Ken Parker: racconti e autori che lo hanno reso leggenda

Con la sua ventitreesima uscita, la collana “Ken Parker” giunge a un punto di svolta. Sulle pagine del volume trova spazio, infatti, Adah, la storia che ha contribuito a lanciare il personaggio di Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo verso dimensioni narrative mai toccate prima dal fumetto seriale italiano.

Blog 1 ottobre 2014 alle 12:00

Ne siamo certi: qualsiasi appassionato della prima ora della vicenda avventurosa e umana di Ken Parker prova un tuffo al cuore ogni volta che si ritrova a udire un particolare nome femminile: Adah. Già, perché non potrà fare a meno di ripensare al febbraio del 1982, quando uscì nelle edicole un albo a fumetti che avrebbe mutato per sempre l’idea stessa di narrativa disegnata rivolta al grande pubblico.

Quel volumetto di 96 pagine in bianco e nero era targato Cepim (la futura Sergio Bonelli Editore), un’etichetta comunemente associata a personaggi storici come Tex, Zagor, il comandante Mark e il Piccolo Ranger, eroi tutti d’un pezzo, abituati a dominare la scena e a essere sempre al centro dell’azione. L’esatto contrario di quanto, invece, accadeva sul numero 46 di “Ken Parker”, il cui titolo – Adah, appunto – non era riferito a una qualche occasionale comprimaria chiamata ad affiancare il character principale, ma indicava la vera figura portante di un episodio nel quale il protagonista della testata, pur rivestendo una funzione risolutiva, compariva soltanto nel terzo atto conclusivo, relegato a una manciata di tavole.

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La copertina di “Adah” tratta dall’edizione Cepim Adah Un tavola a mezzatinta tratta da “Adah”

Adah risultava sconvolgente fin dalla copertina – raffigurante un decadente camerino, col volto di Ken Parker presente soltanto in un ritratto color seppia, su un tavolino ingombro di oggetti femminili – e continuava a esserlo nei contenuti, con una vicenda narrata in prima persona da una donna afroamericana in cerca di libertà e di riscatto, dopo una vita dolorosa e tribolata trascorsa dapprima nella schiavitù delle piantagioni sudiste e poi in quella delle case di tolleranza dei grandi centri urbani del nord.

Meglio metterlo subito in chiaro: fin dalle sue origini, la collana “Ken Parker” non aveva mai mancato di riservare impensabili twist narrativi o di presentare personaggi insoliti e peculiari per il fumetto popolare italiano. Un dato di fatto che ancora oggi continua a sorprendere tutti quei lettori vecchi e nuovi che hanno avuto la possibilità di riaccostarsi alle avventure del biondo trapper del Montana grazie all’edizione rivista e corretta voluta da Mondadori Comics.

Ma è pur vero che per “Ken Parker” esiste un prima e un dopo Adah, coi testi intimi e vibranti dello sceneggiatore Giancarlo Berardi e le commosse tavole a mezzatinta del disegnatore Ivo Milazzo a fungere da paradossale spartiacque tra una narrazione moderna, dinamica, innovativa, piena di riferimenti alle problematiche dell’attualità e una dimensione dell’immaginario addirittura superiore, dove ogni sviluppo diventa possibile, dove il continuo rimescolamento dei registri stilistici e tematici costituisce l’unica regola da rispettare. Dove un eroe del West può trasformarsi rapidamente e senza soluzione di continuità, in un tormentato amante, in un detective metropolitano, in un personaggio satirico, in una vittima di circostanze tragiche, in un creatore o in un tramite letterario.

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Ken Parker recita la parte del cattivo in una sequenza del poliziesco “Marvin” La cover originale di “Ken Parker: Rapina a Reginald Street” Una cover di “Ken Parker. Sciopero”

Adah, insomma, appariva come un vero e proprio manifesto che racchiudeva la necessità di Berardi di forzare limiti e convenzioni, raccontando ciò che nel fumetto seriale italiano non aveva mai potuto prendere posto, E l’esigenza di Milazzo di pervenire a una forma artistica inedita per un medium diretto a una platea quantomai eterogenea.

