Fantastica, “Bunker”: tra gli incubi di Lovecraft e il realismo magico di Buzzati

Il diciannovesimo volume della collana “Fantastica” propone i primi tre capitoli di “Bunker”, saga fantascientifica a sfondo ucronico, con frequenti deviazioni horror, ideata da Christophe Bec e Stéphane Betbeder. Ne parliamo col principale interprete grafico, l’italiano Nicola Genzianella.

Blog 2 settembre 2015 alle 12:00

Il primo tomo di Bunker – intitolato Frontiere proibite – si apre offrendo ai lettori panoramiche vertiginose su una misteriosa terra di confine, la Demarkacia, situata a migliaia di metri di altitudine. Non si tratta della catena montuosa del Tibet, ma possiede vette e caratteristiche climatiche di estremo rigore che inevitabilmente la ricordano.

La gelida Demarkacia rappresenta la propaggine più estrema e impenetrabile del Velikiistok, un gigantesco impero che potrebbe assomigliare a una Russia zarista dotata, però, di un potenziale bellico e tecnologico da grande potenza contemporanea, nonché di un apparato militare che può riportare alla memoria quello dell’Armata Rossa alla fine degli anni Settanta, quando l’Unione Sovietica decise di impiegare il suo esercito per invadere l’Afghanistan.

Oltre le cime innevate e virtualmente inaccessibili dell’Ulù-Téliak – una cima corrispondente all’Everest o al K2 – si estendono gli sconosciuti territori appartenenti agli Ieretik, una popolazione considerata ostile ma di cui, tuttavia, i soldati del Velikiistok hanno assai raramente affrontato le truppe. Asserragliati in un gigantesco bunker edificato a oltre settemila metri di altezza, lo scopo della loro presenza tra i massicci e i burroni della Demarkacia sembra celare qualcos’altro. Su un fianco della montagna si apre, infatti, l’accesso a una faglia che conduce a una dimensione sconosciuta, popolata da mostruose e letali creature alle quali anche gli uomini meglio armati non possono opporre alcuna resistenza.

La trama di Bunkerdiciannovesimo volume della collana “Fantastica”, già da alcuni giorni disponibile nelle edicole, nelle fumetterie, nelle librerie e negli store online – si fonda su un puzzle affascinante che riesce a combinare visioni ucroniche (il Velikiistok è un mondo che rimanda automaticamente a 1984 di George Orwell), scenari fantasy da incubo (una dimensione parallela che pare fuoriuscita dal film The Mist, gioiello orrorifico tratto da un racconto di Stephen King), drammi dinastici (imperi e regni in rotta di collisione, intrighi di corte), intrecci spionistici e misteri fantascientifici (presenze extraterrestri, astronavi perdute, esseri imperscutabili che indirizzano le sorti dell’umanità). Un melange unico, in cui si riesce a intravedere l’immaginario sublime e disturbante dello scrittore H.P. Lovecraft e, allo stesso tempo, il realismo magico ed esistenzialista di Dino Buzzati. Non a caso entrambi gli autori sono presenti nel volume grazie ad alcune citazioni introduttive e a diversi omaggi disseminati all’interno della storia.

Solo per fare un rapido esempio, nella lingua fittizia del Velikiistok la parola “soldato” si traduce col termine “drogo”. E Giovanni Drogo è proprio il nome del protagonista de Il Deserto dei Tartari, il romanzo più noto di Buzzati.

Da un certo punto di vista, Bunker – il cui personaggio principale è Aleksi Stassik, un drogo in possesso di un terribile potere latente in grado di radere al suolo un’intera città e di disintegrarne gli abitanti – è assimilabile, per atmosfere, mood e tematiche, a Prometeo, l’altra grande hit di “Fantastica” creata da Christophe Bec.

Di Bunker Bec ha sceneggiatoin tandem con l’amico e collega Stéphane Betbeder – l’intera storyline (che si chiuderà in un volume di prossima pubblicazione dal titolo Carneficine), disegnandone anche il capitolo iniziale. Ma, assalito da una crisi di confidenza col proprio stile di disegno (così come ha avuto modo di spiegarci con assoluta sincerità nell’intervista esclusiva che gli abbiamo rivolto poche settimane fa), ha deciso di mettere da parte i suoi strumenti grafici per lasciare il posto all’italiano Nicola Genzianella.

