Chiacchierando con Christophe Bec, un artista dalla mente fantastica

Tra sceneggiature e tavole disegnate, il francese Christophe Bec ha realizzato alcune delle principali hit della collana “Fantastica”: da “Santuario” a “Prometeo”, da “Tenebre” a “Zero Assoluto”, fino ai prossimi venturi “Pandemonium”, “Bunker” e “Deepwater Prison”.

Blog 15 luglio 2015 alle 12:00

Christophe Bec è un eclettico, infaticabile autore. Se si scorre la sua bibliografia, si resta stupefatti dal numero di serie e di graphic novel che è stato in grado di realizzare nell’arco di venticinque anni di carriera professionale.

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Christophe Bec

Nato il 24 agosto del 1969 a Rodez, ridente cittadina della Francia sud-occidentale, Bec si lega fin da ragazzino al mondo dei fumetti, rimanendo affascinato dalla serie avventurosa La straordinaria odissea di Corentin, scritta e disegnata da Paul Couvalier – che resta tutt’oggi uno dei suoi numi tutelari – e da classici internazionali come Le avventure di Tintin di Hergé e Asterix il gallico di René Goscinny e Albert Uderzo.

I suoi primi lavori sono da assoluto autodidatta, su fanzine autoprodotte che, stampate in tirature limitatissime con l’ausilio di una fotocopiatrice, vengono vendute alle manifestazioni di paese. Ed è su quelle pagine che vede la luce il suo primo personaggio, il reporter Guy Rébul, che crea all’età di undici anni.

Nel 1990, Bec si iscrive all’École Européenne Supérieure de l’Image di Angoulême, dove ha modo di conoscere altri artisti appassionati, come lui, di fumetti, e di ampliare la sua visione delle arti, applicandosi con dedizione anche alla fotografia e al cinema.

In questo periodo, l’ufficio di promozione turistica di Marvejols, un comune situato nella regione della Linguadoca-Rossiglione, gli commissiona l’incarico di realizzare un graphic novel incentrato sulle vicende della Bestia di Gévaudan, un pauroso, raccapricciante e irrisolto episodio storico che una decina d’anni più tardi ispirerà anche il film Il Patto dei Lupi, un mystery in costume diretto da Christophe Gans.

È nel 1992 che Bec firma il suo primo contratto con la Soleil, casa editrice di cui diverrà uno degli autori di punta. Il suo esordio avviene con la serie storico-avventurosa Dragan, sceneggiata da quell’Éric Corbeyran che i lettori delle collane pubblicate da Mondadori Comics hanno oggi imparato a conoscere e ad apprezzare grazie a titoli come 9/11 e 14-18: Il soldatino (entrambi presentati su Historica).

Da lì, sempre sotto l’egida della Soleil, la sua successiva collaborazione, stavolta con Simon Roccasceneggiatore dell’accurato peplum Vae Victis!, saga proposta nella sua interezza su “Historica” – per il western settecentesco Princesse Rouge (“Principessa Rossa”), di cui giungono, però, in libreria solo due volumi.

La consacrazione del cartoonist occitano avviene nel 1997, con l’uscita di Zero Assoluto, thriller fantascientifico scritto da Richard Marazano e inserito sul quattordicesimo volume della collana “Fantastica. Un successo di critica, prima ancora che di pubblico, al quale fa seguito il fanta-horror Santuario, edito da Les Humanoïdes Associés e destinato a scalare ben presto – grazie alle sue spettacolari atmosfere lovecraftiane – le classifiche di vendita del fumetto d’Oltralpe.

Forte del riscontro commerciale e delle positive recensioni ottenute da Santuario, Bec intensifica la sua attività: con l’amico sceneggiatore Stéphan Betbeder partecipa alla creazione del thriller psicologico Anna, un graphic novel di centodieci pagine in bianco e nero. Allo stesso tempo, con l’italiano Paolo Mottura – famoso per le sue storie interpretate dai personaggi della Disney – inaugura il trittico di Carême, un viaggio fiabesco e surreale nell’inconscio di due personaggi che si guadagna un Premio Albert-Uderzo e numerose nomination ai principali festival francesi.

