Ambulanza 13: in soccorso della memoria

Il diciannovesimo volume della collana “Historica” propone, alla vigilia delle commemorazioni dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, avvenuto esattamente cento anni fa, alla fine di luglio, uno straordinario e dolente affresco bellico sceneggiato da Patrick Cothias e Patrice Ordas per i disegni di Alain Mounier

Blog 14 maggio 2014 alle 12:00

A 2Esattamente un secolo. È questo il lasso di tempo che ormai sta per separarci dalla data dello scoppio della prima guerra mondiale: quel 28 luglio del 1914 che avrebbe dato il “la” a un’inimmaginabile ecatombe, non solo di vite umane, ma anche ideologica, sociale, politica, etica e morale. Un vero e proprio crollo della civiltà europea che avrebbe avuto come immediato strascico la nascita dei totalitarismi di Destra e di Sinistra e, di conseguenza, l’esplosione – a vent’anni di distanza dalla fine di quella che era stata inizialmente denominata “Grande Guerra”, l’11 novembre del 1918 – del Secondo conflitto mondiale.

Nove milioni e mezzo di soldati morti in combattimento, quasi un milione di civili uccisi, ventuno milioni di feriti, più di cinquanta milioni di vittime provocate dall’epidemia di “febbre spagnola”, veicolata in Europa nel 1917 dall’arrivo delle truppe americane e propagatasi anche a causa delle disastrose condizioni igieniche e sanitarie che regnavano sui vari fronti di guerra. Questo è il bilancio – per difetto, beninteso – di quella follia imperialista che indusse re e imperatori del Vecchio Continente a scatenare un conflitto da essi inizialmente concepito come se fosse un glorioso e dinamico gioco di ruolo.

Una tragica seguenza di "Ambulanza 13"

Una tragica seguenza di “Ambulanza 13”

Purtroppo la Grande Guerra fu tutt’altro: la blitzkrieg immaginata dagli Imperi centrali – Germania e Austria-Ungheria – si tramutò ben presto in una devastante guerra di posizione, combattuta tra trincee lunghe chilometri e chilometri, all’interno delle quali i fanti di ogni schieramento abbrutivano, massacrati dal fuoco nemico, corrosi dalla sporcizia e dalle malattie.

Un’apocalisse favorita dagli alti ufficiali che credevano ancora di combattere sui campi di battaglia di George Washington e di Napoleone Bonaparte, costringendo intere compagnie di soldati armati di fucili e baionette a fronteggiare a testa alta e petto in fuori il fuoco delle mitragliatrici, le blindature dei carri armati e i gas venefici (come il Fosgene o la famigerata Yprite).

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Soldati in trincea I fronti della Grande Guerra

Già, perché la Grande Guerra fu uno scontro d’alta tecnologia combattuto secondo parametri ottocenteschi, un’aberrante carneficina alla quale contribuirono per la prima volta aeroplani e sottomarini, mostruosità tecnologiche e agenti chimici. Il lato oscuro del sogno positivista del XIX secolo, l’agghiacciante ombra nera che si celava dietro le folgoranti luci della Grande Esposizione Universale di Parigi del 1900. Un evento che avrebbe invaso l’immaginario collettivo ponendo gli uomini di fronte alla loro piccolezze e ai loro limiti, ma costringendoli di prepotenza a riflettere sul senso delle loro esistenze e sulla necessità di costruire – pur tra mille errori e fraintendimenti –nuove basi di coesistenza.

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Il romanzo letterario di “Ambulanza 13”

Ambulanza 13 è un capolavoro di narrazione e documentazione applicata all’arte del fumetto. Gestito fin dall’inizio come un’operazione multimediale – nel 2010, in contemporanea col primo dei quattro volumi originali pubblicati dalla francese Bamboo, la casa editrice Grand Angle lo ha proposto sotto forma di romanzo letterario – il lavoro di Cothias, Ordas e Mounier è degno di figurare accanto ad altre opere già rinomate che hanno cercato di tramandare ai posteri le atrocità della Grande Guerra. Lo testimonia, tra le altre cose, il patrocinio dato ad Ambulanza 13 dal Ministero della Difesa e dal Servizio Sanitario dell’Esercito francesi. Un impegno istituzionale che si è tradotto nell’allestimento di convegni e di mostre basate sulle tavole originali disegnate da Mounier con l’ausilio dei colori di Sébastien Bouet.

