“Historica”: “Roma”, dal mito di Troia ai misteri esoterici della suburra

Con “Roma: La nascita della Città Eterna”, la collana “Historica” propone i primi due capitoli di una saga che indaga sul mistero millenario di una civiltà i cui destini sono segnati da un’arcana maledizione. Un’epopea sospesa tra realtà e leggenda, che prova a spiegare perché la storia della Capitale del Mondo coinciderà sempre con un romanzo criminale.

Blog 11 dicembre 2015 alle 13:09

Tutto ha inizio nel XII secolo Avanti Cristo, quando le navi degli Achei provenienti dalla Penisola ellenica sbarcano sulle coste dell’Anatolia per cingere d’assedio la potente Troia. Qui due amici fraterni, il sacerdote Aquilon e il generale Leonidas, eroi osannati dai sudditi di re Priamo, incontrano due strane e misteriose sorelle, Tais e Atanea, provenienti dal deserto entroterra che, dopo averli sedotti fino a farsi condurre all’altare matrimoniale, li legano alla custodia di un arcano manufatto, il Palladio.

A nulla servono i moniti della tragica e decaduta sacerdotessa Cassandra, che addita il nuovo idolo come latore di una terribile maledizione per l’intera discendenza troiana, da lì per tutti i secoli a venire: non solo Ilion cade tra le fiamme, devastato dalla furia dei greci penetrati all’interno delle mura cittadine grazie allo stratagemma del Cavallo di legno, ma Enea, principe sopravvissuto alla strage e ultimo superstite della stirpe di Priamo, conduce con sé il Palladio fino alla foce del Tevere.

L’arrivo dei troiani sulle rive del Lazio rappresenterà, quindi, l’evento primigenio che – così come rievocato anche dal poeta Virgilio attraverso i versi immortali dell’Eneide porterà alla nascita di Roma. Ma l’ombra di Tais e Atanea – oscure custodi di un tremendo segreto che coinvolge uomini e divinitàcontinuerà ad aleggiare sui discendenti di Enea, Aquilon e Leonidas, condannando la futura Caput Mundi a una plurisecolare storia fatta di delitti, tradimenti, guerre e cadute.

Questo è, in estrema sintesi, il concept su cui si basa Roma: La nascita della Città Eterna, una lunga epopea – suddivisa in tredici capitoli ambientati in epoche assai diverse e distanti della storia romanadi cui la collana “Historica” propone, in un unico volume – il trentottesimo, disponibile già da alcuni giorni nelle edicole, nelle librerie, nelle fumetterie e negli store online – i primi due episodi: La maledizione – dove si narra della rovina di Troia e del viaggio intrapreso da Enea verso l’Italia – e Vincere o Morire, collocato, invece, nel 218 a.C., all’epoca della Seconda guerra punica, quando le truppe di Annibale valicarono le Alpi facendo strage di intere legioni dell’Urbe.

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La Roma dei Cesari interpretata graficamente da Chaillet © eredi Chaillet/Glenat

Quello di Roma è un progetto ambiziosissimo, ideato da uno dei più importanti disegnatori e sceneggiatori transalpini di fumetto con forti connotazioni storiografiche: il compianto Gilles Chaillet, nato il 3 giugno del 1946 e venuto improvvisamente a mancare nel settembre del 2011, lasciando un vuoto incolmabile nel panorama della bande dessinée.

