura degli infermi, e il capitano Abatirso, fanatica guida di un contingente militare spagnolo i cui soldati sono stati ribattezzati matadores (“uccisori”) da quegli indigeni che, dopo aver assistito al loro sbarco, si sono arroccati nella monumentale città di El Siyan.

La tre cover originali di “Helldorado” © Casterman Morvan/Dragan/Noé

Raccontato così sembrerebbe, di fatto, un soggetto adatto a “Historica”, la collana antologica di Mondadori Comics incentrata su fatti e scenari storici accuratamente documentati. Eppure la vicenda concepita dagli sceneggiatori Jean-David Morvan (scrittore, tra l’altro, anche dell’action-thriller SpyGames, proposto sulla collana “Prima”) e Miroslav Dragan (nome d’arte di Michel Dufranne), con l’eccelso e fondamentale contributo grafico dell’argentino Ignacio Noé, mostra fin dall’inizio un andamento dissonante rispetto alla verità accertata della conquista delle Americhe.

Dal punto di vista tematico, iconografico ed estetico, Helldorado parrebbe debitore, in vari modi, di film come Mission di Roland Joffé, Aguirre, Furore di Dio di Werner Herzog, ma soprattutto Apocalypto di Mel Gibson. Tuttavia, Morvan, Dragan e Noé nella loro storia rendono il tutto più grottesco, surreale, psichedelico. Il duro e violento realismo si carica di un’aura visionaria che già di per sé sfocia nei territori del fantastico.

I crudeli costumi aztechi e l’efferata mentalità dei conquistadores si trasformano, così, in uno specchio deformante dei valori di convivenza del genere umano. Immergendosi tra le pagine di Helldorado, il lettore ha l’impressione di essere stato trascinato in un osservatorio puntato su qualche lontano pianeta abitato da incomprensibili razze aliene.

Una sensazione di straniamento che monta dinanzi all’allucinante e pietoso spettacolo di un’epidemia che sta falcidiando la popolazione umana presente sull’isola. Un’epidemia generata da microrganismi non veicolati oltreoceano dagli europei – così come avenuto nella tragica realtà storica – ma caratteristici del luogo. Un morbo che sembra condensare sintomi della peste e del virus ebola e al quale sia i conquistadores che i siyaniti cercano coi mezzi più aberranti – sacrifici umani, esprimenti su prigionieri, mefitiche pozioni ricavate da sangue di neonato – di trovare una cura.

Una ricerca spasmodica e terrificante, portata avanti con l’ausilio di macchinari kafkiani, tanto credibili quanto bizzarri e “impossibili” per quellì’epoca, all’interno dei quali i corpi umani finiscono orrendamente maciullati o annichiliti dalle fiamme.

Ma è il sorprendente finale a chiarire quanto il mondo descritto in Helldorado possa essere lontano anni luce dal nostro, lasciando presagire un corso degli avvenimenti assai diverso da come lo abbiamo studiato sui testi storiografici.

Sono molto critico nei confronti della conquista spagnola delle Americhe. È difficile accettare la crudeltà, anche ponendola in una prospettiva storica. Questo non implica idealizzare i vinti. La crudeltà, l’ambizione e l’esercizio del potere sono purtroppo tratti distintivi di ogni essere umano. Jean-David Morvan aveva intenzione di mostrare la vicenda in questi termini ed è così che me l’ha descritta in una email. Un punto di vista che sposo in assoluto.

Ignacio Noé

Ignacio Noé

“Nello specifico di Helldorado, mi sono reso conto che, contrariamente a quanto pensavo all’inizio, il fatto che vivessi in America forniva al racconto una connotazione particolare. Benché le culture che vi ritraggo siano lontane dal mio Paese, esse fanno parte di un immaginario comune a tutta l’America Latina.”

A parlare – in un’intervista del 2006 al blog francese IDDBD – è Ignacio Noé, classe 1965, artista originario di Escobar, una città che si trova cinquanta chilometri a nord di Buenos Aires.

