Da “Il Complesso dello Scimpanzè” a “Zero Assoluto”: il cosmo come frontiera dell’anima

Samantha Cristoforetti e la Missione Futura ci hanno spinti a puntare di nuovo lo sguardo verso il cielo, facendoci riscoprire i sublimi interrogativi che da sempre accompagnano l’evoluzione dell’uomo. Interrogativi che graphic novel come “Il Complesso dello scimpanzè”, “Il Protocollo Pellicano” e “Zero Assoluto” esplorano in chiave narrativa e filosofica.

Blog 17 giugno 2015 alle 12:00

“Bisogna essere realisti: la colonizzazione di Marte non è alle porte. Ci saranno le missioni esplorative, certo. Ma non domani. Stiamo lavorando per mettere i piedi su un pianeta che non è il nostro e ciò che facciamo sulla Stazione spaziale internazionale ci permette di sviluppare tecnologie che ci consentiranno di fare questo passo. Mi piacerebbe molto partecipare a una missione diretta lì, ma per la mia prospettiva di carriera Marte rimane difficile. Comunque, non mettiamo limiti. Sicuramente spero di tornare nello spazio entro un numero ragionevole di anni.”

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Samantha Cristoforetti fotografa la Terra

A parlare è Samantha Cristoforetti, la scienziata italiana appena rientrata, dopo sei mesi di permanenza al di fuori dell’atmosfera terrestre, dalla missione Futura, svoltasi nei moduli-laboratorio a gravità zero della Iss (International space station).

Ingegnere, aviatrice ed astronauta, Cristoforetti non ha mai fatto mistero di amare la solitudine del vuoto siderale e di essere proiettata appieno verso la nuova sfida pionieristica che, dopo decenni di ripiegamento nell’inner space, l’umanità sta tentando di rilanciare all’universo che la circonda.

La prima donna italiana nello spazio è stata molto attiva sui social network nel corso della sua permanenza all’interno dei moduli dell’Iss, riuscendo a comparire in diretta anche in numerose trasmissioni televisive. E i suoi legami familiari, in Trentino, sono sempre stati saldissimi. Eppure il richiamo dell’esplorazione e della scoperta, la sua volontà di forzare i limiti e di “spingersi dove nessun altro è mai giunto prima” non le farebbero temere di allontanarsi dal consorzio umano per altri lunghi periodi se non, addirittura, per sempre, in una missione – quella su Marte – che si preannuncia, per molti versi, senza previsione di ritorno a casa.

Un’opera di fantascienza che si rispetti, deve saper catturare le temperie del mondo reale tramutandole in visioni immaginifiche. E sulla collana “Fantastica”, di graphic novel capaci di catturare lo zeitgeist corrente noi di Mondadori Comics ne abbiamo pubblicati diversi.

Impossibile, per esempio, non ricollegare la figura di Samantha Cristoforetti a quella di Helène Freeman, l’astronauta americana protagonista de Il Complesso dello scimpanzè, che vi abbiamo proposto in un’unica soluzione sul numero 9 della nostra serie antologica dedicata alla fantascienza e al fantasy.

Freeman ha una bambina, Sofia, che la attende a casa e che vive in maniera traumatica i lunghi allontanamenti della madre, chiamata spesso dalla NASA a svolgere compiti delicatissimi. Compiti che la donna accetta senza porre mai eccezioni; senza farsi imbrigliare dai doveri nei confronti di sua figlia; spinta unicamente dal desiderio di essere la migliore astronauta della sua generazione e di comandare l’equipaggio destinato a intraprendere la prima spedizione verso il Pianeta rosso.

Sceneggiato da Richard Marazano e disegnato, con le sue mirabili tecniche digitali, da Jean.Michel Ponzio, Il Complesso dello scimpanzè propone, sotto forma di thriller esoterico, un’audace riflessione sul futuro dell’umanità. La protagonista, infatti, rimane invischiata in un’anomalia quantica che, dopo averla fatta temere per la sua vita e per il fallimento dell’impresa, le svela – in un finale tanto enigmatico quanto affascinante e catartico – che la struttura della realtà non prevede sviluppi unidirezionali e che a una caduta nell’oblio corrisponde, contemporaneamente, un’ascesa radiosa verso le stelle.

La meccanica quantistica e la sua inscindibile connessione con lo sguardo umano che si posa sul mondo, è al centro di un altro lavoro di Marazano e Ponzio, Il Protocollo Pellicano, storia in sei capitoli pubblicata integralmente sui numeri 12 e 15 di “Fantastica”. Come ne Il Complesso dello scimpanzè, anche in questo caso la filosofia si fonde con l’analisi delle iterazioni sociali per dar vita a un allucinante thriller psicologico.

