Guido Crepax: quando l’arte del racconto diventa esperimento

Rappresenta una delle figure artistiche italiane più insolite e innovative della seconda metà del Novecento, capace di trasformare la narrazione a fumetti in un luogo di tensioni profonde e possibilità infinite, reinterpretando l’avventura fantastica e l’erotismo. Questo è Guido Crepax.

Blog 10 dicembre 2014 alle 12:00

Se è mai esistito un artista capace di incarnare appieno le aspirazioni culturali e artistiche dell’Italia del secondo Dopoguerra, riuscendo a fondere insieme l'”alto” e il “basso”, l’immaginario d’élite con quello di massa, allora questi non può essere stato che Guido Crepax.

Ad attestarlo è lo stesso percorso biografico e formativo del cartoonist milanese, nato nel 1933 da padre musicista (Gilberto, primo violoncellista del Teatro alla Scala) e laureatosi in Architettura nel 1958, mentre il fratello maggiore, Franco, si avviava verso una prestigiosa carriera da manager discografico all’interno delle più importanti label italiane.

Un ambiente familiare dinamico e intraprendente, quindi, ricco di stimoli e volontà di mettere in gioco le proprie capacità, al quale Guido contribuì manifestando, fin dalla più tenera età, un talento grafico fuori dal comune che si concretizzava principalmente nella realizzazione di soldatini di carta (una passione che l’avrebbe accompagnato per tutta la vita) e di fondali per teatrini.

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Soldatini di carta per il gioco de “La battaglia di Waterloo” © Archivio Crepax/Guido Crepax

Crepax al fumetto ci sarebbe arrivato tardi, a trentadue anni, potendo già vantare importanti exploit in altri media. Nel 1957, i suoi panels per la campagna pubblicitaria della Shell, avevano contribuito a far conquistare alla multinazionale petrolifera la Palma d’Oro per l’Advertising.

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La campagna pubblicitaria per la Shell © Guido Crepax e aventi diritto

Le sue illustrazioni, inoltre, avevano impreziosito le copertine di dischi (tra cui una delle prime edizioni di Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno) e di riviste come il periodico antologico di genere fantastico “Galaxy” e il bollettino d’informazione scientifica “Tempo medico”.

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Due cover della rivista “Galaxy” © Guido Crepax e aventi diritto
Copertine della rivista “Tempo Medico” © Guido Crepax e aventi diritto

Fu nel 1965 che, sul secondo numero dell’epocale mensile “Linus” (l’antesignano dei magazine fumettistici “d’autore”), vide la luce La curva di Lesmo, primo, vero approccio di Crepax all’arte sequenziale. Una storia di matrice mystery e pulp che univa le suggestioni dei romanzi e dei film dedicati all’agente segreto 007 di Ian Fleming a un appeal di derivazione supereroistica. Ma anche un luogo dove la classica sintassi del fumetto veniva scardinata in tavole dalla costruzione sperimentale, in cui le vignette scorrevano secondo un ritmo vertiginoso e anticonvenzionale, mai visto prima di allora.

Protagonista de La curva di Lesmo era Philip Rembrandt, un critico d’arte che, grazie ai suoi poteri paranormali, conduceva, col nome in codice di Neutron, pericolose missioni da agente segreto.

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Il numero 2 della rivista “Linus”
Due tavole tratte da “La curva di Lesmo” © Archivio Crepax/Guido Crepax
Crepax con la moglie Luisa, modella per il personaggio di Valentina

Crepax con la moglie Luisa, modella per il personaggio di Valentina

Al suo fianco, la fotografa milanese Valentina Rosselli che ben presto avrebbe sottratto il ruolo di protagonista a Philip Rembrandt, dando il “la” a una lunghissima saga – con una propria, complessa mitologia interna – entrata di diritto nella storia del fumetto italiano.

Una spettacolare costruzione di tavola di Crepax © Archivio Crepax/Guido Crepax

Una spettacolare costruzione di tavola di Crepax © Archivio Crepax/Guido Crepax

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“Il bambino di Valentina”, storia contenuta nel primo volume di “Guido Crepax: Erotica” © Archivio Crepax/Guido Crepax

Dopo La curva di Lesmo, Crepax decise di dedicarsi con costanza alla narrativa per immagini, finendo col produrre, nell’arco di trentacinque anni di attività, un corpus enorme formato da migliaia di tavole e da decine di personaggi indimenticabili.

