Giancarlo Berardi, Ken Parker e la Ballata di Pat O’Shane

Giunta ormai alla sesta uscita, la collana “Ken Parker” targata Mondadori Comics ha reso evidente il rivoluzionario progetto editoriale che la rende unica e imperdibile per nuovi e vecchi appassionati. E mentre la critica incomincia ad analizzarne la portata, torniamo a incontrare Giancarlo Berardi, creatore letterario della serie

Blog 21 maggio 2014 alle 12:00

kenparker_cover_6Una lezione di narrazione e di corretta sintassi fumettistica: è questo ciò che la collana “Ken Parker” targata Mondadori Comics ha dimostrato di essere. Un’opera che sottende un immane lavoro di revisione e riscrittura, di ripensamento e di riequilibrio di intere tavole. Il tutto per ottimizzare ed esaltare ulteriormente una saga drammatico-avventurosa che aveva già contribuito a fare la storia del fumetto italiano.

Qualcosa, insomma, che non era mai stata tentata prima e che ha generato, addirittura prima ancora dell’uscita nelle edicole, nelle librerie e nelle fumetterie del primo numero della collana, reazioni contrastanti nel mondo dei fan e degli appassionati.

Fatto sta che anche tra coloro che si mostravano più scettici sulla necessità di mettere mano a una serie leggendaria stratificatasi per quarant’anni nella memoria dei lettori, si è aperto un ampio fronte di entusiasti. Persone che, pur avendo letto più e più volte i capitoli che compongono la vicenda di Ken Parker, si sono alfine ritrovati davanti a una narrazione nuova, fresca, agile, depurata da ogni pesantezza stilistica e tecnica sedimentatasi nei decenni.

È il caso, per esempio, di Daniele Giambi, curatore di Lungo Fucile, un blog senza scopo di lucro che testimonia tutto il suo amore per il personaggio di Berardi e Milazzo. Daniele, che, oltretutto, è uno dei più grandi collezionisti italiani di pubblicazioni e merchandising dedicati al biondo trapper del Montana, ha voluto renderci partecipi del nuovo entusiasmo che il “Ken Parker” edito da Mondadori Comics gli ha trasmesso, scrivendoci, con un linguaggio colloquiale, diretto e spontaneo, una lusinghiera analisi critica dei primi volumi della collana.

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Un set di cartoline realizzato negli anni Novanta dalle Edizioni Lo Vecchio Un altro set di cartoline realizzato dalle Edizioni Lo Vecchio Una cartolina natalizia destinata alla beneficenza realizzata negli anni Novanta dall’Associazione Amici di Ken Parker

“Trovo assolutamente meraviglioso il formato scelto,” ha affermato Daniele nella sua e-mail. “Un formato che consente di apprezzare al meglio i dettagli delle tavole. Chiaramente è ottima la qualità della carta, nulla da dire, e il packaging nel suo insieme suggerisce che si tratta di un’edizione di livello ben più alto del prezzo richiesto per il suo acquisto. Molto bella pure la grafica di copertina col colore della testata che cambia in base alle tonalità dell’illustrazione di Ivo Milazzo.

“Per quanto riguarda i contenuti, ho apprezzato particolarmente il fatto che prima di ogni storia vengano indicati l’arco temporale in cui si svolge, la sua collocazione geografica, nonché i personaggi che agiscono all’interno dell’avventura. Ottima cosa, che darà l’idea, una volta che la collana sarà terminata, di possedere un corpus unico suddiviso in capitoli legati tra essi. In questo senso aiuta pure il fatto che la splash page iniziale non riporta il titolo dell’episodio, ma semplicemente la data di riferimento e il luogo dove inizia la narrazione.

“Una volta, negli anni Sessanta e Settanta, molti collezionisti di fumetti avevano l’abitudine di rilegare annate intere dei propri fumetti preferiti privandoli della copertina originale e raccogliendoli in corposissimi volumi che li contenevano tutti. Ecco idealmente mi sembra di avere in mano una cosa del genere, come una megaraccolta di albi rilegati. Ma con, in più, la certezza che le cover originali non andranno perdute.