Nicola Genzianella

Nicola Genzianella

Piacentino, classe 1967, Genzianella si è formato alla Scuola del Fumetto di Milano, avendo come insegnanti illustratori del calibro di Aldo Di Gennaro, Angelo Stano e Giampiero Casertano.

Dal punto di vista professionale ha esordito nel 1990 sul periodico antologico “Zona X”, edito dalla Sergio Bonelli Editore. Un legame, quello col colosso milanese dell’entertainment a fumetti che – dopo alcune pubblicazioni sulla rivista “L’Intrepido” e su “Il Giornalino” delle Edizioni Paoline – si è definitivamente consolidato quando l’artista è entrato a far parte dello staff dei disegnatori di “Dampyr”, testata fantasy-orrorifica di cui è ormai una delle colonne grafiche.

Bunker ha rappresentato per Genzianella un’ulteriore tappa di crescita, ponendolo a confronto con un mercato, quello transalpino, i cui format differiscono notevolmente da quelli italiani. Un’esperienza felice, coronata nel 2008 da un prestigioso riconoscimento, La Brique d’Or, assegnato – nell’ambito del Festival della Bande Dessinée di Tolosa – al secondo volume della serie come Miglior opera di fantascienza a fumetti.

Layout di tavola, matite e una cover di Genzianella per Bunker © Dupuis Bec/Betbeder/Genzianella

Genzianella – il cui sito personale si trova all’indirizzo www.nicolagenzianella.com – ha gentilmente accettato di intrattenersi un po’ con noi per rispondere ad alcune domande. Per l’occasione ci ha, inoltre, fornito in esclusiva tavole e sketch originali che attestano il certosino lavoro di preparazione da lui svolto per Bunker e che vanno a integrare il backstage presente in appendice al volume di “Fantastica”.

Foto-Genzianella-2

Mondadori Comics: Il tuo coinvolgimento sulla serie Bunker è avvenuto a partire dal secondo capitolo, con un avvicendamento grafico tra Christophe Bec e te. Come è avvenuto il tuo ingresso sulla serie? Avevi già avuto esperienze professionali in altri mercati al di fuori di quello nazionale?

Nicola Genzianella: In realtà il coinvolgimento è avvenuto per caso, nel senso che cercavano un disegnatore che proseguisse la realizzazione grafica della serie con determinate caratteristiche. Fortuna ha voluto che abbiano scelto me. Probabilmente ciò è avvenuto dopo che gli autori e gli editor della Dupuis hanno visionato i miei precedenti lavori su “Dampyr”. Fino a quel momento non avevo ancora avuto esperienze al di fuori dell’Italia

Tavole di Genzianella per “Bunker” © Dupuis Bec/Betbeder/Genzianella

MC: Rispetto ai tuoi contributi per la Sergio Bonelli Editore, ancora adesso la tua publishing house di riferimento, su Bunker hai dovuto adottare una nuova costruzione della tavola, passando dalle tre alle quattro strisce e ampliando il numero delle vignette per pagina. Hai avuto difficoltà in tal senso oppure hai usufruito dell’ausilio di un decoupage esterno?

NG: All’inizio ho fatto un po’ fatica… Ti rendi conto da subito che è una fase iniziale, quella della costruzione della tavola, che richiede una certa dose di studio e può fare la differenza nell’equilibrio complessivo della resa artistica e della narrazione. Bisogna dare il giusto spazio alle singole vignette, seguendo comunque le indicazioni della sceneggiatura e rispettando le regole della leggibilità.

Posso dire di aver fatto quasi sempre tutto da solo e, contrariamente a quanto avviene oggi, non facevo visionare a Bec i layout, ma direttamente le matite.

Altre tavole disegnate da Genzianella per “Bunker” © Dupuis  Bec/Betbeder/Genzianella

MC: Hai avuto libera scelta nelle inquadrature delle vignette – sempre molto dinamiche e angolate, ai limiti del vertiginoso – oppure hai seguito delle precise indicazioni da parte degli sceneggiatori?

NG: Certamente la sceneggiatura fornisce delle indicazioni, ma sono io che decido il risultato finale. Se, giusto per fare un esempio, l’indicazione dello script riguarda un’inquadratura dal basso, devi farla ovviamente dal basso, ma decidi tu di quanto angolare, la luce, la disposizione dei singoli elementi e così via.

