Hammer: un’astronave in fuga dagli anni Novanta

Giunta ormai all’ottavo numero – che uscirà tra pochi giorni e che sarà intitolato “I reietti di Gheba” – la collana fantascientifica “Hammer” scopre definitivamente le sue carte: non una riproposta vintage di un fumetto di culto risalente a vent’anni fa, ma un concept ripensato e rimodulato per il XXI secolo.

Blog 11 febbraio 2015 alle 12:00

Ormai è chiaro: Hammer, la serie fantascientifica di culto targata Mondadori Comics, non è la mera ristampa di un classico degli anni Novanta, ma cela un’operazione del tutto nuova e mai tentata prima nell’ambito del fumetto popolare italiano.

Grazie allo sforzo creativo del Gruppo Hammer – formato dagli autori Riccardo Borsoni, Stefano Vietti, Giancarlo Olivares, Gigi Simeoni e Majo – le storie che compongono la saga sono state, infatti, sottoposte a un doppio restyling, artistico e narrativo, che ha saputo trasformare le caratteristiche vintage di un fumetto concepito vent’anni fa, in un peculiare elemento contemporaneo, funzionale alle ambientazioni e alle trame stesse.

Vale a dire che tutti quei risvolti ambientali, tecnologici e d’intreccio presenti in Hammer che, con il progresso scientifico e la conseguente evoluzione del genere fantastico, correvano il rischio di apparire obsoleti ai lettori di oggi, relegando la collana a una dimensione di nicchia, rivolta ai nostalgici e agli appassionati duri e puri, sono stati rielaborati per renderli coerenti e credibili anche per il nuovo secolo.

1 2 3
La cover della prima edizione di “Hammer” n. 6
 L’incipit di “Hammer” n. 6

Nell’universo fittizio di Hammer, per esempio, salta subito all’occhio lo scarso sviluppo delle reti informatiche e la prevalenza dell’hardware rispetto al software. E questo nonostante le storie siano collocate in un lontanissimo futuro in cui l’umanità percorre in lungo e in largo il Sistema solare a bordo di avveniristiche astronavi.

In effetti, a metà degli anni Novanta, quando la testata venne pubblicata per la prima volta, risultava difficile comprendere fino a che punto internet, la telefonia mobile e il cloud computing avrebbero modificato, da lì a una manciata di anni, la vita delle persone. Inevitabile, quindi, che gli autori di una serie popolare di fantascienza, destinata a un’ampia diffusione, cercassero di mantenersi anche nella fiction – pur senza rinunciare alle sorprese e all’originalità – in un solco già consolidato fatto di film, romanzi, fumetti e cartoons già entrati nell’immaginario collettivo, evitando il pericolo di realizzare un prodotto troppo esoterico, poco adatto a un pubblico in cerca di un entertainment agile e immediatamente accessibile.

Nell’edizione voluta da Mondadori Comics, invece, i gap concettuali del passato sono stati analizzati e riplasmati fino al punto da commutarli in punti di forza. Il basso livello di connessione, l’assenza di apparecchiature personali di comunicazione, l’impiego di strumentazioni analogiche, spesso a totale discapito di quelle digitali, trovano adesso, in Hammer, una piena giustificazione narrativa.

Forti dell’esperienza maturata in due decenni di attività professionale, i membri del Gruppo Hammer hanno immaginato che, nella loro saga, un gigantesco conflitto combattuto tra il governo della Terra e le colonie extramondo del Sistema solare ha visto l’impiego massiccio di virus informatici che, penetrando attraverso i sistemi web, hanno provocato danni inimmaginabili. È per questo motivo che, dopo la fine della guerra, ogni entità politica – spesso corrispondente a qualche potente corporazione – ha deciso di isolare le proprie reti di comunicazione, scegliendo di farle regredire rispetto al loro potenziale.

4 5
Tavole tratte da “Hammer” n. 6

Il background storico di tale scenario viene oggi ulteriormente chiarito nel numero 6 di Hammer, intitolato Invernomuto, dove gli sceneggiatori Borsoni e Olivares, coadiuvati dal disegnatore Roberto Ferrari, descrivono gli effetti devastanti di un virus bellico “risvegliato” dagli scienziati di una corporazione interplanetaria.

“Con Invernomuto, c’era l’intenzione di creare una storia che fosse debitrice della fantascienza d’impronta nipponica,” ci ha spiegato Borsoni, “e lo stile peculiare di Roberto Ferrari, che proprio in Giappone ha poi portato avanti la sua carriera, ci ha tolto ogni dubbio su cosa volevamo raccontare. Bisogna comunque ricordare che Giancarlo è stato il supervisore degli aspetti tecnologici di Hammer e, per quanto possibile, tutti i disegnatori della serie hanno dovuto tenere conto delle sue indicazioni.