Tuttavia, ne Il Protocollo Pellicano i protagonisti – un gruppo di persone comuni rapite e tenute in cattività da una misteriosa organizzazione che li utilizza come cavie per un bizzarro esperimento – sono obbligati a vivere solitudini e convivenze al di là della loro volontà.

Ci sono ormai care e familiari le immagini di Samantha Cristoforetti intenta a svolgere test scientifici all’avanguardia per i principali centri di ricerca della Terra oppure a osservare e a fotografare sorridente il globo terracqueo dai grandi oblò dell’Iss. Nel romanzo grafico di Marazano e Ponzio, invece, il lettore si ritrova ad assistere a una vicenda claustrofobica e alienante: i protagonisti della storia sono rinchiusi in celle d’isolamento prive di luce diurna situate in un luogo altamente classificato e non conoscono le finalità dei freddi e crudeli studi psico-attitudinali ai quali vengono sottoposti. Perfino gli scienziati che li monitorano ventiquattr’ore su ventiquattro e le guardie che li sorvegliano sembrano implicati, loro malgrado, in un incomprensibile puzzle di ingegneria sociale mista a paranoia.

Pure ne Il Protocollo Pellicano le meccaniche quantistiche – studiate e vagliate da un’avveniristica intelligenza artificiale che si comporta come un deus ex machina – svolgono una funzione cruciale. E, come ne Il Complesso dello scimpanzè, conducono a una sorprendente e poetica risoluzione della trama.

Ma il sogno della conquista di nuovi mondi lascia intravedere anche incognite capaci di trasformarsi in incubi a occhi aperti. È quanto avviene in Zero Assoluto, allucinante thriller dello spazio profondo sceneggiato ancora una volta da Marazano su soggetto di Christophe Bec, che del graphic novel – pubblicato questo mese sul sedicesimo volume di “Fantastica” – è anche disegnatore e curatore della parte cromatica.

Zero Assoluto prende il via come un melange di alcuni tra i migliori film di genere fantascientifico: il ciclo di Alien, La Cosa di John Carpenter, Screamers di Christian Duguay, Solaris nella versione diretta nel 2002 da Steven Soderbergh e Ultracorpi di Abel Ferrara. E il desiderio degli autori di fornire, attraverso il fumetto, una dimensione cinematografica alla storia, è evidenziato, oltre che dalle spettacolari vignette tendenti progressivamente al widescreen, anche dal ricorso a modelli attoriali: in primis, Tom Cruise, che dà il volto a Chet B. Nowland, comandante di un manipolo di marine diretto su un pianeta ghiacciato per scoprire perché gli uomini di stanza su un avamposto denominato ASOR 3 non danno più segni di vita.

Zero Assoluto non si fonda sull’azione pura. I momenti adrenalinici non mancano, ma la narrazione procede con frequenti omaggi e citazioni letterarie e pop che fanno da contrappunto ai pensieri, ai sentimenti, alle emozioni dei protagonisti e alle relazioni che intercorrono tra essi. Viene rievocata, così, la canzone Born in the USA di Bruce Springsteen (a indicare che i soldati giunti su ASOR 3 sono uomini comuni che se avessero avuto altre opportunità di vita sarebbero finiti a fare gli operai in una catena di montaggio), le vignette del graphic novel Maus di Art Spiegelman e le opere d’arte di John Heartfield (che accompagnano la deriva razzista e intollerante di uno dei personaggi), le tavole di un fantomatico fumetto western (a contrassegnare il clima da ultima sfida che aleggia sulla storia), ma soprattutto le pagine del romanzo Il Maestro e Margherita.

Del capolavoro grottesco ed iniziatico scritto negli anni Trenta del secolo scorso dal russo Michail Bulgakov, Marazano e Bec riadattano addirittura, sotto forma di tavole disegnate, alcune parti fondamentali: il dilemma di Ponzio Pilato davanti al martirio di Jeshua Ha-Nozri (Gesù il Nazareno); la rabbia del discepolo Levi Matteo nei confronti di Dio per non aver impedito la crocifissione del Messia; il ballo tra Margherita – donna intrappolata in un matrimonio senza amore e avvinta in un’aura stregonesca – e Woland, incarnazione terrena di Satana in persona. Immagini e sequenze che in Zero Assoluto simboleggiano l’eterno scontro tra umanità e mistero, tra crisi e trasformazione, tra paura dell’ignoto e attrazione nei confronti di ciò che è distante e ineffabile.

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