“Fantastica”: dalla tragedia spaziale di Khaal alla fantascienza horror di Santuario

L’arrivo nelle edicole, nelle librerie e nelle fumetterie del secondo volume di “Fantastica” – che stavolta ospita Santuario, kolossal lovecraftiano di Xavier Dorison e Christophe Bec – non ha ancora smorzato l’eco che Khaal – la cruda space-opera di Louis e Valentin Sécher – ha suscitato tra i lettori il mese scorso.

Blog 2 aprile 2014 alle 12:00

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Xavier Dorison

Xavier Dorison è uno degli sceneggiatori francesi più abili e interessanti tra quelli emersi negli ultimi quindici anni dal mondo del fumetto transalpino.

Quarantaduenne parigino, Dorison si mise, infatti, per la prima volta in luce nel 1997, quando uscì il capitolo d’esordio de Il Terzo Testamento, spettacolare action-thriller esoterico d’ambientazione medievale disegnato dal talentuoso Alex Alice. E al Terzo Testamento – che resta, nel suo genere, un capolavoro assoluto del fumetto mondiale a cavallo tra XX e XXI secolo – si sono poi andate ad aggiungere altre saghe sospese tra avventura scatenata e pesanti contaminazioni fantastiche come – solo per citarne qualcuna – Prophet, che avvalendosi dei disegni di Mathieu Lauffray, unisce certe tematiche del serial televisivo americano Fringe alle atmosfere estreme del film L’armata delle tenebre di Sam Raimi; l’affascinante W.E.S.T. – scritto in collaborazione con Fabien Nury e illustrato da Christian Rossi – che associa il genere steampunk alle modalità action di Missione: Impossibile, e Le Sentinelle, un’ucronia a sfondo bellico affidata alle tavole del maestro argentino Enrique Breccia.

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© Les Humanoides Associés © Dargaud © Delcourt © Glénat

Di Dorison – che ha lavorato anche per il cinema e la TV, scrivendo, ancora assieme all’amico Nury, il poliziesco d’azione Les brigades du Tigre e il noir Pour toi j’ai tué – Mondadori Comics presenta adesso, in edizione integrale, sul secondo volume della collana “Fantastica”, Santuario, una claustrofobica avventura sottomarina, densa di richiami alla narrativa orrorifica di H.P. Lovecraft, ai film di John Carpenter (Il Signore del Male, Fantasmi da Marte), di Paul W.S. Anderson (Punto di non ritorno) e James Cameron (The abyss) e al ciclo di Alien, illustrata da Christophe Bec.

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Pour toi j’ai tué © 20th Century Fox Fog di John Carpenter

Un artista, quest’ultimo – coadiuvato, su Santuario, dalla suggestiva tavolozza digitale del colorista Homer Reyes – estremamente prolifico, capace di dividersi tra le matite e i pennelli e la tastiera del word processor per scrivere storie destinate ad altri disegnatori. Proprio su sue sceneggiature, infatti, hanno visto la luce serie di successo come Tenebre – in cui il fantasy medievale va a innestarsi su scenari cosmici – e Prometeo – una saga di vasto respiro basata sulla contaminazione tra i generi più disparati – che verranno proposte nei prossimi mesi sempre all’interno di “Fantastica”.

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Il Signore del Male di John Carpenter  Punto di non ritorno di Paul W.S. Anderson
Christophe Bec

Christophe Bec

I volumi originali che compongono la saga di Santuario si sono rivelati dei veri e propri bestseller in Francia, superando, messi insieme, la cifra capogiro di circa mezzo milione di copie vendute, guadagnandosi importanti nomination a vari festival del cinema e del fantastico d’Oltralpe e conquistando per un certo periodo – grazie al suo impianto cinematografico, alle sue scenografie mozzafiato e all’attenzione ai dialoghi tra i personaggi – l’interesse di Hollywood.

Oltretutto, di recente, Les Humanoides Associés – sotto il cui marchio è stato originariamente pubblicato Santuario – ha dato il via alla realizzazione di un prequel che vedrà stavolta Christophe Bec nelle vesti di soggettista, mentre la parte grafica sarà appannaggio dell’italiano Stefano Raffaele.