“In Invernomuto,” ha proseguito Borsoni, traspare tutta la mia passione per Crying Freeman, il manga noir e decadente di Kazuo Koike e Ryoichi Ikegami, da cui volevo mutuare i costumi, le atmosfere e alcuni scenari. La battaglia a colpi di devastante energia mentale che esplode nel finale deriva invece da Otomo, anche se non tanto da Akira quanto piuttosto da certe sequenze del thriller soprannaturale Domu – Sogni di bambini. Inoltre Giancarlo e io anelavamo all’inserimento di un mecha gigante, di un “robottone”. Che si è materializzato con un design simile a quello dei mobile suit del Principato di Zeon, avversari di Gundam nell’omonima serie TV di Yoshiyuki Tomino.” 

6 7
In “Hammer” n. 6 entra in scena un mecha gigante

Anche per questo motivo, il numero 6 di Hammer ha rappresentato, di fatto, il trampolino di lancio per Roberto Ferrari, un illustratore che ha alfine messo a frutto la sua attrazione per i manga e per gli anime decidendo di trasferirsi, come ricordato da Borsoni, nel Sol Levante. Qui è divenuto una firma di spicco, lavorando come character designer per le serie d’animazione prodotte dalla Tatsunoko (famosa per Gatchaman, Kyashan, Tekkaman, Hurricane Polymar, Neon Genesis Evangelion, Robotech, Pretty Star, BayBlade e tanti altri titoli di culto) oltre che per i videogiochi della Namco e della Square Enix.

8 9
Roberto Ferrari disegna i personaggi di “Gatchaman” © Tatsunoko Pro
10 11 12
Ferrari disegna i personaggi di “Death by degrees”, spin-off di “Tekken” © Namco

Un esordio quasi assoluto, quello sulle pagine di Hammer, che ha riguardato anche Armando Rossi, disegnatoresu soggetto e sceneggiatura di Gigi Simeonidel numero 7, Miraggio, coraggio, che potrete trovare ancora per alcuni giorni in esposizione sugli scaffali delle edicole per poi vederlo diventare disponibile nelle librerie, nelle fumetterie e negli shop online.

Dopo aver pubblicato i suoi primissimi lavori sulla prozine “Schizzo”, edita dal prestigioso Centro Fumetto Andrea Pazienza di Cremona, Rossi ha illustrato sia Hammer che “Lazarus Ledd”, serie ideata dal compianto Ade Capone, recentemente scomparso. In seguito è stato coinvolto in vari progetti di prestigio, tra cui i graphic novel antologici Frontiere (edito dalla scomparsa Black Velvet) e Quebrada: La città delle maschere, prodotto dalla Edizioni BD. Spicca anche l’adattamento a fumetti di Non viene da Detroit, un racconto del re letterario del thriller e dell’horror Joe Lansdale pubblicato negli Stati Uniti dalla Avatar Press sul comic book antologico “By bizzarre hands”. È del 2006, poi, il primo volumetto della serie Ford Ravenstock, specialista in suicidi, sceneggiata da Susanna Raule. Una collaborazione proseguita con Inferno, commedia fantasy pubblicata di recente dalla RW-Lineachiara.

13 14 15
Armando Rossi disegna una cover di “Ford Ravenstock” © Raule/Rossi Cover dell’antologia dedicata a “Quebrada” © Matteo Casali/Giuseppe Camuncoli Una tavola di “Inferno” disegnata da Armando Rossi © RW/Raule/Rossi

Simeoni – che aveva scritto e disegnato La montagna che canta, numero 4 di Hammerè stato un fautore convinto del ripensamento concettuale della serie, evidenziando come anche in un mondo ad alto quoziente tecnologico il downgrade si rende non di rado indispensabile. Per il cartoonist bresciano, persino su un astrocargo del XXX secolo una pulsantiera analogica, un comando manuale o un motore a combustibile fossile possono risultare molto più vantaggiosi e user friendly di qualsiasi strumentazione o vettore futuristico-digitale.

Ma cosa ricorda Simeoni – che è oggi uno degli autori coinvolti nel rilancio del serial “Dylan Dog” della Sergio Bonelli Editore – di Miraggio, coraggio e del suo lavoro in tandem con Rossi?

