Hammer: Gigi Simeoni ci parla de “La montagna che canta”

Giunta al quarto numero, la nuova edizione della serie-cult “Hammer” ci propone una storia autoconclusiva realizzata da Gigi Simeoni, autore di splendidi romanzi grafici come “Gli occhi e il buio” e “Stria” e futura star di “Dylan Dog”. In più, in appendice al volumetto, l’attesissima “La macchina dei sogni”, conosciuta anche come “Gattordici”.

Blog 23 ottobre 2014 alle 12:00

“Il quarto episodio di ‘Hammer’ è il primo della collana a proporre una storia autoconclusiva, senza alcun legame con le trame pregresse. Sono stato io il prescelto per inaugurare questa formula narrativa che finirà col caratterizzare la serie per il resto della sua durata.”

A parlare è Gigi Simeoni, uno dei cinque pilastri del Gruppo Hammer.

Bresciano, classe 1967, il cartoonist è, infatti, sceneggiatore e disegnatore de La montagna che canta, albo in uscita il 24 ottobre in tutte le edicole, le fumetterie e le librerie. Un capitolo d’importanza fondamentale che traghetta il serial fantascientifico da lui creato assieme a Riccardo Borsoni, Majo, Giancarlo Olivares e Stefano Vietti, verso nuovi orizzonti narrativi.

Gigi Simeoni

Gigi Simeoni

La montagna che canta costituisce la mia terza esperienza come autore di testi e disegni per una storia di tipo realistico, ma la prima in cui compaio come sceneggiatore unico,” ha spiegato Simeoni. “In precedenza, sul mystery orrorifico ‘Fullmoon project’ avevo avuto accanto due collaboratori: Marco Febbrari per l’episodio intitolato Nel nero e Davide Longoni per La razza della notte.”

“Storia di tipo realistico”: una puntualizzazione necessaria perché l’arte di Simeoni nasce all’interno del fumetto umoristico, quando per alcune pubblicazioni della Acme/Macchia Nera l’autore crea, a cavallo tra gli anni Ottanta e i Novanta, personaggi come Zompi, Dr. Jeckyll e Mrs. Hyde e Lupo Mannaggia e, successivamente, collaborando con Bonvi sulle pagine della rivista “Nick Carter”, il personaggio di Mac Murphy.

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Il grottesco Zompi di Simeoni Simeoni disegna i protagonisti di “Hammer” in versione umoristica

“Per quanto riguarda ‘Hammer’,” ha proseguito Simeoni, “ho deciso di non lasciarmi influenzare dalla forte connotazione cyberpunk del primo capitolo, Doppia Fuga, e tantomeno dalla frenesia spara-spara de La caccia o dalle atmosfere da claustrofobico gangster-movie de Il gioco di Shamahir. Volevo aggiungere un quarto sapore alla saga: quello dell’avventura, del paesaggio, del mare, degli ampi spazi e degli animali giganteschi che avevano popolato la mia fantasia quando ero bambino. Ho però evitato accuratamente di agganciarmi a soggetti come il mondo dei dinosauri-spettacolo di Jurassic Park o dei mostri marini mangiauomini del ciclo de Lo squalo (sebbene quest’ultimo sia un film che ho omaggiato in qualche breve sequenza de La montagna che canta). Il mare mi ha sempre attratto e terrorizzato, allo stesso tempo. E in questa storia ho cercato di immettere il più possibile il sense of wonder che l’elemento acquatico ha sempre esercitato su di me.”

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La cover della prima edizione de “La montagna che canta” L’arrivo dell’astrocargo Hammer su Kuo

La montagna che canta si svolge su Europa, una delle lune di Giove, che, nel remoto futuro di “Hammer”, dopo essere stata sottoposta a un processo di terraformazione, si è tramutata in un mondo abitabile la cui superficie è per la maggior parte sommersa da mari glaciali. Qui, in questo nuovo habitat ribattezzato Kuo, vive una popolazione di indigeni mutanti che si mantiene in equilibrio con l’ambiente circostante. Il problema è che un animale essenziale per l’ecosistema del luogo, un cetaceo discendente dai capodogli terrestri conosciuto col prosaico nome di “porco di mare”, è spesso oggetto di una caccia indiscriminata da parte di baleniere al servizio di armatori privi di scrupoli. Il lato oscuro della parte più tecnologizzata di stanza sul satellite.