Ma quello con Mottura è solo il primo di tanti sodalizi che uniscono Bec a illustratori del nostro Paese: Le temps des loups (“Il tempo dei lupi”) – un western post-apocalittico ispirato alle immagini visionarie di registi cinematografici come John Carpenter e Sam Raimilo pone al fianco del salernitano Luca Raimondo. Bunker – una serie di fantascienza militaresca che uscirà a settembre sulla collana “Fantastica” – gli fa incontrare il piacentino Nicola Genzianella. Fontainebleu è un racconto del terrore che vede in copertina il suo nome accanto a quello del toscano Alessandro Bocci. E risale al 2007 la conoscenza con Stefano Raffaele, disegnatore che, col tempo, diventerà il braccio affidabile e prediletto del cartoonist di Rodez.

Bec e Raffaele, infatti, dopo il trionfo dell’horror con fondamenta cronachistiche Pandemonium – che verrà proposto a fine luglio su “Fantastica” – continuano a esplorare i confini più oscuri della fantascienza e del soprannaturale: Sarah è una saga ad alta tensione di matrice kinghiana; il claustrofobico Under è ambientato nelle fogne di una futuristica megalopoli; il kolossal Prometeo è un fanta-mystery divenuto una delle punte di diamante di “Fantastica”. Un destino che con ogni probabilità attende pure Deepwater Prison, i cui diritti di pubblicazione sono già saldamente nelle mani di Mondadori Comics.

Christophe Bec rappresenta, insomma, il sogno di ogni editore, un autore completo capace di narrare di tutto, elaborando, in tempi strettissimi e quasi in contemporanea l’una con l’altra, opere rivolte alle platee più disparate: dalla fantascienza astronomica di Eternum a quella orrorifica di Siberia 56; dall’apocalittico Les fils de la perdition (“I figli della perdizione”), disegnato dal bresciano Andrea Mutti, al noir Les Montefiore, per le matite del pugliese Pasquale Del Vecchio; dallo spaccato storico-sociale di Royal Aubrac al romanzo d’aviazione L’aéropostale; dalla sci-fi ecologista di Carthago alla biografia intimista di Wadlow, dedicata a colui che, con la sua statura di 272 centimentri, è stato l’uomo più alto del mondo.

Quando l’abbiamo incontrato, Bec ci ha dato subito l’impressione di un uomo dall’indole vulcanica, con lo sguardo proiettato verso il futuro e con una considerazione ipercritica del proprio passato professionale.

Un atteggiamento sorprendente da un lato – la sua franchezza per certi aspetti brutale in qualche caso ci ha quasi messi in difficoltà – ma anche comprensibile considerando la frenesia creativa che lo pervade e che lo vede costantemente proiettato verso il prossimo progetto, verso la prossima sfida, nel tentativo costante di migliorare sempre di più la sua capacità di narrare e di lanciare uno sguardo sempre più ampio sul mondo:

Mondadori Comics: Santuario è stato uno dei primi graphic novel a essere pubblicati sulla collana “Fantastica”. Come è nata la tua collaborazione di successo con lo sceneggiatore Xavier Dorison e come hai concepito il nuovo progetto Santuario: Genesi che ti vede coinvolto in qualità di soggettista?

Christophe Bec:Santuario è stato il mio primo vero successo librario. Mi ha aperto delle porte e, in maniera particolare, mi ha consentito di consacrarmi al ruolo di sceneggiatore prima ancora che a quello di disegnatore. Ho sempre desiderato raccontare delle storie, e per il disegno realistico ci vuole tempo, troppo tempo. Per ogni capitolo di Santuario è occorso più di un anno di lavoro. Passare alla scrittura mi ha permesso di realizzare e sviluppare molte più cose.

Santuario ha funzionato sul piano commerciale, ma – ed è bizzarro – non c’è mai stato un reale incontro artistico tra Xavier Dorison e me, infatti non abbiamo più lavorato di nuovo insieme. Col senno di poi, ho pensato che nella serie ci fossero delle cose che reggevano poco, soprattutto sul piano del disegno.

