“Guido Crepax: Erotica”: foto di famiglia di un artista immaginifico

L’anno prossimo si festeggeranno i cinquant’anni della nascita editoriale di Valentina, personaggio al quale il nome di Guido Crepax è maggiormente legato. Ma la nuova collana dedicata al cartoonist milanese ci consentirà di celebrare degnamente altri anniversari. Ne parliamo coi figli dell’artista, Caterina, Antonio e Giacomo

Blog 24 dicembre 2014 alle 11:38

25 dicembre 2015: domani Valentina Rosselli festeggerà i suoi settantadue anni.

Un compleanno “narrativo”, ovviamente, visto che fu il suo creatore, Guido Crepax, a stabilire, nel corso delle storie di cui era protagonista, che il personaggio fosse nato il giorno di Natale del 1942 – poco prima che il territorio italiano venisse travolto dalla furia devastatrice della Seconda guerra mondiale – e che fosse destinato a invecchiare, anno dopo anno, come se vivesse nel mondo reale.

Un compleanno importante, quindi, che anche “Guido Crepax: Erotica” intende celebrare proponendo – sul secondo volume della collana, disponibile in questi giorni nelle edicole, nelle librerie e nelle fumetterie – due avventure-chiave di Valentina: Baba Yaga e Barbablù, immersioni profonde nel mare tenebroso del fiabesco, dell’onirico e del soprannaturale. Due inquietanti discese negli anfratti più nascosti della psiche, dove vero e falso, eventi reali e immaginazione perdono di significato, sovrapponendosi e mescolandosi.

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Tavole tratte da “Valentina: Baba Yaga”

Baba Yaga, in particolare, affascinò talmente il pubblico e la critica dei primi anni Settanta da ispirare una quasi istantanea versione cinematografica sceneggiata e diretta dal regista Corrado Farina, con Isabelle De Funés nella parte di Valentina. Un cult-movie controverso di cui si fa cenno anche nei contenuti speciali posti in appendice al nuovo tomo di “Guido Crepax: Erotica”.

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Il film tratto da “Baba Yaga” © Archivio Crepax

Eppure è strano pensare che il mondo complesso e ambiguo di Valentina, così saturo di diramazioni nell’erotismo più torbido, così carico di sottotesti cerebrali ed emotivi spesso di difficile decifrazione, sia stato concepito da un artista non isolato in se stesso, ma capace di aprirsi ai comuni e normali affetti familiari.

Un matrimonio solido e duraturo, con una moglie, Luisa, capace di trasformarsi in modella e complice di fantasie narrative, e tre figli – Caterina, Antonio e Giacomo – che attualmente custodiscono l’immenso patrimonio artistico del padre, gestendolo attraverso l’Archivio Crepax.

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Guido Crepax con la moglie Luisa
Caterina, Antonio e Giacomo Crepax © Archivio Crepax

“Il primo ricordo che ho di mio padre, così come emerge anche dalle foto di famiglia, è quello della sua vicinanza, del suo affetto, dei giochi fatti insieme, dell’incoraggiamento e della valorizzazione delle nostre capacità artistiche, di un padre che era più un compagno di giochi che una figura genitoriale che ti diceva quello che dovevi fare. Poi tutto si è evoluto di conseguenza, sempre nel segno degli interessi comuni, delle passioni per i soldatini, per gli eroi e, naturalmente, per le storie inventate. Come padre nel senso tradizionale del termine, mi è un po’ mancato, ma da un punto di vista caratteriale, sentimentale e umano gli devo tantissimo. La sua onestà e la sua serietà saranno sempre con me.”

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Guido Crepax col piccolo Antonio © Archivio Crepax
Guido e Antonio Crepax giocano al pugilato © Archivio Crepax

A farci queste confidenze è Antonio che del genitore ricorda quelle capacità ludiche che lo resero famoso anche tra gli amici di famiglia e i lettori di riviste. Crepax era, infatti, un rinomato inventore di giochi da tavolo e un costruttore di soldatini di carta, materiali che oggi hanno quotazioni elevatissime sul mercato librario e del modernariato.