MC: Tra i tuoi numi tutelari citi Aldo Capitanio, Alarico Gattia, Gino D’Antonio, Victor De La Fuente… Le loro influenze artistiche si avvertono molto in Bunker, in particolare all’interno del secondo capitolo, contraddistinto da una peculiare ambientazione mediorientale, densa di spazi e colori desertici…

Sketch di Genzianella per “Bunker”

NG: La loro influenza si percepisce nel mio modo di disegnare quotidiano. In realtà, per quanto riguarda Bunker, il primo passo è stato quello di studiarmi a fondo il modo di disegnare di Bec, dal momento che mi era stato chiesto di continuare la sua opera. Ovviamente mettendoci del mio. Con il tempo, poi, negli album successivi, ho acquisito uno stile più definito e personale.

Per le ambientazioni mi sono comunque attenuto al materiale e alle indicazioni di cui andavo in cerca e che in parte mi veniva fornito.

MC: La texture dei tuoi disegni è molto curata, con tratteggi e ombreggiature di grande raffinatezza. Come procedi nella definizione di figure e volumi? Ricorri a modelli, fotografie, ecc.?

Sketch di Genzianella per “Bunker”

NG: Nel secondo album, non avendo ancora dimestichezza con i canoni della bande dessinée, ho mantenuto un’inchiostrazione più semplice, fondata su una linea più chiara, limitando il tratteggio perché pensavo non si dovesse caricare troppo la tavola. Poiché non ne ero molto soddisfatto, già a partire dal volume successivo ho dato maggiore spessore all’inchiostrazione, avvicinandomi di più, diciamo, a quella che adotto per “Dampyr”.

Come sempre, ricorro a materiale fotografico (con l’ausilio di libri o di internet) e, per le figure e i modelli, anche ai vecchi e cari fotoromanzi. Ho scoperto che Bec ricorre alla mia stessa tipologia di fonti.

MC: Hai contribuito, in qualche modo, alla definizione della parte cromatica oppure si tratta di un intervento esclusivamente esterno?

NG: No, l’intervento è stato di pertinenza assoluta della colorista, la brava Marie-Paule Alluard. Tra l’altro, a quanto mi risulta, una colorazione fatta a mano, quindi molto naturale.

MC: Bunker è situato in una dimensione ucronica, con al centro un impero che rimanda alla realtà dei Paesi dell’Europa dell’Est. Con quale criterio hai plasmato le ambientazioni e il vestiario dei personaggi? Quali riferimenti iconici hai adottato?

NG: Anche in questo caso le indicazioni mi sono state fornite dagli sceneggiatori e, in parte, ho fatto riferimento, specialmente per le divise, al primo capitolo disegnato da Bec. È vero che ci troviamo in un universo fantastico, ma, come avete ben notato, si rifà quasi sempre a una realtà precisa, con ambienti precisi: quindi paesaggi rurali russi e dell’Europa dell’Est, per l’appunto; Marocco e Nord Africa; Medio Oriente. I costumi e i tratti somatici dei personaggi sono quelli tipici delle popolazioni che vivono alle varie latitudini in cui è ambientata la storia. Sola eccezione, le divise di stampo nazista indossate dall’alto ufficiale Velikic, l’uomo più potente di Velikiistok, dopo l’imperatore. Le uniformi militari sono quelle che avevano in dotazione i marine americani di stanza in Afghanistan e in Iraq.

Fanno eccezione le sequenze che riguardano le presenze aliene e le ambientazioni nella città degli Ieretiks, dove le architetture sono state totalmente inventate.

CB: Sei ancora oggi una delle colonne di “Dampyr”. Bec ci ha però detto che gli piacerebbe molto lavorare di nuovo con te. Quali sono i tuoi progetti futuri?

NG: Effettivamente con Bec c’è stata fin da subito un’ottima intesa, ma, visti i miei prossimi impegni, al momento una nuova collaborazione con lui risulta difficile. Chissà, in futuro…

Attualmente, oltre che su “Dampyr”, sono al lavoro su un progetto di Mathieu Mariolle (lo sceneggiatore de La Via della Spada) che l’editrice Casterman farà uscire a breve, nel gennaio del 2016. Ce n’è poi un altro che verrà prodotto, come Bunker, da Dupuis.

Nel tempo libero, diciamo, mi sto dedicando a una serie horror, The Noise, scritta da Pietro Gandolfi e autoprodotta dalla Ora Pro Comics, un’associazione piacentina di cui faccio parte.

MC: Grazie per esserti intrattenuto con noi, Nicola.

NG: Grazie a voi.

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