Un'esposizione delle tavole originali di "Ambulanza 13" allestita presso il Musée du Service de Santé des Armées di Parigi

Un’esposizione delle tavole originali di “Ambulanza 13” allestita presso il Musée du Service de Santé des Armées di Parigi

Ambulanza 13 – il dramma a sfondo bellico che vi abbiamo da poco proposto sul diciannovesimo volume della collana “Historica” – si inoltra nei meandri della Prima Guerra Mondiale analizzandone le dinamiche alla stregua di un “territorio psicologico”, di una dimensione in cui il conflitto si trasforma in una ricerca di se stessi e del proprio ruolo in un mondo martoriato dalla superbia, dall’odio e dalla paura.

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Patrick Cothias e Patrice Ordas Alain Mounier

Non a caso il punto di vista scelto dal soggettista Patrick Cothias (già autore de Le sette vite dello Sparviero, di Piuma al Vento e di Gengis Khan, tutti pubblicati su “Historica”), dallo sceneggiatore e romanziere Patrice Ordas e dal disegnatore Alain Mounier è quello di un’unità da campo di pronto soccorso guidata dal tenente medico Louis Charles Bouteloup. È, infatti, attraverso gli occhi dei componenti dell’Ambulanza 13 che il lettore ha la possibilità di comprendere al meglio il grottesco orrore della guerra e le logiche perverse che lo sottendono, di riconoscere quanta (auto)distruzione possono provocare la vanità e l’arroganza degli uomini.

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Una tavola di “Petra Cherie” di Attilio Micheluzzi © Eredi Micheluzzi/Comma 22

L’importanza narrativa e artistica di Ambulanza 13 è amplificata dal fatto che la Grande Guerra, a differenza di quanto accaduto invece col Secondo conflitto mondiale, è una vicenda che il Cinema, la Televisione e il Fumetto (nell’ambito del quale ancora oggi restano comunque memorabili alcuni episodi del Corto Maltese di Hugo Pratt o della Petre Cherie di Attilio Micheluzzi) sono andati progressivamente trascurando. Lo scontro tra gli Alleati e le forze dell’Asse del 1939-1945 ha sempre consentito – grazie anche alla propaganda ideologica, alla ricchezza di documentazioni visive e al dinamismo che si sviluppava sui fronti – di imbastire storie piene d’azione e di avventura, con americani e inglesi investiti del ruolo di “buoni” e tedeschi e giapponesi chiamati a incarnare i “cattivi”. Cosa che invece non poteva accadere con la guerra del 1914-1918, che la scarsità di filmati d’epoca girati sul fronte, l’ambiguità delle motivazioni che muovevano gli schieramenti in campo, la sostanziale staticità di eventi che non conducevano a nessuna svolta e le miserabili condizioni degli uomini nelle trincee, rendevano man mano poco accettabili per il grande pubblico, incapace di comprendere e di sostenere un tale livello di angoscia esistenziale.

Esistono, è vero, le eccezioni, come, per esempio, il film Il sergente York, con un epico e patriottico Gary Cooper diretto nel 1941 da Howard Hawks. Al quale vanno ad aggiungersi altre pellicole ambientate, non senza motivo, in scenari esotici o tra i cieli: tra queste, Lawrence d’Arabia, kolossal del 1962 girato da David Lean, o il recente Giovani aquile di Tony Bill, ispirato alle gesta della squadriglia aerea Lafayette. Titolo, quest’ultimo, che pare riecheggiare classici dell’aviazione bellica quali Ali di William Wellman (datato 1927), Gli angeli dell’inferno di Howard Hughes (del 1930), La caduta delle aquile di John Guillermin (1966), Il Barone Rosso di Roger Corman (1971) e La battaglia delle aquile di Jack Gold (1976).

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Locandina de “Gli angeli dell’inferno” di Howard Hughes Locandina di “Giovani Aquile” di Tony Bill © Metro-Goldwyn-Mayer La locandina de “Il sergente York” © Warner Bros. La locandina de “Il Barone Rosso” di Roger Corman

Ma la Grande Guerra ha, in generale, rappresentato da sempre lo scenario ideale per propugnare il pacifismo e l’antimilitarismo, le storture del potere e la necessità di ribellarsi a esso.

