Il graphic novel di “Assassin’s Creed”: uno spy-fantasy da leggere senza pregiudizi

Il mondo dell’entertainment contemporaneo non prevede confini: un franchise di successo può assumere qualsiasi forma, adattandosi ai vari media senza nessuna preclusione, alla ricerca di platee diversificate. Un processo di continua riscrittura che trova nella saga di “Assassin’s Creed” un modello esemplare.

Blog 25 novembre 2015 alle 12:00

In un sistema dei media sempre più complesso e avvolgente, il mondo dell’intrattenimento non considera essenziali le fonti originali di un’opera quanto piuttosto la sua duttilità e il suo appeal presso fasce anche assai diversificate di pubblico.

Prendiamo il caso del serial TV americano The Walking Dead, punta di diamante del network AMC: un prodotto che oggi fa presa su milioni di telespettatori in tutto il mondo. Ebbene, quanti, tra le fila degli appassionati di questa avvincente saga orrorifica considerano essenziale il fatto che il suo concept derivi da una collana a fumetti? In quanti hanno sentito il bisogno di recuperare i comic-books originali, magari per mettere a confronto le sostanziali differenze di trama con l’adattamento live action?

Chi ha visto La vera storia di Jack lo squartatore (From Hell) dei fratelli Hughes, V per Vendetta di James McTeigue, 300 e Watchmen di Zack Snyder, La leggenda degli uomini straordinari di Stephen Norrington, Sin City di Robert Rodriguez e Frank Miller o 30 giorni di buio di David Slade, ha ritenuto sempre opportuno immergersi nella lettura a posteriori dei graphic novel, quasi tutti seminali, a essi correlati?

Stesso discorso sul fronte delle trasposizioni filmiche dall’ambito dei videogiochi: in quanti, tra coloro che hanno seguito la saga cinematografica di Resident Evil prodotta da Paul W.S. Anderson e interpretata da Milla Jovovich (cinque pellicole realizzate tra il 2002 e il 2012, con una sesta in dirittura d’arrivo), hanno mai giocato all’originale survival horror sviluppato dalla nipponica Capcom (che tra sequel, remake e reboot conta oggi più di venti capitoli)?

Il dato di fatto è che tra il pubblico che – per fare altri esempi – considera Silent Hill di Christophe Gans come uno dei film horror mainstream più affascinanti a cui abbia mai assistito (nonostante le perplessità della critica, questa produzione franco-canadese gode oggi di un rilevante status di culto) oppure attende con un certa trepidazione l’imminente uscita dell’epic fantasy Warcraft, diretto da Duncan Jones, quelli che hanno giocato ai videogame omonimi vanno a costituire spesso una percentuale nient’affatto significativa in termini assoluti.

Gli action-thriller Hitman – L’assassino di Xavier Gens, Max Payne di John Moore e Need for speed di Scott Waugh; l’avventura fantasy di Prince of Persia – Le sabbie del tempo, prodotta da Jerry Bruckheimer e diretta da Mike Newell e perfino opere poco riuscite come Alone in the dark, Far Cry o BloodRayne, girate dal controverso Uwe Boll, godono di un seguito che prescinde totalmente da una qualche pregressa esperienza videoludica.

Questo perché i franchise dell’entertainment contemporaneo sono pensati per raggiungere, sotto varie forme e attraverso strategie mirate, target costituiti, in molti casi, da platee che per età e interessi possono risultare anche assai distanti le une dalle altre.

In tal senso Assassin’s Creed rappresenta un modello ideale. Sviluppato sotto l’egida del colosso francese Ubisoft per arricchire la propria library di popolari videogame, il titoloche è andato incontro a una fortuna senza precedentisi fonda su un soggetto di base e su trame adattate ben presto in forma di romanzi e fumetti tesi a intercettare fruitori non necessariamente interessati alle modalità di gioco, quanto piuttosto a tutti gli altri, affascinanti aspetti dell’universo narrativo e grafico creato dallo sceneggiatore Corey May, dal designer Patrice Désilets e dalla programmatrice Jade Raymond.

Ne sono derivati una serie di ottime novelization scritte con bello stile letterario da Oliver Bowden – pseudonimo dello scrittore e saggista inglese Anton Gill – che compattano e rendono coerenti i soggetti dei molteplici capitoli di Assassin’s Creed (Mondadori Comics li ha presentati tutti nella sua collana di romanzi).

Accanto a essi hanno, inoltre fatto la loro comparsa – prodotte in seno alla Ubi Workshop, ovvero il marchio rivolto alla multimedialità e al merchandising della Ubisoftcollane a fumetti realizzate dall’accoppiata formata dai canadesi Cameron Stewart e Karl Kerschl (entrambi insigniti, per i loro lavori, dell’Eisner Award e dello Joe Shuster Award, due tra i massimi riconoscimenti legati al mondo del fumetto d‘Oltreoceano) e dal team transalpino composto dallo sceneggiatore Éric Corbeyran e dal disegnatore di origini algerine Djillali Defali.