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Difatti se storie come Chemako, La ballata di Pat O’Shane, Uomini, bestie ed eroi, C’era una volta…, Casa dolce casa, Milady, Diritto e rovescio o Alcune signore di piccola virtù avevano fatto breccia nel cuore e nella sensibilità di molti lettori, le successive Razza selvaggia (disegnata dal compianto Renato Polese, recentemente scomparso), Storie di soldati, I pionieri, Boston, Sciopero, I ragazzi di Donovan avrebbero messo le loro anime in subbuglio, scuotendoli con una ridda di emozioni contrastanti, mettendo alla prova il loro senso critico e accompagnandoli in una crescita interiore in certi casi addirittura dolorosa. Così come, del resto, è la vita.

Un percorso che sarebbe poi scaturito in un ciclo ancora più complesso e contraddittorio, ancora più cupo, drammatico e sofferto, apertosi nel 1985 con la storia a colori Un principe per Norma (la cui ristampa è prevista per novembre) e destinato finalmente a trovare la sua conclusione l’anno prossimo, dopo lustri di attesa, proprio in seno alla collana prodotta da Mondadori Comics.

Per meglio comprendere tutte queste sfumature vi consigliamo la visione di due puntate del programma Fumettology, attualmente in programmazione su Rai 4, dedicate a Ken Parker. La prima è andata in onda domenica 28 settembre, alle 15 e 50 mentre la seconda sarà trasmessa il 5 ottobre, sempre di domenica e nella stessa fascia oraria. In entrambe si parla approfonditamente della storia editoriale e “letteraria” del personaggio, con interventi in prima persona di Berardi, Milazzo e altri importanti scrittori, disegnatori e supervisori dell’industria fumettistica.

Le puntate saranno successivamente disponibili all’interno dell’archivio del sito Rai.tv.

Al di là, comunque, delle rotte narrative lungo le quali ci ha traghettato e che ci consentirà di riscoprire in futuro, il “Ken Parker” settimanale di Mondadori Comics ci ha anche permesso, finora, di apprezzare il talento di illustratori formidabili i cui lavori erano stati spesso mortificati da formati non adeguati alla loro piena valorizzazione.

Da questo punto di vista è importante porre in evidenza la presenza di un trio di cartoonist entrato di diritto negli annali del fumetto italiano soprattutto grazie a “Storia del West”, una saga di frontiera composta da settantacinque albi e pubblicata originariamente dalla Edizioni Araldo (un’altra antesignana della Sergio Bonelli Editore). Stiamo parlando di Renzo Calegari (co-creatore della collana assieme a Gino D’Antonio), Sergio Tarquinio e Renato Polese.

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Renzo Calegari

Calegari, col suo tratteggio grasso e saturo di chiaroscuri, è stato uno dei più grandi visualizzatori italiani di paesaggi e personaggi del selvaggio Ovest americano. Per “Ken Parker” ha messo mano soltanto a una breve sequenza di tavole dell’episodio intitolato La lunga pista rossa (e proposto sull’undicesimo volume dell’edizione Mondadori Comics) per poi lasciare subito il posto al collega Giorgio Trevisan (che lo aveva già idealmente affiancato sulle pagine di “Storia del West”). Non bisogna, però dimenticare, che l’artista ligure è stato una colonna di Welcome to Springville, capolavoro western scritto ancora da Giancarlo Berardi e illustrato a quattro mani con Ivo Milazzo.

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Il West visto da Renzo Calegari

Ormai ottantenne, Calegari ha potuto godere ultimamente dei benefici economici della legge Bacchelli mentra le sue opere grafiche sono oggetto di una più che meritata riscoperta.