16 17 18
Cover della prima edizione di “Hammer” n. 7
Tavole tratte da “Hammer” n. 7

Posso affermare tranquillamente, con malcelato orgoglio, che anche quella storia, così come accaduto altre volte, ha anticipato di diversi anni l’avvento ridondante dei social network e le considerazioni riguardanti la loro relativa pericolosità,” ci risponde l’artista. “La storia si apre infatti con una ragazza che dimostra di essersi affidata a una chat-line interplanetaria per trovare la sua ‘anima gemella’, al punto da giocarsi ormai il tutto per tutto col sogno di una nuova esistenza, basata sulla realizzazione di una famiglia ‘vera’. Dietro questa necessità di molte ragazze come lei, si nasconde il tranello di chi invece intende sfruttare economicamente, e nel modo più abbietto e sordido, questi sogni per farli infrangere contro il muro dell’illusione.

19 20
Tavole tratte da “Hammer” n. 7

“I tre reietti protagonisti della serie – Helena Swensson, Swan Barese e John Colter – agguantano, come al solito, l’occasione per trarne profitto. Colter, che è sempre il primo ad approfittarne, qui si dimostra davvero peggio di quanto non sia stato in tutti gli altri albi, rivelando doti di assassino a sangue freddo finora quasi mai palesate e solo suggerite. Swan, dal canto suo, da un lato appare qui più imbecille che mai, ma nel contempo si rivela pure un risolutore deciso e puntuale (una “cifra” che ho aggiunto spesso al personaggio nelle storie scritte da me) e questo per venire incontro alle esigenze di ‘divertimento’ del mio disegnatore (un Armando Rossi già bravissimo). Anche in questa storia Helena, come ne La montagna che canta, vibra su altre tonalità, palesando sensibilità, saggezza ed equilibrio sin dalle prime pagine della storia. Con questo intendevo anche comunicare il tipo di intesa che intercorre con naturalezza tra le donne, dalla quale invece gli uomini spesso restano del tutto estromessi.

21 22 23
Tavole tratte da “Hammer” n. 7

“Quando ho scritto Miraggio, coraggio si avvertivano, inoltre, le prime avvisaglie di quei casi scabrosi di cronaca che avrebbero travolto la Chiesa cattolica (esplosi poi agli inizi degli anni Duemila), che ho mescolato all’aberrante costume del turismo sessuale. E, come è mio uso, non ho lesinato una frecciatina ‘local’, facendo acquistare a Helena e a Swan un elenco telefonico dell’antica città di Brescia, che nel fumetto viene descritta come una fabbrica di materiale bellico rasa al suolo nel grande conflitto scoppiato tra la Terra e gli avamposti del Sistema solare. Altra tematica che mi sta a cuore, quella che concerne l’industria delle armi, che peraltro riguarda direttamente la città in cui sono nato e vivo.

Ultimo accenno: il ruolo importante che il fattore casualità ha in Hammer. Così come avvenuto nella trilogia d’apertura della collana, con l’escamotage – il McGuffin, per dirla alla Alfred Hitchcock – dei preziosi progetti rubati da Jedediah Sullivan e rivelatisi infine del tutto inutilizzabili per problemi relativi al carburante (un’idea mia), anche in questo albo ho voluto introdurre la casualità di un incidente mai spiegato, a causa del quale un misterioso agente infiltrato non ha potuto raggiungere il suo obiettivo nei tempi previsti. Questo contrattempo lo fa incappare in Helena che, per questo, viene erroneamente identificata e arruolata su due piedi dalla spia.

Shop

News correlate

L’urlo del cielo: un episodio di culto per Hammer

Blog 3 giugno 2015

Giunta alla sua undicesima uscita, la serie fantascientifica “Hammer” propone in versione rivista e aggiornata una delle avventure più amate dell’intera saga: un intrigo spaziale con ampio corollario di astronavi, mecha, mobile suit e cyborg assassini. Ne parliamo con gli autori.

Leggi tutto »

Superbo avvenire: la storia (quasi) inedita di Hammer

Blog 29 aprile 2015

Giunta al suo decimo numero, la collana fantascientifica di culto “Hammer”, nella versione proposta da Mondadori Comics, svela appieno il vero progetto che l’ha sostenuta: non una semplice ristampa, ma la ridefinizione di un intero universo narrativo che rinuncia al passato per guardare al futuro.

Leggi tutto »

Altre News

La Compagnia del Crepuscolo – l’ultimo canto di Malaterra, 58° volume di Historica

Anteprima 31 luglio 2017

In edicola, libreria, fumetteria e online dal 4 agosto 2017

Leggi tutto »

Caterina de’ Medici, terzo volume di Historica Biografie

Anteprima 10 luglio 2017

Dal 14 luglio in edicola, fumetteria, libreria e online

Leggi tutto »