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Cover de “Il Fumetto”, rivista amatoriale dell’Anaf Cover di un numero di “Fumo di China” ancora in versione fanzine Ken Parker e Pat O’Shane sulla cover della fanzine partenopea “Strip

“Altra cosa che rende interessante questa edizione, a mio giudizio,” prosegue Daniele, “è il fatto che in realtà non si può dire che si tratti di un’ennesima ristampa, ma di qualcosa di completamente nuovo! Può capitare, per esempio, rileggendo un libro o riguardando un film che ci eravamo gustati da ragazzini, di avere, a distanza di anni, un occhio diverso rispetto al passato. Perché le esperienze della vita ci hanno cambiati, perché magari alcuni interessi che avevamo ci hanno abbandonati, perché alcuni modi di pensare sono mutati o si sono raffinati. Insomma ci sono dei cambiamenti. Però, di solito, sono cambiamenti che investono il lettore del libro o lo spettatore del film. Al contrario, non credo si abbia spesso la possibilità di rileggere un fumetto che avevamo amato trenta o quarant’anni prima, cambiato e modificato dall’autore stesso secondo le sue nuove sensibilità, le sue diverse esperienze ed esigenze.

Cioè, in questo caso abbiamo la possibilità di avere praticamente tra le mani “Ken Parker” così come sarebbe stato realizzato se gli autori avessero potuto viaggiare per decenni indietro nel tempo, con tutto il loro bagaglio di esperienze e competenze acquisite nel corso della loro vita! Una figata pazzesca! E di pari passo trovo altresì interessante confrontare questa edizione con le vecchie e mettermi a cercare quali cose gli autori hanno pensato di modificare e a immaginare i motivi che possono averli spinti a operare certi cambiamenti. Ecco, penso che sia un cospicuo insieme di cose a rendere imperdibile l’edizione Mondadori Comics anche per i lettori storici di “Ken Parker”.

“Poi, certo, devo aggiungere che io, da affezionato fan kenparkeriano, provo una gioia immensa anche solo nell’andare ogni settimana in edicola a prendermi il nuovo numero della collana. Si tratta di una piacevole abitudine che anche fino a solo pochi mesi fa ero convinto che non mi sarei mai più potuto concedere!”

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Giancarlo Berardi appare su un numero della fanzine “Marvel Series” Ken Parker su un numero della rivista “Schizzo”, edita dal Centro Fumetto Andrea Pazienza di Cremona
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Luca Raffaelli

Inevitabile incominciare la chiacchierata con delle considerazioni sull’accoglienza critica riservata agli interventi letterari e artistici effettuati sulla serie originale.

Giancarlo, gli interventi di revisione e ottimizzazione sulle storie di “Ken Parker” hanno suscitato reazioni contrastanti. C’è chi – anche tra i lettori e gli appassionati storici della serie – li ha valutati in maniera aperta e positiva. Ma c’è anche chi li ha contestati, adducendo la presunta “intoccabilità” delle opere così come sono concepite all’origine.

Qual è la sua posizione “teorica” su questo spinoso, ma, allo stesso tempo, interessantissimo argomento?

La mia idea è che un autore abbia il diritto/dovere di ritoccare il proprio lavoro fino a raggiungere il risultato che giudica ottimale. In campo letterario è una prassi comune quella di rivedere le opere a ogni riedizione. Esempi illustri? Manzoni tra il 1820 e il 1840 ha riscritto più volte I promessi sposi, e Leonardo Da Vinci ha ridefinito per decenni i suoi capolavori.

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Un’edizione critica di “Fermo e Lucia” e de “I Promessi Sposi” nella versione ventisettana Una pagine de “I Promessi Sposi” nella versione del 1840-41

Chi desidera la prima versione di Ken Parker, può semplicemente scegliere tra le varie edizioni precedenti.

Una presa di posizione chiara e netta, quindi…

Ma adesso torniamo alle storie. Nel corso dei nostri precedenti incontri avevamo parlato di una “prima stagione” di Ken Parker (compresa all’interno dei primi quattro volumi della collana targata Mondadori Comics) alla quale era seguita una “seconda”, ambientata sui mari e tra i ghiacci artici (tre racconti in tutto, inseriti a cavallo tra il quinto e il sesto volume). Soffermiamoci adesso sulla “terza”, corrispondente ai quattro episodi che vedono come compagna di avventure del protagonista la vulcanica Pat O’Shane.

Come nasce questo personaggio già amatissimo dai lettori storici della serie?