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Il mondo selvaggio e mistico di Kuo

“Desidaravo molto portare avanti un discorso di tipo ecologista che mettesse in risalto il rispetto della natura e dei suoi elementi complementari. Ho pensato alle balene, ho studiato a fondo le abitudini dei branchi, i loro spostamenti, scorrendo fino a consumarli i libri di Jacques Cousteau e di altri grandi naturalisti. Ho quindi inventato un animale superbo, mansueto, al quale, però, ho affibbiato un nome che conducesse la narrazione verso il crudo e pragmatico realismo del concetto di

caccia e sopravvivenza. Il ‘porco di mare’, richiama, del resto, la nota caratteristica del suino d’allevamento, del quale si sfrutta ogni pezzetto per fini commerciali. Per divertire i miei colleghi del Gruppo Hammer, ho perfino inventato un canto dei balenieri di Kuo: ‘Del Porco di mare nulla si perda, la testa, la coda e anche la m…!’

La civiltà dei nativi di Kuo immaginata da Simeoni è descritta in maniera talmente accurata da essere degna di un Jack Vance, grande scrittore di fantascienza, autore visionario di romanzi epici come Pianeta d’acqua. Ma certi snodi ambientalisti della trama fanno tornare in mente anche Avatar di James Cameron, film di molto successivo alla prima edizione de La montagna che canta, uscita quasi vent’anni fa. Per non parlare, poi, dello stile grafico adottato dall’artista bresciano, che sembra accostarsi a quello di Wally Wood, un grande del fumetto fantascientifico statunitense.

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 “Pianeta d’acqua” di Jack Vance nell’edizione Urania Collezione  Il mondo del film “Avatar” © 20th Century Fox Un ‘illustrazione sci-fi di Wally Wood

“Per controbilanciare il mondo quasi disumano in cui vivono i balenieri,” ha chiarito Simeoni, “ho pensato a un ambiente uguale e contrario verso il quale il ‘porco di mare’ poteva fungere da ponte, da collegamento: quello abitato dallo sciamano Kuoak e dal suo popolo mutante, abituati a convivere con quella creatura e a rispettarla come un essere di origine divina, così come facevano i nativi americani con il bisonte.

Helena Swensson, Swan Barese e John Colter, i tre protagonisti di ‘Hammer’, finiscono con l’imbarcarsi su una baleniera, il Kraken, con finalità prettamente economiche, iniziando il loro viaggio inseriti alla perfezione nel primo contesto. Ma poi sono obbligati ad attraversare questo ponte ideale venendo proiettati nell’oasi mistica e pacifica dei nativi e delle loro tradizioni.

Un dinamico bozzetto per una cover inedita di "Hammer"

Un dinamico bozzetto per una cover inedita di “Hammer”

“I tre, tuttavia, non perdono mai la loro essenza caratteriale: Helena, come sempre, tesa ad abbracciare qualsiasi ideale superiore; Swan, agnostico e pratico, deciso e impetuoso, ma comunque capace di inventare soluzioni che traggono d’impaccio da ogni problema; John, menefreghista e approfittatore, scontroso in ogni occasione, anche se poi dimostra un maggior controllo di se stesso e delle situazioni in cui si ritrova catapultato soltanto in ambiti dove non è richiesto un esame di coscienza più approfondito. Una ‘debolezza’ che noi del gruppo intendevamo, inizialmente, ripresentare anche in altre storie della serie.”

