Bruce J. Hawker: l’epopea marinaresca di William Vance

È conosciuto principalmente per XIII, l’action-thriller fantapolitico che ha dominato per un quarto di secolo le classifiche librarie transalpine,. Ma William Vance nel corso della sua carriera ha portato avanti anche progetti personali dove ha riversato tutto il suo amore per la storia, i grandi spazi, il mare e la frontiera. E Bruce J. Hawker, proposto adesso sulla collana “Historica”, costituisce il suo capolavoro grafico e narrativo.

Blog 18 febbraio 2015 alle 12:00

Non è la prima volta che sulla collana Historica ospitiamo storie ambientate sui mari e sugli oceani. È già accaduto con lo splendido Belem: L’ultima traversata, una saga, sospesa tra avventura e ricerca documentaristica, realizzata dal cartoonist Jean-Yves Delitte, pittore ufficiale della Marina belga.

E, in attesa dell’imminente pubblicazione de I passeggeri del vento, la serie di culto di François Bourgeon che, nel 1980, fruttò a quest’eccelso artista parigino il premio come Miglior disegnatore al Festival di Angoulême, è adesso la volta di un altro gioiello della bande dessinée: quel Bruce J. Hawker che nella seconda metà degli anni Settanta ebbe il merito di consacrare il talento grafico e narrativo di William Vance, mostrandolo per la prima volta ai lettori nelle vesti di autore completo.

Bruce J. Hawker: Rotta su Gibilterra, ventottesimo volume della collana “Historica” – disponibile in tutte le edicole, le librerie, le fumetterie e i canali di vendita on-line – presenta i primi tre atti di un’avvincente epopea marinaresca che vede come protagonista un giovanissimo comandante della flotta militare inglese incaricato di scortare, a bordo della H.M.S. (“His Majesty’s Ship”), Lark, un convoglio con a bordo un prezioso carico d’armi destinato a una base fortificata sulle coste iberiche. L’anno è il 1800 e la Spagna è ormai uno Stato cliente della Francia di Napoleone Bonaparte, i cui eserciti hanno conquistato mezza Europa.

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Bruce J. Hawker © W. Vance
Cover originali di “Bruce J. Hawker” © Vance/Le Lombard

Non il Regno Unito di Gran Bretagna, però, che continua a dominare i mari e che, grazie all’abilità dell’ammiraglio Horace Nelson, ha inflitto ai francesi una bruciante sconfitta navale nella baia di Abukir, in Egitto. Una battaglia nel corso della quale Bruce J. Hawker si è messo per la prima volta in luce, guadagnandosi la stima dei suoi superiori.

Ma il destino ha riservato ben altra fortuna all’eroe creato da William Vance, che si è visto assegnare dall’alto comando un’imbarcazione dotata di armamenti non adeguati alle circostanze e che, nonostante la sua indubbia abilità, sarà costretto a fronteggiare un combattimento impari contro nemici più numerosi e meglio equipaggiati.

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Tavole tratte dal primo capitolo di “Bruce J. Hawker” © Vance/Le Lombard

Il capitolo d’esordio di Bruce J. Hawker fece la sua prima comparsa a puntate sulle pagine del settimanale belga “Femmes d’aujourd’hui” (“Donne di oggi”), una rivista rivolta a un pubblico femminile che, fin dall’inizio degli anni Cinquanta, aveva ospitato numerose storie a fumetti di vario genere, dal comico all’avventuroso, dal poliziesco al fantascientifico. Una scelta che oggi potrebbe forse apparire inusuale ma che invece si basava su una strategia editoriale ben precisa, tesa a fornire uno strumento d’intrattenimento ed educativo alla platea composta dai figli delle acquirenti.

Su “Femmes d’aujourd’hui” avevano visto la luce, per esempio, le trasposizioni in tavole disegnate dei romanzi di Henri Vernes incentrati sull’avventuriero Bob Morane (divenuti poi un classico della bande dessinée franco-belga) nonché Rordric e Ramiro, due serie di ambientazione medievale disegnate da Vance nella prima metà degli anni Settanta, su testi, rispettivamente, di Lucien Meys e di Jacques Stoquart.