 

© Les Humanoides Associés Bec/Thirault/Raffaele

© Les Humanoides Associés Bec/Thirault/Raffaele

“Per farla breve, credo che Santuario sia arrivato al momento giusto e che contenesse del buon materiale. Le qualità intrinseche sono assai discutibili, anche se deve contenere per forza un quid, visto che viene ancora letto a distanza di anni dalla sua realizzazione.

“Può essere di sicuro un oggetto “di culto”, ma non potrà mai essere un classico. E, ripeto, la maggior parte dei difetti è da ricondurre al disegno.

“Per ciò che riguarda Santuario: Genesi, la mia partecipazione è stata molto limitata. Diversi anni fa avevo scritto un trattamento originale, in seguito largamente rimaneggiato dal supervisore e dallo sceneggiatore incaricato di realizzarla. Non ne ho mai scritto una sola linea di dialogo, perciò non la considero davvero come una serie mia.”

MC: Tenebre si è rivelato un grande successo, riscuotendo un notevole interesse. Come hai elaborato questo melange postmoderno di fantasy, fantascienza e pulp? E quanto è stato importante il talento di Giuseppe IKO Ricciardi nella creazione dei ricchi scenari della saga? Sappiamo che l’artista napoletano ha tardato nelle consegne dello spaghetti western Durango, su cui sarà impegnato perlomeno fino alla fine di settembre di quest’anno, ma sembra avere tutte le intenzioni di recuperare il lavoro che ha in arretrato con te.

CB: “Un grande disegnatore per questo tipo di storia è di importanza capitale. L’approccio iniziale era essenzialmente quello di trarne pieno piacere. Non sono un lettore appassionato di narrativa heroic fantasy, ma c’è stato un periodo durante la mia adolescenza in cui mi dedicavo molto ai giochi di ruolo. Mi è venuta voglia di riscoprire quella dimensione e di rievocare quel periodo.

“Se il primo capitolo di Tenebre è stato scritto per un pubblico adolescente, credo che di volume in volume la serie abbia guadagnato in maturità. Mi sono reso conto, mentre scrivevo, che potevo condurre la mia storia in direzioni che non avevo nemmeno immaginato in partenza. Resta da giungere alla conclusione, un giorno, ma, come voi avete ben spiegato, non dipende da me.”

MC: Zero Assoluto ti ha visto coinvolto sia come ideatore del plot che come illustratore. Un progetto ambizioso, pieno di riferimenti letterari e pop. Come hai interagito con lo sceneggiatore Richard Marazano ?

CB: “Più che ambizioso, credo che all’epoca fosse totalmente incosciente e, soprattutto, assai pretenzioso. L’ardore della giovinezza, potremmo dire…

“Questa serie si è rivelata un vero e proprio oggetto volante non identificato, con dei grossi difetti. Il mio disegno è orribile, un patchwork privo di amalgama finale, esattamente come accaduto in Santuario. Di Zero Assoluto non riesco più ad aprire un solo album. Ma può essere che, malgrado tutto, si percepisca ancora qualcosa di buono che mi sfugge completamente, visto che se ne parla ancora, e in termini tutt’altro che malvagi.”

MC: In Zero Assoluto ci sono fantascienza e azione, ma anche un forte sottotesto filosofico. Le citazioni dal romanzo Il Maestro e Margherita di Bulgakov, per esempio, sono molto forti…

CB: “Sono senza dubbio le pagine più belle del graphic novel, probabilmente le uniche che salverei. Fu un’idea di Marazano. Sì, volevamo produrre un’opera di genere, ma un genere dalla portata più forte rispetto all’abituale serie B. Se l’ambizione era lodevole, si è perduta lungo il cammino, soprattutto il mio.”

MC: Parliamo adesso di Prometeo, forse il tuo lavoro più ambizioso nelle vesti di sceneggiatore. Come hai elaborato l’imponente storyline di questa saga?

CB: “Per essere del tutto onesti, non speravo affatto di portare avanti una lunga saga e all’inizio avevo previsto un piano B per chiuderla in quattro o cinque volumi. Al suo esordio, Prometeo non aveva fatto registrare buone vendite. Qui in Francia è decollata intorno al quarto capitolo e questo mi ha permesso di andare nella direzione che desideravo.”