Prima di Santuario, però, è stata Khaal: Cronache di un imperatore galattico a segnare l’esordio della nostra collana antologica, suscitando interesse e discussioni tra appassionati e critici, colpiti, oltre che dall’indubbia bellezza ed efficacia delle illustrazioni di Valentin Sécher, dalla carica dissacrante della storia, improntata su un unico anticlimax che vede il sanguinario Khaal assurgere pressoché incontrastato a conquistatore delle galassie. Una storia concepita da Stéphane Louis, che, come il collega Christophe Bec, riesce a dividersi tra il tavolo da disegno e la stesura di sceneggiature concepite per altri cartoonist.

Louis

Louis

Autodidatta, classe 1971, ex insegnante statale, Louis non si occupa solo di fumetti, ma anche, più in generale, di comunicazione e pubblicità. In qualità di disegnatore, si dichiara influenzato dai lavori di Olivier Vatine – autore, assieme a Thierry Cailleteau, del fantasy di culto Aquablue – e del duo statunitense formato da John Byrne e Terry Austin, illustratori, a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, di un rinomato story-arc degli X-Men sceneggiato da Chris Claremont. Ma anche i classici per l’infanzia della bedé francobelga e i manga nipponici hanno fatto parte della sua formazione. Fonti d’ispirazione che gli hanno donato – come dimostrano serie di fantascienza gustose e leggere come Tessa, Agent intergalactique e Miss Deeplane – uno stile agile e veloce, dinamico e divertente, assai diverso da quello massiccio, iperrealista, saturo di chiaroscuri sfoggiato da Valentin Sécher su Khaal.

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© Soleil © Claire de Lune
Valentin Sécher

Valentin Sécher

Sechér è un giovanissimo talento francese – ha appena compiuto ventisei anni – che Louis in persona ha scoperto durante una sessione di esami presso la Scuola d’Arte Pivaut di Nantes, alla quale partecipava in qualità di presidente di giuria.

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© Valentin Sécher

Affascinato da artisti come Norman Rockwell, Alex Ross e Travis Charest, Sécher nasce quindi come illustratore puro e ha dovuto confrontarsi costantemente con l’esperienza di Louis per riuscire a mettere a punto il suo approccio al linguaggio del fumetto. Un’arte che richiede abilità peculiari, tra le quali un senso dello storytelling e delle inquadrature che travalicano la semplice destrezza nella gestione delle “belle immagini” e del colore.

Per Khaal mi sono rifatto ai comics americani, ma anche ai romanzi,” ha rivelato Louis nel corso di un’intervista al magazine online BDGest. “È in parte l’Elric di Melniboné di Michael Moorcock, ma senza l’aspetto ‘buono’ che ne va a controbilanciare le inclinazioni maligne e la tendenza alla solitudine. Inoltre se il Silver Surfer della Marvel avesse i poteri e la fame di Galactus, sarebbe qualcosa di molto vicino a Khaal. Per le sue fattezze ho trovato con Sécher un modello in Kratos, il protagonista del videogame God of War. C’è poi il suo vascello-mondo. Una mia ossessione ricorrente è quella dei mondi intesi come matrioske russe. I mondi dentro i mondi, dentro i mondi, dentro i mondi e così via. Io stesso ho la tendenza a dire che il mio spirito, il mio mondo, è bloccato in un vascello-mondo che è il mio corpo, a sua volta collocato su un mondo, eccetera. Amo moltissimo quest’idea che i confini di un mondo non sono che l’inizio di un altro.”

God of War © Sony Entertainment

God of War © Sony Entertainment

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© Marvel Comics

Louis, però, aggiunge un particolare assai interessante: “In veste di sceneggiatore non cerco mai la sorpresa fine a se stessa, ma la costruzione. Per esempio, l’arrivo degli invasori xenopsylliani su Ether, il mondo di Khaal, è una metafora. Il succhiello della loro nave spaziale penetra Ether come un simbolo fallico. Ed Ether è come la matrice, l’uovo. L’incontro tra la Regina e il Re genera un mostro: Khaal, l’Imperatore. Che acquisisce autonomia e si rivela al mondo. Vedete? Alcune cose non sono esplicite, ma simboliche. In questo consiste il piacere di essere uno sceneggiatore. Costruire le cose su mille strati, con diversi livelli di lettura, anche se so che la maggior parte non verrà percepita. Ma questo tipo di riflessione, alla fine, permette di giungere a qualcosa di credibile.”

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Pin up di Valentin Sécher Una tavola tratta da Khaal

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