Alle origini di Hammer, tra Fuga da New York, Matrix e anime giapponesi

L’imminente, attesissima uscita del primo numero di “Hammer”, prevista per il 18 luglio, ci fornisce l’opportunità di inaugurare un ampio ciclo di appuntamenti con gli ideatori di questa saga sci-fi di culto. Incominciamo con Riccardo Borsoni, Marco Febbrari, Giancarlo Olivares e Majo, autori delle due storie che troverete nell’albo di esordio della collana.

Blog 16 luglio 2014 alle 12:00

1404912001hammer_cover_.1Una saga fantascientifica troppo in anticipo sui tempi: è questa la definizione con la quale la critica e il pubblico sono stati soliti descrivere per vent’anni “Hammer”. Ed è per questo che oggi la riedizione in tredici uscite mensili di questa serie di culto, voluta da Mondadori Comics secondo standard produttivi del tutto nuovi e originali, assume diversi significati: di controprova, di valorizzazione, di riscatto e – perché no? – di orgoglio. Perché riportare all’attenzione di lettori di vecchia e nuova generazione un capolavoro del fumetto popolare italiano, rappresenta sicuramente un motivo di orgoglio tanto per gli autori – che grazie a quest’opera hanno ottenuto lustro e visibilità – che per l’editore, intenzionato a rilanciare un titolo di richiamo con l’ausilio di un formato e di una veste grafica inediti per il mercato nostrano.

Hammer” ritorna, quindi, nelle edicole e nelle fumetterie, con ambizioni rinnovate, ottimizzato da un grande lavoro di revisione che lo ha completamente depurato delle eventuali sbavature testuali e stilistiche presenti nella prima, ormai lontana edizione di quattro lustri fa. Un lavoro che ha esaltato la qualità di storie fresche e agilissime, scritte e disegnate con passione e divertimento, dotate di una forza narrativa e visiva talmente elevata da cancellare ogni connotazione temporale.

Già, perché “Hammer” sembra essere stato messo in cantiere ieri, facendo spesso sembrare obsoleti e privi di mordente analoghi prodotti editoriali confezionati in tempi assai più recenti.

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Sketch inediti – realizzati rispettivamente da Giancarlo Olivares e da Majo – per la cover del numero 1 della nuova edizione di “Hammer”

Ma cosa troverete sulle pagine del primo numero di “Hammer” targato Mondadori Comics? Non solo Doppia fuga, il capitolo che nel 1995 inaugurò la serie regolare, ma anche Tradita, il breve prologo che un anno prima era stato pubblicato su un numero 0 distribuito al Salone del Fumetto di Lucca, la più rinomata tra le kermesse italiane dedicate alla narrativa disegnata. Il tutto rivisto, aggiornato, arricchito di nuove tavole realizzate per l’occasione e accompagnato da un ampio e dettagliato “dietro le quinte” riguardante la pianificazione concettuale e grafica della serie.

Inutile dire che il gruppo responsabile della creazione di “Hammer” non riesce a contenere il proprio entusiasmo. Riccardo Borsoni, Giancarlo Olivares, Majo, Gigi Simeoni e Stefano Vietti – che possono ormai vantare carriere artistiche ricche di gratificazioni e riconoscimenti – sembrano quasi aver tirato fuori dai loro cuori e dalle loro menti il fuoco giovanile che continua ancora oggi ad animarli. Per contemplarlo con occhi fieri assieme ai loro lettori.

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Una riunione del Gruppo Hammer. Da sinistra verso destra: Stefano Vietti, Riccardo Borsoni, Majo, Gigi Simeoni, Giancarlo Olivares e Marco Febbrari

Un fuoco che non ha mai abbandonato nemmeno sceneggiatori come Marco Febbrari e Giovanni Barbieri o disegnatori come Fabio Pezzi, Massimo Rocca, Roberto Ferrari, Armando Rossi, Andrea Mutti, Fabio Jacomelli & Maurizio Gradin, Antonio Sarchione, Fabio Mantovani e Giuseppe D’Elia. Tutti nomi che hanno contribuito a impreziosire il progetto Hammer, che sono spesso assurti a levatura internazionale e che potrete apprezzare durante l’arco di pubblicazione della collana.