MC: Come sei riuscito a tenere insieme, di album in album, le molteplici trame e svolte della storia?

CB: “Com’era giusto che fosse, dopo il quarto episodio mi sono preso due mesi interi per concentrarmi solamente sulla scrittura degli atti successivi. Ne è venuto fuori un lungo documento dove ogni scena era predisposta in maniera dettagliata sugli ciascuno degli volumi che sarebbero seguiti fino alla conclusione della saga. È così che sono riuscito a dare coerenza alla serie.

“Non mi preoccupo affatto dell’opinione delle persone che commentano i volumi presi singolarmente. Accetterei di essere giudicato solo da coloro che avessero fatto lo sforzo di leggere Prometeo nel suo insieme, sul corto periodo.

“Ecco come dovrebbe essere giudicato. Non altrimenti. Chi ha fatto il contrario, com’è capitato su qualche rivista online in Francia, ha gettato solo parole al vento.”

MC: Sempre per quanto riguarda Prometeo, hai incominciato con un finale già in mente oppure l’hai trovato in corso d’opera ?

“Per tutte le mie sceneggiature, vado avanti sempre con un’idea della conclusione. Non necessariamente so sempre il cammino preciso che mi ci condurrà, però.

“Dopo due o tre anni di lavoro si corre il rischio di perdere la freschezza innocente di una serie, e così scrivo a monte tutto. O almeno mi costringo a scrivere sviluppi accurati e completi, anche se le cose possono essere modificate in seguito.”

MC: Su Prometeo si è consolidata la tua collaborazione con Stefano Raffaele, che ultimamente è divenuto il tuo disegnatore principale. Sembra che adesso ci sia una totale simbiosi professionale tra te e lui…

CB: “Si può dire di sì. È il collaboratore ideale.

“Be’, a questo punto smetto di ripeterlo. Non ci vuole niente a dare le cose per scontate e a riposare sugli allori! [Ride, N.d.R.]

“Scherzo, ovviamente! Non è nello stile di Stefano. Prometeo a lui deve tanto, non solamente sul piano artistico, ma anche per ciò che attiene il successo commerciale, grazie alla precisione cronometrica con la quale è riuscito a realizzare due album all’anno con la medesima qualità. Un fattore che ha consentito alla serie di conquistare un posto fisso in libreria e di guadagnare fan a ogni nuova uscita.”

MC: In imminente arrivo su “Fantastica”, a fine luglio, c’è Pandemonium. A settembre sarà la volta di Bunker e poi toccherà a Deepwater Prison. Dal tuo punto di vista di autore, i lettori italiani cosa devono aspettarsi da queste tre opere?

CB:Deepwater Prison è di puro genere. Amo spesso accostarmi a un genere rispettando tutte le regole che impone. Questa serie non è altro che la storia di un’evasione, anche se il contesto – una fossa sottomarina – gli dona originalità.

Bunker è stata invece la mia prima, vera, lunga esperienza di co-scrittura. Stéphane Betbeder è un amico di lunga data e abbiamo deciso di lanciarci in questo ambizioso progetto di genere fantascientifico. In origine avrei dovuto disegnare tutta la serie, ma mi sono arreso al primo volume perché in quel momento stavo attraversando una grossa crisi di confidenza col mio disegno.

“È stato appassionante lavorare a quattro mani e, allo stesso tempo, faticoso perché bisogna confrontarsi l’uno con l’altro. Ci sono aspetti positivi, come la messa in discussione permanente, ma anche negativi: di colpo si può perdere la linea guida e disperdersi un po’. Diciamo che avrebbe senza dubbio potuto essere più limpido, ma, nella sua globalità, Bunker è un arco narrativo serrato, che regge bene, pur se con inevitabili alti e bassi a livello di ritmo.

“Nicola Genzianella, che è un gran disegnatore, ha preso in mano la parte grafica della serie a partire dal secondo capitolo infondendole briosità. Mi dispiace che non abbia proseguito la sua collaborazione con me su una nuova serie. C’era un grande rispetto tra di noi, avevamo un sacco di influenze comuni e avremmo potuto continuare a fare grandi cose.