La copertina del primo volume della collana

La copertina del primo volume della collana

Un trionfo dell’immaginazione e dell’arte che adesso Mondadori Comics – in partnership con le Edizioni BD e l’Archivio Crepax – si accinge a proporre ai lettori, sotto forma di opera omnia, grazie alla collana settimanale “Guido Crepax: Erotica”, reperibile, a partire da martedì 16 dicembre, in tutte le edicole, le librerie e le fumetterie.

Trenta volumi che per la prima volta proporranno in un’unica soluzione editoriale tutti i lavori firmati dal maestro meneghino – non pochi dei quali ormai di difficile reperibilità se non addirittura inediti – accostandoli l’uno all’altro in chiave analogica, in modo tale da evidenziare le linee concettuali che accomunano opere dalle tematiche apparentemente distanti.

Personalità onnivora e famelica, Crepax incominciò, infatti, fin dall’inizio della sua carriera di cartoonist a riversare nel fumetto tutta la sua impressionante ridda di interessi: l’Arte contemporanea, il Cinema, la Musica classica e il Jazz, il Teatro e l’Opera lirica, la Letteratura del primo e del secondo Decadentismo, i comics americani degli anni Trenta, i miti di massa e la critica marxista, la Psicoanalisi di Freud e Jung, la Moda e il Design, i rivolgimenti socio-politici e le guerre del XX secolo.

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Crepax omaggia il fumetto in una storia di Valentina © Archivio Crepax/Guido Crepax

Nel ciclo di Valentina tutto questo si condensa in tavole zeppe di rimandi e di citazioni che all’epoca anticiparono in maniera audace molte sperimentazioni dei decenni successivi. L’antieroina di Crepax si ritrova così coinvolta in vicende in cui la dimensione reale si confonde con quella onirica senza che il lettore abbia la possibilità di distinguerle l’una dall’altra. Pure la cronologia degli eventi si fa presto confusa e contraddittoria, come a sancire il trionfo assoluto del tempo e dello spazio interiori rispetto alla routine della quotidianità materiale.

Attraverso Valentina, Crepax tratteggia anche il ritratto sociale e culturale di una Milano che, negli anni Sessanta, riusciva ancora fungere – per merito di una borghesia ancora laboriosa e capace di immaginare il futuro – da collettore di idee artistiche e imprenditoriali.

Un mondo di cui, però, il cartoonist riesce a cogliere, da osservatore privilegiato qual è stato, anche le vaste inquietudini, le contraddizioni, i lati oscuri. Un mondo che se da un lato tentava di recepire le potenti spinte al cambiamento provenienti dai settori e dai movimenti giovanili, rielaborando, magari, le istanze del pensiero marxista e leninista, dall’altro coglieva in sé i germi di una decadenza in atto, le spinte reazionarie di un’ideologia oscura destinata a emergere (o a riemergere) di lì a poco.

Da qui, la necessità da parte di Crepax dapprima di moltiplicare (o sarebbe meglio dire “scindere”) le anime di Valentina, dando origine a personaggi come Belinda e Bianca (che della fotografa milanese rappresentano l’Es e l’inconscio), Anita (protagonista di una storia in cui l’erotismo si scontra con la logica perversa del commercio e del consumo imposta attraverso i mezzi di comunicazione di massa) o Francesca (un’adolescente comune alle prese coi problemi tipici della sua età).

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Anita © Archivio Crepax/Guido Crepax I viaggi di Bianca © Archivio Crepax/Guido Crepax

Poi, la volontà di rileggere in maniera esplicita e dichiarata i classici letterari – anche non dichiaratamente erotici – che in Valentina avevano già fatto irruzione per vie traverse (tutte opere che troveranno spazio tra le pagine di “Guido Crepax: Erotica”). Innanzitutto Histoire d’O di Pauline Réage (pseudonimo della francese Dominique Aury), che nel 1954 aveva destato scandalo in tutta Europa e di cui, nel 1975, Crepax decise di trasporre sotto forma di graphic novel la violenta carica sadomaso.