Chaillet era parigino, ma si era formato alla corte della cosiddetta Scuola di Bruxelles, che aveva avuto come capostipiti i belgi Hergé, Edgar P. Jacobs e Jacques Martin e dalla quale era sorta la peculiare tendenza grafica del fumetto conosciuta come Linea Chiara. Fondamentale il suo contributo alla prosecuzione di serie come “Alix” e “Lefranc”, create dall’amico e mentore Martin. Impressionante la sua conoscenza della storia d’Italia antica e medievale, così come emerge dai sui capolavori: Gli scudi di Marte, avventura collocata all’epoca dell’imperatore Traiano (disegnata da Gine, è stata da noi pubblicata sul dodicesimo volume di “Historica”); La dernière prophétie (“L’ultima profezia”), epopea incentrata sul drammatico e progressivo dissolvimento dell’Impero Romano d’Occidente, e il lungo ciclo di Vasco, il cui protagonista è un giovane, irruente e affascinante rampollo di una ricca famiglia di banchieri senesi del XIV secolo. Senza contare l’imponente Nella Roma dei Cesari, opera di minuziosa ricostruzione cartografica, architettonica, di usanze e costumi dell’Urbe nel suo momento di massimo splendore.

Didier Convard

Didier Convard

Dopo la morte di Chaillet, la saga di Roma sembrava destinata a non vedere mai la luce. Ma a impedirlo sono intervenuti alcuni tra i più importanti amici e collaboratori del cartoonist francese. In primis, lo sceneggiatore di fumetti (Neige, Finkel) e romanziere Didier Convard, che con Chaillet aveva collaborato sull’imponente affresco de Il Triangolo segreto – un thriller esoterico di grande successo le cui tematiche anticipavano di alcuni anni quelle poi portate alla ribalta internazionale dal bestseller Il Codice Da Vinci di Dan Brown – e Vinci, un mystery che punta i riflettori sulla figura di Leonardo Da Vinci e su un terrificante segreto che si nasconderebbe dietro a un’opera a lui attribuita.

L’intervento di Convard ha, perciò, contribuito a permeare Roma di un alone misterico e soprannaturale che, però, lungi dal privare l’opera di rigore storico, riesce a proiettare il lettore contemporaneo in un immaginario pre-razionalistico, dove la comune interpretazione della realtà passava attraverso la pratica della magia e l’interpretazione di immagini e visioni simboliche.

Ciò che risulta inquietante è che l’idea che Convard – affiancato dagli sceneggiatori Pierre Boisserie ed Éric Adamsviluppa a partire dalla traccia lasciata da Chaillet, rimanda per vie sotterranee alle cronache romane e, di conseguenza, italiane di questi mesi: quelle riguardanti l’inchiesta di Mafia Capitale; l’influenza del sottobosco malavitoso sui gangli del potere politico, economico e sociale su cui si regge Roma; la paralisi etica, morale e civile di una città che col trascorrere dei secoli non ha mai trovato pace, lacerata da lotte intestine e da interessi oligarchici.

In effetti, la maledizione del Palladio – foriera di abominevoli incesti ed efferati fratricidi, come quello compiuto da Romolo, leggendario fondatore dell’Urbe, sul gemello Remo – giustificherebbe in qualche modo quella marea oceanica di odi, divisioni, atrocità e tormenti i cui effetti nefandi sono giunti inalterati fino ai nostri giorni, trovando in scrittori come Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini – autori di narrazioni epiche e tragiche come Romanzo Criminale, Nelle mani giuste e Suburra – degli efficaci cantori. E, considerando ciò che avviene nella realtà, si tratterebbe di una spiegazione per certi versi rassicurante e catartica.

Come dicevamo più sopra, la saga di Roma si svilupperà in tredici capitoli che la Glénat pubblicherà a distanza di sei mesi l’uno dall’altro. Dal punto di vista produttivo, una periodicità assai breve e serrata per gli standard transalpini, che richiede la presenza di molteplici disegnatori. Nel volume appena pubblicato da Mondadori Comics – la quale prevede di proporre in tempo reale la serie in Italia – gli artisti impegnati sono Régis Penet, classe 1970, originario di Dieulefit, un paesino della regione Rodano-Alpi, e il genovese Luca Erbetta, talento nostrano impegnato attivamente sia con gli editori francesi che con quelli d’Oltreoceano.

I layout e gli sketch eseguiti da Penet ed Erbetta per la preparazione di Vincere o Morire arricchiscono l’appendice del trentottesimo numero di “Historica”, rendendolo ancora più prezioso e impedibile.

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