“Per quanto riguarda Pandemonium, se sono molto duro con le mie produzioni passate, di contro, in questo caso, la considero come una delle mie tre serie migliori. E molto è dovuto a Stefano Raffaele.

“È stata la nostra prima collaborazione e per essere una prima volta, penso che si tratti di un colpo da maestro.

“So che può risultare pretenzioso dirlo, ma all’interno del genere horror/fantastico penso che sia un piccolo capolavoro del fumetto francese. Sono molto fiero di questa serie.

“Ovviamente, se la dovessi scrivere con lo sguardo di oggi, casserei uno o due aspetti un po’ troppo gore e compiaciuti sviluppando un po’ di più, al contempo, un paio di personaggi. Ma nella globalità – e la morale del finale, in particolare – non cambierei una sola virgola di ciò che ho scritto.”

MC: Hai realizzato storie di ogni tipo: fantascienza, horror, mystery, fantasy,western, noir, commedia, ecc. … Ma cos’è che preferisci davvero scrivere e disegnare.

CB: “In termini di scrittura, quasi tutto, con l’eccezione del poliziesco e delle ambientazioni ucroniche, due generi che non amo per nulla. Per quanto riguarda, invece, il disegno, è complicato. L’unica certezza è che detesto disegnare ciò che è contemporaneo: vetture, palazzi…

Les Tourbières Noires (“Le torbiere nere”), il mio prossimo album, che mi vedrà tornare al disegno e che sono in procinto di ultimare, viene incontro in pieno a ciò che desidero disegnare. Una volta uscito, spero che venga tradotto quanto prima anche in italiano.

“L’azione si situa in una regione che mi è cara: l’Aubrac, un altopiano vulcanico situato nei pressi del Massiccio Centrale. Vi si trovano grandi paesaggi, brughiere, torbiere, vecchie costruzioni… cose con cui mi trovo a moi agio dal punto di vista grafico, che amo disegnare e che mi consentono di generare delle ambientazioni molto forti. Sarò il mio album di gran lunga meglio disegnato. Un libro d’autore.”

MC: Tra le tue passioni c’è il cinema. Sei autore di diversi cortometraggi e aspiri a un film per le sale. Qual è oggi il tuo coinvolgimento per ciò che attiene il Grande schermo e la TV?

CB: “Ci sono delle cose in fieri, ma che non si trovano a uno stadio tanto avanzato da poterne parlare.

“Esiste un progetto di adattamento da parte della Metaluna Productions per Le Meilleur Job du Monde (“Il miglior lavoro del mondo”), una serie a sfondo fantastico in cui il protagonista si ritrova a fare il custode su un’isola deserta pensando di aver trovato l’impiego più pacifico e proficuo del pianeta, mentre invece…

“Alla regia dovrebbe esserci l’eccellente Abel Ferry, già autore dell’ottimo thriller Vertige (conosciuto anche col titolo inglese di High Lane), mentre della sceneggiatura dovrebbe occuparsene il celebre scrittore Henri Loevenbruck (noto per romanzi come Il segreto dello speziale, Serum, Nous rêvions juste de liberté, Le Syndrome Copernic, ecc.).

Prometeo è stato opzionato dalla AT Anim per un’ambiziosa serie televisiva di caratura internazionale, ma anche in questo caso, prima che si giunga a una messa in onda bisognerà percorrere un lungo cammino disseminato di buche e nulla ci permette oggi di dire se c’è una speranza reale che venga prodotta.

“Ho scritto una sceneggiatura per un lungometraggio, Escape, un survival, in attesa di finanziamenti. In questo caso è previsto che lo giri io in prima persona. I cortometraggi – tra i quali Frenchboy – rappresentavano un modo di accostarmi al cinema, per vedere se mi piaceva e se ne ero capace.

“Al momento mi sento pronto, quindi se qualcuno non sa che farsene di dieci o quindici milioni di dollari, sa a quale porta bussare ! [Ride, N.d.R.]

MC: Grazie per questa bella conversazione, Christophe!

“Grazie a voi.”

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