Un progetto cresciuto all’interno di una realtà artistica assai stimolante, sorta a Brescia a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso intorno alla Scuola di Fumetto fondata da Rubén Sosa, cartoonist argentino la cui presenza aveva per un certo periodo richiamato nella città lombarda maestri assoluti dell’historieta sudamericana come José Muñoz, Carlos Sampayo e Francisco Solano López.

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Un bozzetto a colori per “Hammer” realizzato da Riccardo Borsoni La sceneggiatura della prima tavola di “Doppia Fuga”

E a testimoniare l’estrema volontà di cooperazione che animava i creatori della serie interviene Riccardo Borsoni in persona, sceneggiatore, in tandem col disegnatore Giancarlo Olivares di Tradita: “La realizzazione dei soggetti, soprattutto dei primi numeri della serie, era opera di tutto il gruppo. Nello specifico, per il numero 0, tra me e Giancarlo si sviluppò un lavoro sinergico davvero complesso. Tant’è vero che la frase che dà l’Incipit alla storia è farina del suo sacco, così come altre idee utilizzate successivamente.”

Un ricordo, quello di Borsoni, confermato da Olivares: “Prima ancora di cominciare a disegnare il numero 0, il mondo di Hammer era già in una fase piuttosto avanzata di sviluppo. Dal punto di vista tematico Gigi Simeoni, Stefano Vietti, Majo, Riccardo e io avevamo studiato in maniera molto precisa i soggetti del prologo e delle prime quattro storie.”

Ed è ancora Borsoni a rievocare la forza cyberpunk che contraddistingue l’avvio della serie: “Avevo iniziato ad accostarmi ai grandi autori di questo movimento letterario un anno prima, nel 1993, proprio per prepararmi alla scrittura della serie. La lettura di autori come William Gibson e Neal Stephenson è andata a sommarsi a quella di romanzieri che già amavo come Dan Simmons, Walter Tevis, Ray Bradbury o il mio preferito, Philip K. Dick. Il risultato è stato quello di scoprire scrittori fantastici che raccontavano fantastiche avventure.”

“Dal punto di vista grafico,” interviene Olivares, “sapevo che sarei stato l’unico a utilizzare gli scenari del numero 0, perché, a partire dal numero 1, ci saremmo trasferiti nello spazio. Perciò, sostanzialmente, ho disegnato le cose che mi piacevano di più all’interno dell’immaginario cyberpunk, ricorrendo dapprima ai retini adesivi ma passando quasi subito al procedimento digitale. Masamune Shirow e Katsuhiro Otomo mi hanno talmente influenzato che si potrebbe dire che sono parte del mio DNA di autore. Mentre, per strano che possa sembrare, le influenze di Frank Miller che si percepiscono nelle tavole di Tradita derivano dagli storyboard di Riccardo, che mi hanno indirizzato su quel tipo di soluzioni sintetiche e spettacolari. In quegli anni seguivo un’enorme quantità di autori di cui è difficile fare un elenco. Basti dire che ero e sono un appassionato di fumetto di qualsiasi tipo: da Bill Watterson a Moebius, passando per Mike Mignola e Yukito Kishiro.”