Il poliedrico Noé è un esponente di terza generazione di quella scuola argentina del fumetto e dell’illustrazione che è riuscita a dare al mondo geni artistici assoluti come José Luis Salinas, Alberto ed Enrique Breccia, Francisco Solano López, José Muñoz, Carlos Nine, Roberto Mandrafina, Juan Giménez, Oscar Chichoni, Carlos Gomez.

Ho incominciato a disegnare quando ero molto piccolo,” ha spiegato Noé, stavolta agli intervistatori del blog della casa editrice sudamericana La Duendes: Historieta Patagónica. “Ho sempre disegnato. Quando compii otto anni mi fecero frequentare un laboratorio specifico di disegno e pittura. Lì appresi tecniche distinte e fui molto stimolato.

Il mio gusto per l’historieta [“fumetto” in idioma argentino, N.d.R] mutava a seconda dell’età, fino a quando vidi la rivista ‘Súperhumor’ e la prima stagione del magazine ‘Fierro’, sulle cui pagine conobbi disegnatori come Enrique Breccia e Mandrafina. Catturarono subito il mio interesse, facendomi scoprire una profondità nel disegno e nelle storie che non avevo mai conosciuto.”

Cover di Ignacio Noé adottate dalla rivista “L’Eternauta”

In quel periodo stavo facendo il servizio militare e mi capitò di fratturarmi un dito del piede mentre giocavo a calcio. In pratica, non potendo stare di guardia, fui costretto a rimanere per due mesi chiuso in casa. Così, quando ‘Fierro’ lanciò un concorso per nuovi disegnatori, preparai, assieme a un mio amico che scrisse le sceneggiature, tre brevi storie a fumetti. Ne venne selezionata una che fu pubblicata sul supplemento ‘Oxido’ e questo mi aprì le porte della redazione, alla quale ebbi la possibilità di proporre altro materiale.”

“Il protettore” © Eredi Barreiro/Noé

Il sogno di Noé era quello di realizzare le copertine di “Fierro”, molte delle quali erano state firmate dall’immenso Oscar Chichoni, straordinario ideatore di luoghi e personaggi fantasy e fantascientifici. Tuttavia tale desiderio potè prendere corpo solo grazie all’intermediazione di Ricardo Barreiro, uno dei più grandi sceneggiatori mai espressi dal fumetto argentino. Fu questi a comprendere per primo il talento dell’artista di Escobar, spingendolo a diventare un professionista regolare e poliedrico, capace di dedicarsi sia all’illustrazione pura che al fumetto.

Grazie alle collaborazioni che negli anni Ottanta del secolo scorso, Barreiro intratteneva in esclusiva con l’Italia, le prime storie professionali di Noé videro la luce proprio nel nostro Paese. Fu sul settimanale “Lanciostory”, pubblicato dall’allora Eura Editoriale (oggi Editoriale Aurea), che apparve Il protettore, noir fantascientifico a puntate contraddistinto da un bruciante bianco e nero. Sulla rivista “Comic Art” edita da Rinaldo Traini venne invece presentato il graphic novel a colori, di genere distopico, L’uomo sotterraneo.

“Il convento infernale” © Eredi Barreiro/Noé

“All’epoca feci un viaggio in Italia,” prosegue Noé, “e ottenni così l’incarico di realizzare – su sceneggiatura e testi di Barreiro – un fumetto erotico per la rivista ‘Blue’, fondata e diretta da Francesco Coniglio. Ricardo e io portammo a termine il primo capitolo, ma poi i contatti vennero meno. Di lì a poco nacque la rivista spagnola ‘Kiss’ e siccome avevamo questo materiale già pronto, lo mostrammo ai redattori, ai quali piacque. Ci chiesero solo di renderlo un po’ più hard. Nacque così Il convento infernale, l’ultimo lavoro che feci con Ricardo prima che scomparisse prematuramente.”