Simeoni ci tiene a mettere l’accento sulla tensione etica e morale presente nella sua storia: “Il tang-sen – questo è il nome che i nativi di Kuo attribuiscono al ‘porco di mare’ – è un animale di pura invenzione, ma volevo che il mio messaggio ecologista, pur utilizzando elementi di fantasia, fosse chiaro. I tang-sen si comportano esattamente come i branchi di balene che conosciamo, e non ho voluto, coscientemente, aggiungere o togliere alcunché. Sono mammiferi mutati, discendono dalle balene terrestri e di queste hanno ereditato ogni aspetto relativo alla procreazione, alla sussistenza e al comportamento sociale.

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Tavole di Simeoni tratte da “La montagna che canta”

“In modo analogo, ho mantenuto anche l’esistenza del concetto di caccia, apparentemente regolamentata da apposite leggi, come sempre disattese dai cacciatori meno scrupolosi. Nella storia, il comandante della Capitaneria di Kuo descrive il capo-baleniere Nasty Cooghan come uno che ha il merito di dare lavoro a molte persone, scusa che anche sul nostro ben più concreto pianeta Terra viene sovente utilizzata per giustificare la relativa tolleranza di chi amministra la legge rispetto a situazioni al limite della legalità se non totalmente estranee a essa.

“Insomma, con La montagna che canta, la prima storia a ‘stabilizzare’ il trio dei protagonisti composto da Helena, Swan e John, ho deciso di immettere in un racconto di fantasia elementi della vita reale, della nostra epoca, che caratterizzano il lato peggiore dell’umanità (che da sempre distrugge il proprio ambiente naturale per profitto).”

Già, l’attenzione ai rapporti umani, il modo in cui questi condizionano, anche negativamente, il comportamento degli individui, è, al di là dei generi che è andato di volta in volta a toccare, una cifra stilistica di Simeoni. Lo attestano romanzi grafici di grande impatto – entrambi editi dalla Sergio Bonelli Editore – come Gli occhi e il buio, allucinato thriller poliziesco ambientato nella Milano d’inizio Novecento, o Stria, un horror contemporaneo sui generis in cui le vallate, i monti e i boschi del bresciano si trasformano in una cupa proiezione dell’anima. Due opere che hanno hanno consacrato Simeoni come uno dei cartoonist più interessanti del panorama italiano. Un artista a vocazione “popolare” – peculiarità che gli ha fruttato diversi premi attribuiti da giurie “allargate” di lettori e appassionati – ma dotato di un senso della narrazione a fumetti che trascende in vari modi il “mainstream”. E che oggi gli ha consentito di entrare nello staff di “Dylan Dog”, collana in piena fase di rilancio e alla ricerca di nuove punte di diamante creative.

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 “Gli occhi e il buio” e “Stria” di Simeoni © Sergio Bonelli Editore

“E’ una cosa che faccio da anni, in qualsiasi storia io scriva, proprio perchè ritengo che l’essere umano debba essere sempre al centro degli eventi che voglio raccontare, e con lui ogni sua sfaccettatura, positiva o negativa. Vivere è una guerra, ogni giorno. I miei personaggi sono guerriglieri della sopravvivenza. Ognuno legato ad altri per uno scopo preciso: non perchè l’essere umano creda nella condivisione coi suoi simili, ma perchè i suoi simili, in occasioni diverse, possono rivelarsi utili per ricavare un profitto.

“Ne La montagna che canta, come contraltare a questo concetto, per rappresentare il lato migliore e la purezza dell’animo umano, ho creato un’enclave di reietti, trasformatosi in popolo con leggi e riti religiosi propri. Uno stratagemma narrativo che appare anche nelle storie di Gregory Hunter che ho realizzato per la Bonelli, per esempio, ed è suggerito anche in Oxid Age, il fantasy post-apocalittico da poco pubblicato sulla collana “Le storie”, sempre della Bonelli.”

