Conversando con Guillaume Dorison, sceneggiatore di Black Lord

Versatile, istrionico, simpatico, cool, Guillaume Dorison è – assieme al suo altrettanto famoso fratello maggiore Xavier – lo sceneggiatore di Black Lord, il thriller d’azione, con forti connotazioni realistiche e di denuncia, di cui, sul numero 11 della collana “Prima” (disponibile nelle edicole, nelle librerie, nelle fumetterie e negli store online) vi stiamo proponendo il…

Blog 20 maggio 2015 alle 12:00

Versatile, istrionico, simpatico, cool, Guillaume Dorison è – assieme al suo altrettanto famoso fratello maggiore Xavier – lo sceneggiatore di Black Lord, il thriller d’azione, con forti connotazioni realistiche e di denuncia, di cui, sul numero 11 della collana “Prima” (disponibile nelle edicole, nelle librerie, nelle fumetterie e negli store online) vi stiamo proponendo il primo atto, intitolato Somalia, anno 0.

Un dittico intenso, dai contenuti roventi e spettacolari al quale abbiamo dedicato un ampio approfondimento la settimana scorsa.

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Guillaume Dorison nella sua trasmissione TV japan-oriented

Francese, classe 1979, Guillaume Dorison non si dedica semplicemente alla scrittura, ma alterna i suoi interessi tra il giornalismo specializzato – è stato editor e redattore di riviste di videogame e di animazione giapponese – e la conduzione di programmi televisivi come Japon Investigation e TokuShow, incentrati sulla cultura del Sol Levante.

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Guillaume Dorison è un punto di riferimento in Francia per ciò che riguarda gli anime e i manga

È un entertainer, insomma, che si muove a trecentosessanta gradi, responsabile di aver creato un’intera linea di manga made in France – la collezione “Shogun” ideata nel 2006 per Les Humanoïdes Associés – scrivendone anche diversi con lo pseudonimo di Izu e vincendo, grazie a essi, numerosi premi nazionali di categoria.

Tra questi possiamo ricordare Omega Complex, Crusades, Le cycle de Ibiru e l’adattamento a fumetti del videogioco Devil may cry.

 

Nel 2010, Guillaume ha contribuito a dar vita anche allo studio Elyum, co-fondato col fratello Xavier e con gli illustratori Didier Poli e Jean-Baptiste Hostache, entrambi già noti al pubblico delle testate Mondadori Comics per aver disegnato, rispettivamente, Elric – il torbido ciclo fantasy pubblicato sulla collana “Prima” – e l’epopea steampunk Clockwerx, proposta su “Fantastica”.

In occasione dell’anteprima italiana di Black Lord, abbiamo raggiunto Guillaume per scambiare quattro chiacchiere con lui.

Mondadori Comics: Ciao e grazie per aver trovato un momento libero per incontrarci. Sappiamo che, tra scrittura e creazioni di programmi televisivi, sei sempre molto indaffarato…

6Guillaume Dorison: È un piacere! Sono contento che Black Lord venga lanciato anche in Italia.

MC: Come è nato il progetto Black Lord?

GD: In principio, si trattava di un’idea di mio fratello Xavier. Intendeva raccontare già da tempo qualcosa sui pirati della Somalia, ma non aveva mai il tempo di scriverla da solo. Quindi mi ha proposto di unirmi a lui, di riprendere in mano il progetto. Ci ha dato l’opportunità di creare qualcosa insieme. Ed è stato un vero piacere. Era la prima volta. Anche se condividiamo un immaginario comune, io, in generale, tendo più alla narrativa fantasy e, ancora di più, mi occupo di manga. È un modo per differenziarci!

MC: Da dove è scaturito questo interesse per un luogo distante e pericoloso come il Corno d’Africa, i cui mari sono diventati il regno della pirateria internazionale?

GD: L’interesse primario non era strettamente legato alla pericolosità del luogo. Lo scopo era quello di comprendere cosa accade davvero laggiù, di andare al di là dei pregiudizi e di parlarne, alfine, in una storia a fumetti.

Volevamo mostrare il quotidiano dei pirati: chi sono? Come si trasformano in pirati? Perché dei semplici pescatori sono spinti a imbracciare delle armi?

Ci si può rendere subito conto che i fatti possono essere visti secondo due punti di vista: quello degli occidentali e quello dei signori della guerra somali. In sostanza, si tratta solo di un grande cerchio di violenza che produce altra violenza. E noi volevamo descriverlo.

MC: Il tuo lavoro oscilla tra l’interesse per la cultura pop e leggera (come attesta, per esempio, il tuo stretto coinvolgimento nel mondo dei manga e degli anime), le storie fantasy e di fantascienza (basta pensare alle serie I signori della guerra, Omega Complex, ecc.) e gli excursus storico-biografici (Fawcett, Mary Kingsley). Come riesci a conciliare queste tue tre anime narrative?