Il neonato Giacomo Crepax col padre e i fratelli © Archivio Crepax

Il neonato Giacomo Crepax col padre e i fratelli © Archivio Crepax

“Invece il mio primo ricordo di mio padre è quello di lui seduto a disegnare mentre il giradischi suona un pezzo di musica jazz,” aggiunge Giacomo. “Ed è proprio la musica l’elemento forte che subito mi fa tornare in mente le memorie della mia infanzia. In realtà papà ha sempre avuto un atteggiamento molto sincero e adulto nei miei confronti. E lo scorrere del tempo, la mia crescita non hanno fatto altro che cementare una fiducia e un rispetto che sono sempre stati presenti. Non vi erano tabù, tutto era alla portata di un bambino così come di un adulto e se c’erano da dare delle spiegazioni non si tirava mai indietro. Certo, era sempre molto impegnato nel suo lavoro, ma riusciva a colmare le sue lacune inventando giochi che amava molto sperimentare con noi figli. Un padre atipico, forse, ma comunque sempre presente. E non è poco.”

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Caterina Crepax in Versilia © Archivio Crepax
Guido e Caterina Crepax © Archivio Crepax

“Il ricordo nitido e curioso di nostro padre chino sul tavolo da lavoro, sempre col suo pennino in mano, intento a disegnare in una delle stanze di casa, ci accomuna tutti e tre,” rievoca Caterina, da un’altra angolazione. “Disegnava più o meno tutti i giorni, da mattina a sera, Natale compreso. Si fermava solo per fare merenda con noi e la mamma in cucina (era molto goloso). Papà era molto affettuoso con me e apprezzava i miei primi lavoretti artistici. Ricordo di aver fatto una specie di Louise Brooks di carta e che lui l’appese alla parete, proprio dietro la sua sedia, cosa che mi rese piena d’orgoglio. Non parlavamo molto, anche perché io ero d’indole taciturna, ma ascoltavo i suoi racconti e ne facevo tesoro. Nel tempo il mio rapporto con lui è divenuto all’apparenza più distaccato. A differenza dei miei fratelli non condividevo i giochi che aveva inventato e realizzato. Mi piacevano soltanto perché rispondevano al mio gusto estetico, perché erano belli e tridimensionali.”

E aggiunge: “Forse, in quanto femmina, non ho mai risentito del fatto che lui fosse un padre fisicamente presente, ma spesso ‘assente’, assorto nelle sue fantasie e nel suo lavoro creativo, lasciando alla mamma il gravoso compito di badare un po’ a tutto, noi in primis. Trovavo buffo il fatto che non sapesse se frequentavamo la seconda o la terza liceo… o cose di questo genere.”

Ed ecco il punto: com’era vivere con un uomo animato da una potenza e prolificità artistica tali da rischiare di divenire totalizzanti e con una donna profondamente coinvolta nei percorsi creativi del marito?

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La famiglia Crepax © Archivio Crepax
Guido Crepax al lavoro

“Sì, c’era un rapporto di grande complicità e collaborazione tra papà e mamma, anche se era soprattutto lei ad assecondare lui,” rispondono i tre fratelli, quasi all’unisono. “Spesso nostra madre partecipava alla sceneggiatura e alla ricerca iconografica per le storie, anche se poi, nel realizzarle, nostro padre faceva di testa sua. Ufficialmente mamma non ha mai fatto da modella di Valentina, ma lo è stata di fatto.

“I nostri genitori erano abbastanza attenti su certe cose. Il nostro mondo e il loro viaggiavano paralleli, senza interferenze o turbamenti. Nostro padre era più aperto e tendeva a non nasconderci quasi niente. Lei invece era più riservata e talvolta respingeva anche i suoi slanci affettuosi. Di fatto, però, lei è stata fondamentale per consentire a lui di fare tutto quello che ha fatto. Nostra madre era il pilastro sul quale si reggeva la nostra famiglia, consentendo al marito di concentrarsi sul suo lavoro, sul suo mondo. Risparmiandogli gli aspetti più gravosi del ruolo di padre e lasciandogli solo i compiti più piacevoli.”

Ma in che modo l’artista Crepax ha influenzato gli interessi di Caterina, Giacomo e Antonio?

“Penso che mi abbia reso una persona migliore,” afferma senza titubanze quest’ultimo. “Dal punto di vista professionale è stata una figura un po’ ingombrante, nel senso che a me piaceva disegnare e me la cavavo pure bene, ma il suo successo e la sua bravura hanno finito con lo schiacciare le mie velleità. Per cui mi sono volutamente messo da parte come artista e mi sono laureato in legge (con una specializzazione in Criminologia) proprio per fare qualcosa di molto diverso. Ma in seguito il ‘richiamo naturale’ è tornato a farsi sentire e la scrittura creativa è diventata il mio lavoro. Amo intrattenere raccontando storie e creando situazioni narrative.”