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Tre tavole tratte da “Tradita”, episodio-prologo di “Hammer”
Giancarlo Olivares

Giancarlo Olivares

“Sì, non è stato tanto l’immaginario metropolitano che ha contraddistinto il nostro lavoro,” spiega ancora Borsoni. “Giancarlo era il disegnatore designato a stabilire i parametri tecnologici di ambienti e mezzi dell’intera serie, ma l’elaborazione di Tradita è stata del tutto singolare rispetto alle sceneggiature successive. Ricordo che presentai a Giancarlo lo storyboard completo di tutte le pagine, accompagnato dai dialoghi. Essendomi diplomato in Pittura all’Accademia di Belle Arti, il compito di visualizzatore mi risultava semplice. Decidemmo insieme cosa tenere, cosa eliminare e cosa cambiare. A quel punto il gioco era fatto.”

 

Marco Febbrari

Marco Febbrari

Ma ora tocca a Marco Febbrari, sceneggiatore di Doppia Fuga, parlarci del suo operato su Hammer: “Il lavoro di creazione delle prime storie e ogni idea contenuta, compreso il bellissimo finale a sorpresa del primo capitolo, è opera di Gigi, Majo, Riccardo, Giancarlo e Stefano. Il gruppo mi affidò la sceneggiatura del primo numero, affiancandomi a Majo, perché come collaboratore avevo seguito con assiduità le riunioni creative e, conoscendo le mie peculiarità, decisero che il mio tipo di scrittura, più cinematografica e meno legata ai canoni classici, avrebbe potuto arricchire ulteriormente il soggetto di Doppia Fuga, mantenendo il forte lavoro innovativo, pianificato fin dall’inizio dai ragazzi, per lo sviluppo di Hammer.”

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Due tavole tratte da “Doppia Fuga”, primo capitolo di “Hammer”

E quando gli domandiamo quali siano state le sue fonti d’ispirazione narrativa, Febbrari non mostra esitazioni: “Ho studiato da autodidatta centinaia di sceneggiature cinematografiche dei generi più svariati e questo, unito a una smodata passione per il cinema, mi ha aiutato molto a formare la mia visione sul come raccontare. Ho sempre privilegiato i personaggi rispetto alla trama, e nel caso di Doppia Fuga, d’accordo con Majo, ho cercato di plasmare le situazioni e la tecnologia di quell’universo in modo da far risaltare le particolarità dei personaggi in un ambiente disumano e amorale.”

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Bozzetto di copertina realizzato da Majo per la precedente edizione di “Hammer” Majo Un’illustrazione realizzata da Majo per il numero 0 originale di “Hammer”

Uno scenario che il disegnatore Majo – co-ideatore di Doppia Fuga – contribuisce ancora di più a contestualizzare: “La mia esperienza come fumettista, nel periodo in cui iniziai a lavorare su Hammer, si riduceva sostanzialmente a tre lavori: una storia di 94 pagine per “Fullmoon Project”, un’altra per “Lazarus Ledd” e una storia breve a colori per la rivista “L’Intrepido”. Mi accostai a Hammer con uno stile ancora acerbo, i cui punti di riferimento, non avendo un particolare cartoonist come modello, spaziavano in ogni campo dell’immagine: fumetti, arte, fotografia, architettura, design, cinema. Insomma, tutto ciò che è immagine e forma mi ispiravano e lo fanno tuttora. Hammer è stato un buon trampolino di lancio per approfondire professionalmente un genere che conoscevo superficialmente, da comune spettatore di pellicole come Blade Runner, Guerre Stellari, Dune, 1997: Fuga da New York, e da lettore di qualche romanzo di Ray Bradbury e di Isaac Asimov. Poco altro. Naturalmente mi sono documentato, chiedendo lumi al guru della fantascienza del gruppo, Giancarlo Olivares, consultando tutta una serie di autori giapponesi, riviste scientifiche, testi di astronomia e magazine come “L’Eternauta” e “Métal Hurlant” che ospitavano autori pazzeschi. Credo che tutto ciò abbia concorso a formare uno stile tanto contaminato da rendere arduo scoprirvi oggettivi riferimenti.”