Bruce J. Hawker venne poi accolto, nel 1979, all’interno del settimanale per ragazzi “Tintin”, dove la parte già pubblicata tre anni prima venne completamente rimontata e ridisegnata con l’aggiunta di tavole inedite e sezioni di approfondimento (tutte contenute in appendice al volume targato Mondadori Comics). Quindi, oberato dai troppi impegni professionali, Vance si rivolse a un suo amico, il noto sceneggiatore e romanziere André-Paul Duchâteau, per imbastire trame e testi degli album successivi (una collaborazione che verrà proposta in maniera integrale nei futuri volumi di “Historica” che verranno dedicati a questo straordinario, rigoroso feuilleton a fumetti).

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Tavola tratta dalla prima edizione di “Bruce J. Hawker” © Vance Il realismo documentaristico di “Bruce J. Hawker” © Vance/Le Lombard

In genere le caratteristiche narrative di Bruce J. Hawker vengono associate ai romanzi dello scrittore britannico Patrick O’Brian che compongono la saga dell’ufficiale della Royal Navy Jack Aubrey e del dottore Stephen Maturin. Lo stesso da cui è stato tratto il bellissimo film Master & Commander: Sfida ai confini del mare di Peter Weir e che ha ispirato persino Gene Roddenberry nell’elaborazione del concept della serie TV Star Trek.

Le due opere condividono, infatti, i medesimi scenari marittimi e navali, la stessa collocazione temporale e lo stesso spirito realistico (l’Età napoleonica)

In realtà, l’interesse di Vance per il mondo della marina militare d’inizio Ottocento risaliva a molto prima dell’uscita di Primo comando, il libro del 1969 col quale O’Brian aveva inaugurato le avventure di Aubrey e Maturin.

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William Vance

Nato ad Anderlecht nel 1935, William Vance (nome d’arte di William Van Cutsem), dopo aver seguito i corsi dell’Accademia di Belle Arti di Bruxelles, si era inserito per circa sei anni nel campo pubblicitario prima di approdare al mondo del fumetto, formando la sua conoscenza della narrativa disegnata nello studio dell’illustratore di origini milanesi Dino Attanasio.

Risale ai primi anni Sessanta il suo ingresso nella redazione belga de “Le journal de Tintin”, diretto da Hergé in persona, il quale ebbe il merito di dare spazio a diversi, promettenti disegnatori di nuova generazione. Per il periodico prodotto dalle Éditions du Lombard, Vance realizzò più di cinquanta storie brevi autoconclusive di carattere storico, tutte sceneggiate dallo specialista Yves Duval.

La prima serie a puntate, Howard Flynn, gli venne affidata nel 1966, sempre su testi di Duval, e può essere considerata come la diretta antesignana di Bruce J. Hawker, visto che anche in questo caso il protagonista è un giovane e coraggioso ufficiale della Royal Navy che, alla fine del XVIII secolo, diviene comandante di vascello dopo aver affrontato mille peripezie.

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Vance e Duval in una storia breve per “Le Journal de Tintin” “Howard Flynn”, antesignano di “Bruce J. Hawker” © Le Lombard/Vance/Duval

Dotato di un segno già assai efficace e leggibile, ma ancora troppo acerbo, Vance incomincia dapprima su Howard Flynn e poi sul western classico Ringo, scritto da Jacques Acar, a modulare la sua linea grafica in maniera più libera e fluida, rafforzando l’impiego dei chiaroscuri e infondendo forza ed espressività nei personaggi.

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Il West di “Ringo” © Le Lombard/Vance/Acar

Nel 1969 – sull’onda del successo del serial televisivo Missione: Impossibile e dei film del ciclo dell’agente 007 – nasce, su script di Greg, Bruno Brazil, il cui protagonista ricalca, nelle fattezze, sia Jim Phelps, capo della Mission Impossible Force, interpretato dall’attore Peter Graves, che un giovane Sean Connery. Contemporaneamente, Vance si impegna anche su Bob Morane, serie sospesa tra l’avventura, il mystery e la fantascienza su cui il cartoonist aveva già lavorato all’epoca dello studio Attanasio.