Sulla stessa onda del fratello si pone Giacomo: “Il suo lavoro e la sua arte hanno influenzato tantissimo le mie decisioni. Faccio l’architetto e adoro disegnare. La mia percezione della realtà come ambiente tridimensionale e la tendenza a vedere un po’ più in là del mio naso derivano da lui. Oltretutto, mi accomuna a mio padre la prudenza nelle scelte, anche se cerco di non precludermi niente. Su una cosa siamo diversi: a me piace molto viaggiare fisicamente, mentre a lui, invece, piaceva farlo con la fantasia.”

E Caterina: “Sicuramente ci ha aiutati molto ad aprire la nostra mente a diversi piani di lettura del mondo. Il fatto di averci inseriti nelle sue storie dando le nostre fattezze ai suoi personaggi (mamma era Valentina; Antonio e io, Philip Rembrandt e Valentina da piccoli; Giacomo era Mattia, il figlio di Valentina) ci ha sempre fatto vivere una vita originale, quasi surreale, dove realtà e immaginazione si sviluppavano in sincrono, proprio come nelle sue narrazioni. Io la definisco come una ‘piacevole schizofrenia’ bilanciata da un grande senso del dovere, comune a entrambi i nostri genitori. Da una parte, il modo di essere semplice, normalissimo, di mio padre e, dall’altra, in apparente contrasto, i suoi disegni liberi, provocatori, sfrontati e sfrenati, credo che mi abbiano aiutata, da timida che ero, a vivere con estrema naturalezza i sentimenti e il sesso. Senza traumi, come forse alcuni possono aver pensato.

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La famiglia Crepax nelle storie disegnate da Guido © Archivio Crepax

“Ogni tanto leggiamo commenti furiosi in cui lettori critici e, direi, superficiali lo definiscono come un vizioso, un malato di mente, un pervertito che ha sicuramente vissuto un’infanzia infelice e castrante, immaginando, magari, che questo sia successo di conseguenza pure ai suoi figli. Niente di più falso. Ci fa sorridere leggere queste cose ripensando ai racconti che ci faceva di quando era bambino, al senso di felicità che ne trapelava.

“Da un punto di vista professionale, invece, lavorando come architetto e artista della carta, spesso ritrovo, in quello che faccio, qualcosa che rimanda ai suoi minuziosi dettagli nel disegno di abiti, cappelli, pettinature e bestiari.”

E’ stata Caterina ad aprire la questione riguardante i contenuti erotici delle storie di Guido Crepax. In quanto figli, potevano davvero accedervi liberamente?

La risposta è splendida: “Fin da piccoli, il suo mondo fantastico e parallelo alla realtà quotidiana ha reso la nostra vita più bella e più ricca, aiutandoci nei nostri momenti di difficoltà e di sconforto. A nessuno di noi tre sono mai state imposte delle limitazioni. La fruizione delle sue opere è sempre stata libera, anche se certi argomenti – in particolare, quelli legati al sesso e al rapporto con l’altro – li abbiamo capiti meglio più avanti, crescendo. La nostra relazione con le sue opere, a causa della loro ricchezza e complessità, è in continuo divenire. Non si finisce mai di scoprirle.”

Traspare una grande, commovente emozione dalle parole dei fratelli Crepax: “E’ stato proprio nostro padre a coinvolgerci nel suo lavoro e nel suo mondo. Una cosa talmente avvolgente, talmente autobiografica che oggi una curatela della sua opera da parte di persone estranee alla famiglia non sarebbe facile. Tutto il suo lavoro ha avuto origine in seno alla famiglia e inevitabilmente tutti noi, dopo la sua scomparsa, ci siamo sentiti in dovere di tutelarlo, farlo conoscere e svilupparlo dove possibile.