Sergio Tarquinio

Sergio Tarquinio

Dal canto suo, il novantenne Sergio Tarquinio è – grazie al suo impiego delle ombreggiature, al fluido story-telling e all’immediata leggibilità delle sue inquadrature – un’altra istituzione del fumetto popolare nazionale. Cremonese di nascita, tra il 1948 e il ’52 Tarquinio si trasferì in Argentina, dove conobbe Hugo Pratt, Ivo Pavone, Mario Faustinelli e Alberto Ongaro, il quartetto italiano che contribuì a modernizzare il linguaggio dell’historieta sudamericana.

Dopo aver collaborato con varie case editrici inglesi, tra cui la Fleetway e la Amalgamated Press, Tarquinio iniziò a lavorare in pianta stabile per la Araldo, dedicandosi a Il Giudice Bean, sceneggiato da Guido Nolitta/Sergio Bonelli, e a Giubba Rossa di Gian Luigi Bonelli. Da lì il suo ingresso nello staff di disegnatori di “Storia del West” e, successivamente, di “Ken Parker”, iniziando col disegnare, su testi di Tiziano Sclavi, l’episodio dal titolo Alcune signore di piccola virtù, – ristampato sul ventunesimo numero dell’edizione Mondadori Comics – e proseguendo subito, sul volume successivo, con Sulla strada per Yuma.

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Un’illustrazione western di Tarquinio Una cover di Sergio Tarquinio Due tavole di Tarquinio tratte da “Storia del West”

Risale infine alla metà degli anni Ottanta il suo trasferimento, su invito dell’amico D’Antonio, alla rivista per ragazzi “Il Giornalino”, per la quale illustrò avventure western come Nuove frontiere o Le due bandiere.

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Un autoritratto di Renato Polese

Polese, infine, nato a Roma nel 1924 e venuto tristemente a mancare pochi mesi fa, aveva iniziato l’attività di fumettista professionista lavorando per il mercato britannico e per il settimanale antologico d’ispirazione cattolica “Il Vittorioso”. Poi, a partire dal 1967 era diventato un punto di riferimento per la Cepim di Sergio Bonelli, al punto tale da vedersi affidata la realizzazione – su sceneggiatura di D’Antonio – de L’uomo di Pechino, inserita nella collana cartonata di prestigio “Un uomo, un’avventura”.

Un rapporto strettissimo, quello tra Polese e D’Antonio che – dopo l’esperienza di “Storia del West” – sfociò dapprima nella sfortunata collana “Bella & Bronco”, un brillante western improntato sulla commedia d’azione; in numerose serie di vario genere apparse sulle pagine de “Il Giornalino” e, infine, sul poliziesco “Nick Raider” della Sergio Bonelli Editore.

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Polese disegna una tavola di “Storia del West” “L’uomo di Pechino”, capolavoro grafico di Polese © SBE Ken Parker e Nick Raider (© SBE) ritratti da Polese Ken Parker in azione visto da Polese

Dotato di uno stile fatto di linee corpose e dinamiche, contraddistinto da un uso essenziale delle campiture nere, e da una capacità narrativa dettata da un approccio istintivo al fumetto, avulsa da raffinatezze ma sempre capace di trovare l’inquadratura più efficace e carica di senso, Polese ha disegnato nell’ultimo quarto di secolo avventure di personaggi popolarissimi come Zagor, Mister No e il comandante Mark.

Uno dei suoi ultimi lavori è Il legionario, poderoso graphic novel scritto da Stefano Piani e pubblicato dalla Bonelli nel 2006. Ma i lettori di “Ken Parker” potranno scoprire (o riscoprire) la sua vena artistica incominciando dal già citato Razza selvaggia, una storia sospesa tra avventura e scoperta etnografica che troverà posto sul ventiquattresimo volume della serie edita da Mondadori Comics.

Un'evocativa tavola di Polese tratta da "Il legionario" Sergio Bonelli Editore

Un’evocativa tavola di Polese tratta da “Il legionario” © Sergio Bonelli Editore

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