Già nel 1929 la retorica guerrafondaia che aveva propiziato l’esplosione del conflitto era stata mostrata e condannata nel romanzo Niente di nuovo sul fronte occidentale del tedesco Erich Maria Remarque, storia di un gruppo di studenti spinti ad arruolarsi nell’esercito asburgico dai vacui discorsi patriottici dei loro ottusi professori. Il libro avrebbe poi conosciuto ben due trasposizioni cinematografiche: la prima nel 1930, premiata con due Oscar (“Miglior film” e “Miglior regia”) e conosciuta in Italia col titolo All’Ovest niente di nuovo; la seconda del 1979, nata come prodotto televisivo, ma trasmessa anche nelle sale.

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La copertina del romanzo “Niente di nuovo sul fronte occidentale” La locandina italiana del film “All’ovest niente di nuovo” © Universal Pictures Una locandina originale del film “All’ovest niente di nuovo”. Da notare la confusione tra divise della Prima e della Seconda guerra mondiale. : Locandina originale di “Addio alle armi” (1932) © Paramount Pictures

Del 1932 è invece Addio alle armi, tratto dall’omonimo romanzo di Ernest Hemingway, che nel 1957 conobbe pure un remake, assai meno riuscito, diretto da Charles Vidor. Una vicenda di chiaro stampo autobiografico, quella imbastita dallo scrittore americano, che venne ricostruita nel 1996 dal regista Richard Attenborough nel film Amare per sempre, con Sandra Bullock e Chris O’Donnell.

Tra i capolavori assoluti, però, sono rimasti nella storia del cinema Westfront 1918, dove il maestro del cinema tedesco Georg Wilhelm Pabst mette in scena l’orrore con un realismo agghiacciante (non per nulla il film fu inviso ai nazisti);; la tragicommedia La Grande Guerra, girata nel 1959 da Mario Monicelli e interpretata da Alberto Sordi e Vittorio Gassman; Orizzonti di gloria, pietra miliare del 1957 firmata da Stanley Kubrick; Gallipoli: Gli anni spezzati dell’australiano Peter Weir (ambientato sul fronte turco); il dolente E Johnny prese il fucile (che Dalton Trumbo trasse nel 1971 dal suo omonimo romanzo); lo spietato Capitan Conan di Bertrand Tavernier (1996) e Uomini Contro di Francesco Rosi, sconvolgente affresco – datato 1970 e ricavato dal romanzo di Emilio Lussu Un anno sull’altipiano – delle condizioni in cui era chiamato a combattere l’esercito italiano nella campagna contro gli austriaci.

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Vittorio Gassman e Alberto Sordi nel film “La Grande Guerra” di Mario Monicelli Il manifesto del film “Gallipoli – Gli anni spezzati” di Peter Weir © Village Roadshow/Paramount Pictures
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La locandina del film “Capitan Conan” di Bertrand Tavernier La locandina del film “Uomini contro” di Francesco Rosi La locandina del film “Westfront 1918” di Pabst La locandina del film “Orizzonti di gloria” di Stanley Kubrick

Più recenti, Una lunga domenica di passioni, melodramma diretto nel 2004 da Jean-Pierre Jeunet, lo stesso autore de Il favoloso mondo di Amelie; il toccante War Horse, pellicola in cui il regista Steven Spielberg tenta di sublimare con una visione da “realismo magico” la tragedia del fronte e delle trincee, e Joyeux Noël di Christian Carion, storia – candidata nel 2006 sia all’Oscar che al Golden Globe – della leggendaria “tregua di Natale” del 1914 instauratasi spontaneamente e per poche ore tra le truppe francesi, scozzesi e tedesche.

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La locandina del film “Joyeux Noël” di Christian Carion Un’immagine-locandina del film “War Horse” di Steven Spielberg © Dreamworks La cover del DVD di “Una lunga domenica di passioni” di Jean-Pierre Jeunet

Da non trascurare infine, stavolta in ambito televisivo, la seconda stagione, andata in onda nel 2011, del serial britannico di culto Downton Abbey, in cui viene mostrato come le vicende della Prima guerra mondiale si andarono inevitabilmente a ripercuotere sui secolari rapporti di classe che governavano la vita della società inglese.

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Il cast della seconda stagione del serial TV britannico “Downton Abbey” Una foto di scena di “Downton Abbey”

Ambulanza 13 prosegue, insomma, degnamente l’indagine su una realtà storica che tutti quanti abbiamo il dovere di contribuire a preservare nella memoria collettiva.

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