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© Vernes/Vance/Dargaud © Greg/Vance/Le Lombard

Tra il 1972 e il ’74 inizia il suo excursus serial sulle vicende del Medioevo, dapprima con Rodric (alcuni anni più tardi rinominato Roderic), il cui protagonista è un crociato in Terrasanta che si batte contro la leggendaria Setta degli Assassini aspirando a ricostruire un clima di tolleranza tra cristiani e musulmani, e subito dopo con Ramiro, una chanson de geste a fumetti che narra la storia del figlio illegittimo di Alfonso VIII, re di Castiglia, e le sue imprese contro gli arabi per la riconquista della Penisola iberica.

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© Meys/Vance “Ramiro” © Dargaud/Stoquart/Vance

Si tratta di opere sanguigne che si avvalgono di una ricostruzione storica molto fedele, senza particolari concessioni a visioni oleografiche. Nelle tavole disegnate da Vance si respirano il sudore e la fatica, l’odore della terra e la brutalità di un’epoca caratterizzata dalla strenua difesa dell’onore e da una barbarie senza limiti.

È lo stesso spirito che anima le pagine di Bruce J. Hawker, dove la descrizione della durissima vita di bordo, dei sistemi di reclutamento posti al di fuori di qualsiasi regola civile e legale, di un mondo sporco e fumoso in cui basta un litigio per scatenare un gioco al massacro tra uomini che fino a quel momento stavano ballando e ridendo insieme, assume un eccezionale rilievo artistico e documentario.

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Il duro e pericoloso mondo di “Bruce J. Hawker” © Vance/Le Lombard

Ma è a metà degli anni Ottanta che giunge il successo più eclatante di Vance: l’action-thriller fantapolitico XIII, un successo senza precedenti che batte ogni record di vendite, riuscendo, al contempo, a mettere d’accordo pubblico e critica.

Sempre assistito alla parte cromatica da sua moglie Petra Corai, fedele collaboratrice artistica di Vance in tutti i suoi lavori, la firma di Vance assume così una dimensione ancora più internazionale. XIII ispira una serie TV e un videogioco (uno sparatutto in prima persona, sviluppato dal colosso francese Ubisoft, caratterizzato da un’animazione cel-shaded che “rilegge” perfettamente lo stile grafico e fumettistico del disegnatore belga), divenendo un punto di riferimenti imprescindibile per l’evoluzione della bande dessinée realistica d’ambientazione contemporanea.

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Cover del magazine specializzato “Bodoï” © Vance/Bodoï © Van Hamme/Vance/Dargaud © Dargaud/Giraud/Vance

Le avventura di Bruce J. Hawker si concludono nei primi anni Novanta, con la pubblicazione a puntate su “Hello Bédé” (erede di “Tintin”) di quello che andrà a costituire l’ultimo volume della serie. Su sceneggiatura di Jean Giraud, Vance illustra i primi due capitoli del trittico western Marshall Blueberry (un ritorno al genere, a più di vent’anni di distanza da Ringo), ma è XIII, trasformatosi in un franchise imbattibile, a richiedere ormai tutta la sua attenzione. Un impegno che si conclude nel 2007, quando lo sceneggiatore Van Hamme chiude tutti i fili della saga originaria.

L’ultimo round, diciannovesimo album di XIII, rappresenta il canto del cigno di un grande artista del fumetto che, affetto purtroppo dal morbo di Parkinson, ha deciso di ritirarsi con sua moglie in Spagna, sua patria d’elezione, in un buen retiro sulle coste dell’Atlantico. Di fronte a quel mare che in un’opera come Bruce J. Hawker assume la dimensione simbolica della vita stessa.

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L’epica marinaresca di “Bruce J. Hawker” © W. Vance

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