È, come sempre, un assemblaggio di frammenti diversi. Di mio ci vedo la propensione a fantasticare e a trasgredire. La tenerezza e il candore provengono da Kitty, la mia fidanzata di allora (parliamo della fine degi anni Settanta). L’improntitudine da un’amica di mia madre. Ma ci sono influenze letterarie e cinematografiche, naturalmente. Nella mia mente aveva le sembianze di Hailey Mills, una simpatica bambina protagonista, negli anni Sessanta, di Pollyanna e di altri film targati Disney.

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Una giovane Hailey Mills Hailey Mills, star dei film Disney
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Hailey Mills era davvero Pat O’Shane… Probabilmente una Pat O’Shane matura avrebbe questo volto…

Nell’episodio di apertura della “stagione”, La Ballata di Pat O’Shane, le normali didascalie vengono sostituite da un testo musicale di sua creazione (che proponiamo anche ai nostri lettori, in coda all’intervista). Da dove nacque questa scelta innovativa, mai prima di allora adottata su un fumetto seriale ad alta tiratura?

C’era, come sempre, la necessità di far accettare all’editore la soppressione delle didascalie. Pensai che potevo rimpiazzarle con i versi di una canzone. Così, composi – testo e musica – La ballata di Pat O’Shane. E poi stesi la sceneggiatura.

La storia sicuramente trova una delle sue fonti di ispirazione nel romanzo di Charles Portis da cui fu tratto il film Il Grinta (True Grit), diretto nel 1969 da Henry Hathaway e interpretato da John Wayne. E da cui, più di recente, anche i fratelli Coen hanno ricavato una versione cinematografica ancora più fedele al testo letterario originale. Ma, viste le rivelazioni che lei stesso ci ha fatto nel corso del nostro primo incontro, c’è anche, per caso, qualcosa della pellicola italiana Totò e Carolina di Mario Monicelli?

Il romanzo di Portis mi piacque molto, sì. Il film di Hathaway, invece, era meno efficace. Il lungometraggio dei Coen ha potuto avvalersi di uno straordinario Jeff Bridges e ha recuperato la figura della ragazzina, Mattie Ross, che comunque non corrisponde in nulla alla mia Pat O’Shane. Nessun riferimento a Totò e Carolina, in cui la protagonista è piuttosto sottomessa, ma certamente il mio stile – come avevo già avuto modo di dire in precedenza– è stato influenzato dalla Commedia all’Italiana.

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Il Grinta interpretato da John Wayne © Paramount Pictures La cover del romanzo “Il Grinta/True Grit” di Charles Portis Il Grinta dei fratelli Coen © Paramount Pictures

La città calda, secondo episodio di questa ideale quadrilogia, sembra riecheggiare invece – secondo alcune fonti critiche – Via col piombo (“Plunder Squad”), un romanzo del 1972di Donald E. Westlake/Richard Stark che vede come protagonista il durissimo criminale conosciuto come Parker (nulla a che vedere col nostro Ken, ovviamente). E’ vero questo o la storia nasconde altre influenze?

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Cover originale di “Via col piombo” di Richard Stark/Donald Westlake Donald E. Westlake

Onestamente non mi ricordo. Anche perché, pur amando le citazioni e pur subendo, come tutti, influenze da varie fonti, ho sempre detestato il ricalco e il plagio. Westlake/Stark è un autore straordinario, un primo della classe, insieme a Dashiell Hammett, Raymond Chandler, Ross Macdonald, John D. MacDonald, Horace McCoy, Charles Williams, Ed McBain, Jim Thompson… Cominciai a leggerlo da ragazzo, nei primi anni Sessanta. È sicuramente tra le centinaia di scrittori che mi hanno forgiato.

Tra l’altro La citta calda (che verrà pubblicato la settimana prossima, sul settimo volume della collana Mondadori Comics) vede l’ingresso, nello staff dei disegnatori, di Giorgio Trevisan, in una prima prova già assai convincente…

Un profilo di Ken Parker firmato da Giorgio Trevisan

Un profilo di Ken Parker firmato da Giorgio Trevisan

Fu una mia scelta, abbastanza osteggiata da Sergio Bonelli, che non ne amava lo stile di disegno, a suo dire “sorpassato”. Dovetti faticare non poco per averlo anche nella collana di “Julia”. Il suo tratteggio sfumato mi ha consentito di scrivergli storie su misura, più soffuse, in armonia con la sua sensibilità particolare.