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 Gigi Simeoni ha lavorato su “Gregory Hunter” e su “Le storie” © Sergio Bonelli Editore

E quando gli chiediamo se nel suo episodio di “Hammer” c’è una una rivisitazione “in positivo” di Moby Dick, Simeoni conferma: “Sì, c’è un omaggio al capolavoro di Herman Melville, al comandante Achab e alla sua nemesi rappresentata dalla grande balena bianca. Solo che il Tang-sen Reale de La montagna che canta sfoga la sua furia distruttrice sull’uomo che rappresenta lo sterminio dissennato della sua specie.

Da questo punto di vista ‘trascina a fondo’ anche un John Colter che si trova in mezzo al climax finale, e paga per le sue malefatte, sebbene non sia direttamente coinvolto

nel progetto di sterminio dei ‘porci di mare’. Anche Colter merita una punizione e una ‘gogna’ (a un certo punto viene sbeffeggiato da tutti, compresi i suoi due compagni di viaggio).”

Ma, a parte John Colter, e al di là del modo in cui sono stati “codificati” dal Gruppo Hammer al completo in fase progettuale, come vede Simeoni gli altri due protagonisti della serie? “A Swan,” ci spiega, “ho riservato il ruolo di una persona capace di tirare fuori gli artigli nei momenti in cui le sacche d’emotività paiono inghiottire i compagni, facendoli sprofondare nella depressione. Si tratta di un aspetto di Swan che ho messo a punto io e che ho voluto mostrare a beneficio delle successive storie di ‘Hammer’. Non è solo un ‘bamboccione’ tutto scherzi e superficialità, insomma…

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Uno sketch inedito di Simeoni

“Helena resta la protagonista indiscussa del trio, seppure non disdegni inizialmente di farsi imbarcare sulla baleniera Kraken sotto mentite spoglie, per lavorare (e quindi, guadagnare). Mi piace mantenere Helena coi piedi per terra, zavorrarla con atteggiamenti tipicamente umani, per evitare che si libri troppo al di sopra delle parti e diventi una sorta di simbolo di perfezione che in ‘Hammer’ striderebbe con tutto il resto.

Sketch di Helena eseguiti da Simeoni

Sketch di Helena eseguiti da Simeoni

“Il suo potenziale erotico, inoltre, è un elemento costante nelle storie della collana. Ne La montagna che canta è perfino presente una scena in una doccia che serve proprio a evidenziarlo (una parte che per l’edizione Mondadori Comics ho ripristinato così come l’avevo concepita originariamente, senza i tagli di vent’anni fa). Per non parlare poi della sequenza iniziale della bonus track Gattordici.

Eppure, la vita sentimentale e sessuale di Helena – una volta chiuso l’antefatto che la vedeva invaghita di Jedediah Sullivan – non è mai rappresentata, né mai si profila una possibilità su questo fronte. Lei è chiaramente conscia del fatto di essere molto superiore e molto più intelligente dei due uomini coi quali condivide questa parte della sua vita, e ci dà costantemente l’idea di essere solamente in transito sull’astrocargo Hammer. Sappiamo che ci è salita perché spinta dal desiderio bruciante di vendicarsi dell’uomo che l’ha tradita e derubata di un lauto guadagno, ma soprattutto della sua fiducia, del suo amore e di una vita serena alla quale aspirava con tutta se stessa.

“Da questo episodio, tuttavia, una volta conclusasi tragicamente la caccia a Sullivan, il suo nuovo desiderio è quello – sottinteso, ma mai esplicitato – di potersene tornare a casa sua. Lungo il suo percorso è destinata a incontrare personaggi che la faranno inoltrare poco alla volta nella sfera mistica, una dimensione mentale e spirituale sempre più profonda. Helena è una sorta di Araba Fenice, che rinasce dalle sue stesse ceneri. Ma essendo lei una hacker organica, non può mai distinguere nettamente il suo lato spirituale dalle connessioni dei suoi circuiti cibernetici, e vive di fatto una condizione sostanzialmente irrisolvibile.”

(Si ringraziano Giancarlo Olivares e Majo per il primo piano di Swan Barese in apertura di post)

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