GD: [Ride] Ah, ah! È una buona domanda! Sono, assai semplicemente, un vero e grande appassionato di manga e di animazione giapponese… ma anche di film di genere americani e di serie TV! Dunque si è venuto a creare un mélange tra la cultura pop asiatica e la fantascienza americana (soprattutto quella degli anni Ottanta e Novanta). Fawcett e Mary Kingsley rappresentano ancora un altro affare. Per farla breve, si trattava di lavori su commissione. Ma mi sono divertito un sacco su Fawcett, il cui protagonista era una sorta di Indiana Jones dei tempi passati.

Se vogliamo spingerci più lontano, si può rintracciare un vero e unico punto in comune tra tutte le mie serie a fumetti: l’idea di fare quella che io definisco come una “fiction naturalista”. Vale a dire, ancorare alla realtà ogni problematica narrativa, cercare di rendere davvero ogni cosa realistica. È per questo, per esempio, che preferisco il Batman visto da Christopher Nolan ad altre trasposizioni cinematografiche di genere supereroistico. O ancora il Daredevil della Netflix a tutto ciò che è stato prodotto sugli eroi in costume.

Amo l’idea di prendere il nostro mondo tale e quale a quello che ci appare e di calarvi all’interno delle situazioni di pura fiction. Se ne avessi la possibilità, farei una versione de I Cavalieri dello Zodiaco ambientata nella Tokyo di oggi, dove i personaggi sono degli eroi torturati, pieni di preoccupazioni quotidiane.

Per quanto riguarda il fantasy potrei invece citare Les aventuriers de la mer (“Gli avventurieri del mare”) o Le Soldat Chamane (“Il Soldato Sciamano”) di Robin Hobb, che per me esemplificano alla perfezione ciò che intendo con “fiction” e “fantasy naturalista”.

MC: In Black Lord, la presenza di un albo della collana Marvel “The uncanny X-Men”, mostrato come una sorta di correlativo concettuale, testimonia ulteriormente questa tua predisposizione…

© Marvel Entertainment Group

© Marvel Entertainment Group

GD: Già, attraverso il character del super-villain Magneto. È un’idea che ci è venuta durante la creazione del personaggio di Djad, il pescatore. Dovevamo dare una giustificazione al motivo per il quale conosce l’inglese, elemento che – dal punto di vista narrativo – rende più semplice e fluida l’iterazione tra i personaggi. Per cui Xavier e io abbiamo trovato che fosse divertente mostrare un somalo cresciuto col rock and roll e coi comics americani, una persona che avesse coltivato la sua visione del mondo leggendo fumetti… e che se ne serve per dare lezioni di storia e di vita a un occidentale!

Poi, l’esempio preciso di Magneto è legato all’idea focale della nostra storia, il tronco comune: non è sempre una questione di bene o di male, quanto piuttosto una questione di punti di vista.

Dal punto di vista di Magneto, lui protegge semplicemente i mutanti, la sua razza… e vale lo stesso per Djad.

MC: Ci vuoi parlare del coinvolgimento di Jean-Michel Ponzio, col suo stile iperrealistico? Illustrati da lui, Mondadori Comics ha già pubblicato (all’interno della collana “Fantastica”) Il Complesso dello scimpanzè e Il Protocollo Pellicano. Viste le sue attitudini, ha costituito una scelta inevitabile per Black Lord?

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Jean-Michel Ponzio

GD: La scelta si è imposta fin dall’inizio. Era talmente evidente! Noi volevamo che Black Lord fosse come un serial TV della HBO, pervaso da un côté di violenza e di iperrealismo… e Ponzio fornisce il massimo esempio di stile iperrealista nell’ambito della bande dessinée.

Non volevamo affermare menzogne sulla Somalia, né edulcorare la sua rappresentazione. Non è un graphic novel d’autore, denso di metafore. Nella testa di mio fratello e nella mia l’avevamo concepito come un film in due parti. Quindi volevamo cogliere il tutto con uno sguardo reale fino alla spietatezza, questo è quanto.

MC: Dopo il secondo album, al momento ancora in edito in Italia (ma di cui è già prevista la pubblicazione, sempre sulla collana “Prima”), Black Lord continuerà con altre vicende?

Il secondo volume di "Black Lord", di prossima pubblicazione

Il secondo volume di “Black Lord”, di prossima pubblicazione

GD: Lo spero! Ma toccherebbe a Glénat, il nostro editore, il compito di rispondere! Ah, ah! [Ride]

MC: Grazie per esserti intrattenuto con noi, Guillaume! Alla prossima!

GD: Grazie a voi per la bella chiacchierata!

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