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Cover originale Cepim di “Ranchero!”

Il terzo capitolo, Ranchero!, disegnato da Giancarlo Alessandrini (presente anch’esso sul settimo volume della collana Mondadori Comics), sembra evidenziare un suo forte interesse nei confronti del pugilato…

È lo sport che ho amato di più, pur aborrendo la violenza. M’incantavano la classe, l’eleganza dei grandi campioni, che ballavano sul ring, annullando con grazia le bordate dei picchiatori. Una metafora della vita: l’intelligenza contro la forza bruta. I miei preferiti erano Cassius Clay, Marvin Hagler, Sugar Ray Leonard. Oggi la RAI ha rinunciato a questo sport, lasciandolo alle emittenti a pagamento. Sono anni che non seguo un incontro.

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Cassius Clay/Mohammed Alì Marvin Hagler Sugar Ray Leonard

E che ci dice di Uomini, bestie ed eroi(che comparirà sull’ottavo volume della collana Mondadori Comics)? La parte iniziale è un capolavoro metatestuale dove il suo avatar fumettistico – che viene poi affiancato da quello di Ivo Milazzo – interviene a svelare a Ken Parker l’identità degli avventori di un classico saloon di frontiera: tutti i principali eroi del fumetto western italiano, francese e sudamericano spietatamente analizzati e parodiati. Come nasce questa idea assolutamente inedita – in anticipo perfino sul decostruzionismo revisionista anglosassone degli anni Ottamta – per un fumetto seriale canonico?

Un po’ per natura e un po’ per cultura, mi sono sempre divertito a spogliare i miti dal cascame stratificato degli anni. La storia dei popoli è spesso un accumulo di inesattezze e di falsità, create a favore di una parte o dell’altra. E lo stesso vale per le epopee come il West, o per i personaggi protagonisti delle varie epoche. Mi venne l’idea di guardare gli eroi western del fumetto da un’angolazione diversa, meno seriosa e intrepida, con gli occhi di una persona normale. Poi, per coerenza, sottoposi allo stesso trattamento anche Milazzo e me stesso.

L’operazione era troppo avanti per i tempi. Bonelli l’accolse con condiscendenza, mentre molti colleghi – era l’epoca in cui le storie non venivano nemmeno firmate – criticarono aspramente lo “sfrenato esibizionismo” di quei due giovani autori.

Mi dicono che oggi questo episodio è un cult, ma all’epoca nessuno se ne accorse. I critici di fumetto erano concentrati su quegli autori che, per sfuggire alla supposta banalità del fumetto, indirizzavano i loro sforzi verso forme più “artistiche”, come l’illustrazione e la pittura.

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Una sequenza di culto tratta da “Uomini, Bestie ed eroi”

Si può dire che la scena del saloon di Uomini, bestie ed eroi rappresenta la chiosa perfetta nell’esposizione di ciò che “Ken Parker” intendeva essere? Una specie di “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo” di montaliana memoria – giusto per citare un suo grande conterraneo – che pone un punto fermo su tutto quanto ci era stato raccontato negli episodi precedenti?

Il mio approccio era da una parte causticamente critico e dall’altra propositivo. Quindi mentre, in effetti, indicavo ciò che Ken Parker non doveva diventare, continuavo a costruirne la personalità e a consolidare il progetto narrativo di cui era protagonista.

La ringraziamo ancora una volta per la sua disponibilità, Giancarlo.

E di che? È un piacevole momento di pausa in mezzo a tanto lavoro.

Bonus Track

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Il volume del 1983, targato Arnoldo Mondadori Editore,
de “La ballata di Pat O’Shane”

Fin dalla sua prima edizione, La ballata di Pat O’Shane – storia che, tra le altre cose, fu riproposta per la prima volta in un volume cartonato, di grande formato e a colori nel 1983, proprio dalla Mondadori – proponeva in appendice anche il testo e lo spartito scritti per l’occasione da Berardi, sceneggiatore che non ha mai fatto mistero dei suoi vasti interessi musicali.

Pensiamo di farvi cosa gradita ripubblicando qui le parole e le note de La ballata di Pat O’Shane che, nella storia a fumetti, fanno da introduzione e/o contrappunto alle varie parti dell’intreccio.

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