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“L’Eternauta” e l’edizione italiana di “Metal Hurlant”, due riviste che hanno nutrito l’immaginario degli autori di “Hammer”

“Conoscevo poco la fantascienza,” prosegue Majo, “e anche adesso non è tra i miei generi preferiti, come non lo sono – nonostante il mio impegno sul mensile “Dampyr”, della Sergio Bonelli Editore, possa far pensare il contrario – l’orrorifico o l’urban fantasy. In realtà, da amante del disegno, più che del fumetto in sé, non mi sono mai posto limiti, ho sempre accettato ogni nuovo progetto come un’opportunità per accrescere professionalità e conoscenza. Lavoro molto di documentazione iconografica e, nei casi che mi appassionano di più, approfondisco sui testi, soprattutto quando si tratta di generi storici, i miei prediletti.”

E per quanto riguarda l’approccio ai tre protagonisti della serie – la hacker Helena Svensson, il pilota Swan Barese e il desperado spaziale John Colter – accattivanti ma anche tremendamente ambigui?

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Sketch di Helena Svensson e di Swan Barese realizzati da Majo Sketch di una cover per la precedente edizione di “Hammer” realizzata da Olivares

Il primo a rispondere è Borsoni: “È indubbio che all’interno del trio la mia preferita è Helena Svensson. Non solo perché porta il nome femminile che preferisco ma perché è il personaggio più sfaccettato e realistico. È una donna emancipata e allo stesso tempo tormentata da dubbi e rancori. È intelligente e avvenente ma sembra non curarsene tanto. È costretta a confrontarsi con l’umana dissolutezza che la circonda, col peso che può avvertire chi sa che sta per trasformarsi definitivamente in una macchina biologica senziente dagli enormi poteri. È fragile e forte allo stesso tempo… Insomma è quella più complessa da far vivere all’interno delle storie. John e Swan sono due characters antitetici e complementari che tengono in equilibrio il personaggio di Helena. Il primo cinico, dispotico, risoluto, un poco ottuso, insomma un vero bad-ass. Il secondo più fisico, divertente, spregiudicato, quasi eroico, molto simpatico… Un guascone, per dirla alla Dumas. I co-protagonisti delle storie sono spesso, inevitabilmente, più bidimensionali in quanto funzionali allo sviluppo narrativo, più “fumettistici”. Helena no, è un essere umano più vicino al vero e automaticamente più contraddittorio, un essere umano capace di riflettere e di riverberare di conseguenza una nota malinconica che la rende molto affascinante.”

“Ci furono molte discussioni in merito,” aggiunge Febbrari, “ma arrivammo a concepire un insieme ordinato e quasi completo delle peculiarità del terzetto dei protagonisti. Tuttavia, al momento della stesura del numero 1, Majo e io, senza remore, strutturammo tutti i personaggi in modo da mettere in risalto il loro lato oscuro. Ed è senza dubbio questa la visione che ho cercato di sviluppare in Helena, Swan e Colter. Le loro sfaccettature, le tensioni e il percorso di sofferenza che poi gli abbiamo cucito addosso, ha permesso di renderli più reali e umani, senza remore e senza ipocrisie.”

Ed è Majo a spiegare come il gruppo è giunto a stabilire fattezze e look dei protagonisti: “Ho proceduto personalmente alla scelta e allo studio iniziale dei personaggi, perciò ho avuto l’onere e l’onore di disegnare Doppia Fuga. Per Helena e Swan hanno prestato il volto due miei amici, mentre Colter è nato dall’assemblaggio dei caratteri di due personaggi tratti da un album del fotografo americano Richard Avedon.”

Per il momento il nostro incontro con gli autori di “Hammer” termina qui. Ma l’appuntamento con questo straordinario team creativo si rinnoverà con puntualità, sempre sulle pagine del blog di Mondadori Comics, in corrispondenza dell’uscita di ogni nuovo numero della collana.

Avremo così modo di approfondire tanti altri, sorprendenti aspetti di questa mitica epopea sci-fi.

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