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Historie d’O” © Archivio Crepax/Guido Crepax e aventi diritto
Due tavole tratte da “Emmanuelle” © Archivio Crepax/Guido Crepax e aventi diritto

Dopodiché fu la volta di Emmanuelle, incentrato su uno dei simboli della rivoluzione sessuale della fine degli anni Sessanta. Un personaggio che il pubblico di massa aveva conosciuto grazie alla fortunatissima versione cinematografica interpretata da Sylvia Kristel ma al quale l’intellighenzia italiana aveva già avuto modo di accostarsi attraverso il romanzo originario scritto dalla fantomatica Emmanuelle Arsan e tradotto nella nostra lingua dal critico Goffredo Fofi.

Una raffinata doppia splash-page di "Emmanuelle" © Archivio Crepax/Guido Crepax e aventi diritto

Una raffinata doppia splash-page di “Emmanuelle” © Archivio Crepax/Guido Crepax e aventi diritto

La ricerca delle radici e dell’essenza del pensiero libertino condusse Crepax, nel 1979 – nello stesso periodo in cui lo sconvolgente Salò o Le 120 giornate di Sodoma di Pasolini sfuggiva finalmente alle maglie della censura – a realizzare l’adattamento di Justine o Le disavventure della virtù del Marchese de Sade, una critica feroce e spietata alle tradizioni e ai sistemi di poteri dominanti. [

Seguì, nel 1984, la riduzione – che troverete nel primo volume di “Guido Crepax: Erotica” – di Venere in pelliccia di Leopold von Sacher-Masoch, romanzo del 1870 la cui eco si era avvertita spessissimo in Valentina e che Crepax andò coraggiosamente a reinterpretare in un’epoca di riflusso, contraddistinta da un neo-conservatorismo che sembrava riallacciarsi in maniera prepotente alle pruderies dell’Età vittoriana. Un’operazione tentata di recente anche dal regista Roman Polanski, in un intenso film interpretato da Emmanuelle Seigner e Mathieu Amalric.

È necessario, a questo punto, sottolineare che il cartoonist lombardo non si limita a proporre una lettura pedissequa di libri e romanzi – tra i quali spiccano anche Giro di vite di Henry James, Dr. Jekyll e Mr. Hide di Stevenson, Il processo di Kafka, Frankenstein di Mary Shelley e la Storia della mia vita di Giacomo Casanova – ma li sviscera e li interpreta cercando di evidenziarne i punti di forza, depurandoli dalle debolezze e svelandone risvolti in vari modi sottaciuti.

Per esempio, nell’adattamento della trilogia di Edgar Allan Poe dedicata al peculiare detective parigino Auguste Dupin – Il duplice delitto della Rue Morgue, Il mistero di Marie Roget e La lettera rubata – Crepax non esita a mettere in risalto il morboso risvolto sessuale delle vicende, catturando il contesto culturale nel quale quei racconti nacquero e si diffusero.

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Dracula e Valentina © Archivio Crepax/Guido Crepax Il “Dracula” rivisto da Guido Crepax © Archivio Crepax/Guido Crepax

Allo stesso modo, in Dracula, l’artista decide di distaccarsi dallo spirito originario del romanzo di Bram Stoker, evitando la ricerca dell’effetto orrorifico e puntando piuttosto sul senso di disgusto e di decadimento che emerge dalla storia. Altresì, per amplificarne l’effetto mystery, colloca la parte riguardante il diario di Jonathan Harker nella sezione centrale della sua narrazione. Una soluzione più moderna e “logica” rispetto a quella adottata da Stoker.

Rileggere oggi i lavori di Crepax – in una collana completa e celebrativa che nasce a cinquant’anni esatti di distanza dalla prima pubblicazione de La curva di Lesmo – significa insomma addentrarsi nei percorsi visionari di un artista eccezionale, capace di catturare l’essenza del suo tempo con sensibilità istintiva e spirito meditativo insieme. Un letterato d’ingegno, un genio della narrazione a fumetti. Ma allo stesso tempo una personalità che ha lasciato in dote al futuro un patrimonio inestimabile di invenzioni grafiche che ancora oggi costituiscono un modello di design e di fashion studiato in ogni parte del mondo.

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