“Abbiamo organizzato mostre, curato nuove edizioni, realizzato oggetti di design basati sulle sue opere e ogni volta la conoscenza del suo lavoro si espande, l’approccio critico si rinnova. E’ successo anche e soprattutto collaborando con Mondadori Comics e le Edizioni BD alla realizzazione dei contenuti speciali di “Guido Crepax: Erotica”. Per ogni volume abbiamo scoperto nuovi disegni, spesso inediti, versioni alternative di tavole disegnate, schizzi preparatori, curiosità, scritti illuminanti, interviste che non sapevamo neppure di avere. E’ la nostra fortuna e, al tempo stesso, la croce che dobbiamo portare. Il suo essere stato un innovatore ci costringe a rinnovarci di continuo.”

E in questa “opera omnia”, quali sono le storie preferite dai figli di Guido Crepax?

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Una tavola tratta da “L’astronave pirata” © Archivio Crepax

L’astronave pirata, del 1968,” afferma Antonio. “Ho ancora un libro che mi ha dedicato perché, come lui, diventassi un buon pirata. C’è tutto in questa storia: azione, eroi, bellezza, mistero, esplorazione di mondi lontani, etica, estetica, politica, giustizia, passione e pathos. Le avventure di Valentina non mi danno le stesse emozioni perché, in fondo, sono troppo complesse e autobiografiche.”

Particolare di una tavola di "Ciao, Valentina" &copy Archivio Crepax

Particolare di una tavola di “Ciao, Valentina” &copy Archivio Crepax

“Io invece amo moltissimo le prime storie di Valentina,” spiega Giacomo. La curva di Lesmo; Ciao, Valentina… le trovo bellissime perché sono un concentrato di azione, giallo, sensualità e cura del dettaglio, con un tratto forse meno raffinato di quello di cui mio padre avrebbe fatto sfoggio in seguito, ma deciso e senza compromessi. Bianco e nero, niente di più. Avrei voluto vivere anch’io quelle storie e forse mio padre mi ha ascoltato senza che dicessi nulla. Ci sono finito dentro quando Valentina ha avuto suo figlio. Mattia ero io.”

La cover di un volume di "Bianca" © Archivio Crepax

La cover di un volume di “Bianca” © Archivio Crepax

“Condivido quello che era il suo pensiero: a volte lui si sentiva quasi intrappolato dalla sua creatura/alter ego Valentina,” sostiene, dal canto suo, Caterina. “Per questo, come lui, preferisco le storie di Bianca, un personaggio libero, fuori da ogni schema, immerso in un immaginario visionario che mi è sempre appartenuto. Fin da bambina mi piaceva raccontarmi delle storie fantastiche. Immaginavo, per esempio, di essere una specie di regina gulliveriana con un popolo di protetti in miniatura. Oppure di viaggiare in mondi sommersi o nello spazio. E lo faccio anche ora. Mi ritrovo, forse per una questione di DNA, a vivere un po’ una vita come la sua, in modo serio e consapevole, ma non sacrificando al senso del dovere quello del piacere, del sogno, dell’irreale che lascio sempre scorrere parallelamente al reale.”

In conclusione, per quale motivo un lettore moderno dovrebbe accostarsi all’opera di Guido Crepax?

“Potrebbe essere un motivo simile a quello che noi abbiamo come curatori dell’Archivio Crepax: quello di diventare un curioso scopritore di un autore e di un mondo creativo molto più attuale e complesso di quello che sarebbe lecito aspettarsi da fumetti ultradecennali. Il lavoro di Crepax non si presta a una lettura superficiale, o meglio, non mostra tutto il suo potenziale a una prima lettura. Si presta, invece, a una sorta di viaggio nella memoria, nel corso del quale è possibile ricostruire un’era particolarmente fertile in tutti i campi della cultura e dell’arte. Montaggio cinematografico, inquadratura fotografica, citazione musicale, artistica e letteraria, indagine psicoanalitica, interpretazione dei sogni, moda, costume, politica e cronaca. C’è veramente di tutto in queste storie. Basta osservare attentamente queste tavole per scoprire a ogni lettura qualcosa di nuovo.

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Dettagli di una mostra dedicata all’arte di Guido Crepax

“E’ probabilmente una delle ragioni per le quali – ogni qualvolta abbiamo l’occasione di raccontare il background del suo lavoro – riscontriamo tanto interesse anche da parte di giovani che non conoscevano affatto l’opera di nostro padre. E, in questo senso, “Guido Crepax: Erotica” di Mondadori Comics sarà forse la migliore occasione per confermare questa sensazione.”

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