Il convento infernale è un’opera sulfurea, improntata su una rappresentazione spinta, grottesca e disturbante del sesso e della sensualità, dove una spietata e agghiacciante satira antireligiosa si innesta su orripilanti suggestioni lovecraftiane. E fu grazie a essa che Noé ebbe modo di salire per la prima volta alla ribalta come superlativo artista del genere erotico, capace di rivaleggiare con maestri del calibro di Milo Manara e Paolo Eleuteri Serpieri. Una talentuosa capacità che gli è valsa prestigiosi riconoscimenti internazionali.

Nonostante tutto, Noé sembra considerare questo aspetto della sua carriera quasi marginale, ritenendolo rivolto a un pubblico estremamente settoriale e a un giro di lettori limitato.

Se dovessi indicare quali sono i lavori che esemplificano il mio percorso artistico, direi tre copertine in particolare che feci per ‘Fierro’ in maniera autonoma, senza suggerimenti e bozzetti ideati dalla redazione. Furono fondamentali per la determinazione di temi e motivi miei personali e per il modo in cui incominciai a impiegare le tecniche in acrilico. Si tratta di tre illustrazioni intitolate, rispettivamente, Nave con aironi, La sposa promessa e Biologo.

Poi ci sono i libri incentrati sull’adattamento di alcuni grandi classici della letteratura per ragazzi che feci per la rivista ‘Genios’. Un lavoro interessantissimo che giunse nelle biblioteche dei più piccoli e che mi servì per specializzarmi nell’uso dell’acquerello.

25Per quanto riguarda, infine, il fumetto, posso citare il volume Exposición e i tre capitoli di Helldorado. Penso che sia il massimo che io abbia mai raggiunto in due generi ben distinti.”

Ma cos’è che spinge Noé a lanciarsi nella produzione di un libro? L’artista lo spiega sulla rivista online The ArtZine: Incomincio un fumetto a partire da alcune immagini che considero in qualche modo forti o misteriose e provo a scoprire che storia celano Capisco di avere un feeling speciale con immagni che possiamo definire sublimi, che contengono qualcosa di fortissimo o di enorme.

Quando lavoro con uno sceneggiatore, prima leggo una storia e poi vado in cerca di un sacco di documentazione. Archivio ciò che reperisco in cartelle con diversi soggetti e me li guardo svariate volte. Quindi abbozzo solo pochi sketch dei personaggi o dei luoghi (questo è un mio grande difetto, adesso sto cercando di disegnare un maggior numero di schizzi) e realizzo il layout delle tavole. Faccio diversi schizzi delle pagine sul computer e poi le ricopio su un foglio di carta (un Fabriano da disegno, numero 5) se ho intenzione di proseguire con lacquerello, così come ho fatto con Douce Tiede & Parfumée, un progetto del quale sono molto entusiasta, sospeso tra il fiabesco e lo steampunk, che sto portando avanti per Glénat in veste di autore unico. Altrimenti continuo il lavoro sul computer, come ho fatto con Helldorado.

Le tecniche con le quali do forma al colore sono mutate di epoca in epoca. Sono partito con lolio e in seguito ho adottato lacrilico, lacquerello e il digitale. Adesso sto riscoprendo lolio. Ma se devo scegliere, preferisco lacrilico e lacquerello.

Shop

News correlate

I Maestri Inquisitori 3: Alla luce del caos, 29° volume di Fantastica

Anteprima 27 gennaio 2017

Nelle edicole, fumetterie, librerie e online dal 31 gennaio 2017

Leggi tutto »

Stefano Raffaele a Lucca Comics & Games 2016

Eventi 17 ottobre 2016

In attesa di incontrarlo vi proponiamo alcune immagini della saga di “Prometeo”.

Leggi tutto »

Altre News

Airborne 44 – Edizione Integrale

Anteprima 18 settembre 2017

Disponibile in edicola, libreria, fumetteria e online dal 22 settembre

Leggi tutto »

Monet, nomade della luce

Anteprima 12 settembre 2017

La storia del padre dell’Impressionismo in un fumetto inedito a colori

Leggi tutto »