A Corbeyran e Defali si deve una lunga storia, pubblicata originariamente a puntate, tra il 2009 e il 2014, in sei album di grande formato usciti sotto il marchio Les Deux Royaumes (un brand editoriale della Ubi Workshop) e proposti adesso in Italia, all’interno del ventunesimo numero della collana “Fantastica”, da noi di Mondadori Comics.

Il volume – presentato all’ultima Lucca Comics & Games e disponibile già da qualche settimana nel circuito delle edicole, delle fumetterie, delle librerie e degli store online – s’intitola Assassin’s Creed: Ciclo primo – Desmond e racchiude in un’unica soluzione i primi tre capitoli di un’avventura dal ritmo serrato, sospesa tra fantasy, spionaggio ed esoterismo. Gli altri tre vedranno invece la luce a breve, nel volgere di qualche mese, sempre tra i titoli della collana “Fantastica”.

La bande dessinée di Assassin’s Creed fa proprio il nucleo fondante della serie di videogiochi, utilizzandolo per inoltrarsi in territori inediti. I lettori possono, quindi, assistere alla vicenda di Desmond Miles, un venticinquenne barista di Parigi caduto nelle mani di una multinazionale farmaceutica, l’Abstergo, che – attraverso un’apparecchiatura tecno-alchemica denominata Animus – lo costringe a viaggiare indietro nel tempo, navigando all’interno della sua “memoria genetica”, per rivivere le imprese dei suoi antenati, legati alla misteriosa Confraternita degli Assassini.

L’Abstergo funge da copertura per l’Ordine dei Templari, un’organizzazione millenaria e segreta che aspira – attraverso il reperimento di alcuni manufatti ancestrali chiamati Frutti dell’Eden – alla creazione di un mondo tanto perfetto quanto privato di ogni libero arbitrio. Nei secoli passati sono stati proprio gli agenti della Confraternita degli Assassini – che invece intendono preservare la pace e l’autodeterminazione degli esseri umani – a contrastare le mire dei Templari, impedendo loro di accedere ai manufatti o nascondendoli. E Desmond Miles rappresenta la chiave che può consentire a una delle due fazioni di prevalere.

Il marsigliese Éric Corbeyran è uno sceneggiatore prolificassimo e molto versatile, come attestano già solo le sue opere pubblicate in Italia da Mondadori Comics: il reportage 9/11, incentrato sugli eventi storici che hanno condotto all’attentato del 2001 al World Trade Center, e 14-18: Il soldatino, drammatico excursus sui fatti della Grande Guerra, apparsi entrambi sulla collana “Historica”. Senza dimenticare XIII Mystery: Irina, uno spin-off del serial XIII programmato per il decimo volume (in uscita a gennaio) della collana mensile che Mondadori Comics sta dedicando alla saga spionistica di Jean Van Hamme e William Vance.

Per questo motivo il suo Assassin’s Creed verte in ugual misura sia sull’intrigo contemporaneo – che vede oscuri agenti segreti appartenenti alle due sette rivali affrontarsi senza esclusione di colpi tra le strade delle Alpi e i paesaggi della Toscana – che su una credibile ricostruzione storica resa ancora più affascinante da inserti esoterici e fantasy. Nel graphic novel, infatti, entra in scena per la prima volta Aquilus, un membro della Setta degli Assassini che, in epoca romana tardo-imperiale, si pone alla ricerca di un ankh egiziano all’interno del quale è indicato il misterioso luogo in cui è custodito un Frutto dell’Eden.

A supportare il lavoro di Corbeyran, i disegni di Defali impreziositi dalla colorazione digitale di Raphaël Hédon, Alexis Sentenac e Cyril Vincent. Cresciuto prendendo a modello artisti del fumetto come il francese Olivier Vatine e il polacco Grzegorz Rosinski, filtrati attraverso la lezione dei grandi autori americani, Defali ha deciso di intraprendere la via del fumetto grazie al viatico di Caza, uno dei mostri sacri della bande dessinée fantasy, colonna, negli anni Settanta, delle riviste “Pilote” e “Métal Hurlant”.

Djillali Defali realizza uno sketch sul risguardo di un volume di Assassin’s Creed © degli aventi diritto

Con Corbeyran, Defali aveva già realizzato molte altre serie a sfondo fantastico e noir: alcuni album inseriti nel ciclo Uchronie(s), le serie Asphodèle e La Loi des 12 tables (facenti parte di un unico universo narrativo), Le sindrome de Hyde, Sèptieme Sens e Pulsions.

Gli album di Assassin’s Creed vanno perciò inseriti in un percorso creativo che nasce da lontano e che affonda le sue radici in un terreno incredibilmente fertile. Un lavoro da leggere senza pregiudizi, in attesa di poter finalmente assistere all’arrivo nei cinema (la data indicativa è il dicembre 2016) del film di Assassin’s Creed che vede nelle vesti di interprete e produttore l’inquieta e intensa star Michael Fassbender. Secondo i vertici della Ubisoft, il lungometraggio di Assassin’s Creed nasce con l’ambizione di impattare sul mercato cinematografico con la stessa forza qualitativa e iconica di un Batman begins o di un Il Cavaliere Oscuro.

Nessun dubbio, visti i precedenti legati al franchise, che sarà effettivamente così.

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© 20th Centuy Fox/Ubisoft

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