Le torri di Bois-Maury: il medioevo secondo Hermann e Fraymond

Col ventinovesimo volume di “Historica” – in uscita dopodomani nelle edicole, nelle librerie e nelle fumetterie – prosegue la splendida epopea cavalleresca di Hermann ambientata all’inizio del XII secolo. Un ciclo avventuroso e tragico insieme, al quale i colori di Fraymond donano luce e profondità.

Blog 4 marzo 2015 alle 12:00

Quando nel 1980 l’editrice Bompiani pubblicò Il nome della rosa di Umberto Eco, il mondo culturale venne attraversato da un rinnovato e fervido interesse nei confronti del Medioevo e delle realtà che si celavano dietro quell’ampia epoca storica dipinta ora con toni indistinti e oscuri, ora con un eccesso di idealismo romantico.

Da una parte, quindi, un atteggiamento di rifiuto derivante da un retaggio illuministico, quello che definiva come “bui” i secoli medievali. Dall’altro, invece, un residuo di sensibilità ottocentesca che, ostinatamente fedele alla lezione dei romanzi cavallereschi, delle chanson de geste e delle opere di Walter Scott, identificava l’Età di mezzo con castelli scintillanti, paladini senza macchia e bionde principesse in amore.

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Hermann Huppen

Nell’ambito non solo del fumetto, ma dell’industria dell’intrattenimento in generale, l’inaugurazione, nel 1984, del ciclo de Le torri di Bois-Maury rappresentò, perciò, un evento di grande portata che vedeva per la prima volta un autore, il cartoonist belga Hermann Huppen, realizzare un’opera di narrativa avventurosa d’ambientazione medievale improntata su un rispetto assoluto della verità storica.

 

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Il cavaliere Aymar di Bois-Maury © Hermann

Ben lontano dalla visioni fiabesche riversate, per esempio, da Harold Foster nel suo Prince Valiant, Hermann puntava infatti a ricreare un affresco geografico e umano che restituisse ai lettori tutta la crudezza, la violenza e la precarietà di una civiltà – quella dell’Europa del XII secolo – colta in un momento di straordinaria transizione, il cosiddetto “Rinascimento medievale” successivo all’anno Mille.

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 Le cover originali degli episodi contenuti in “Historica” n. 29 © Hermann/Srip Art Features/Glénat

Il protagonista principale de Le torri di Bois-Maury è il cavaliere errante Aymar che, assistito dal suo scudiero Olivier, si aggira nei territori francesi al confine con la penisola iberica sognando di riconquistare il suo feudo perduto.

Come, però, hanno già avuto modo di apprendere coloro che hanno letto Le torri di Bois-Maury: Il viaggio di Aymar, venticinquesimo volume della collana “Historica”, dove sono stati presentati i primi tre capitoli della saga – Babette, Elisa di Montgri e Germain – l’attenzione di Hermann si concentra anche su altri personaggi, tutti destinati a incrociare in vari modi la strada del nobile Aymar.

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Tavole tratte da “Reinhardt” © Hermann/Strip Art Features

Ne Le torri di Bois-Maury: Attraverso il Medioevo, numero 29 di “Historica” – in uscita venerdì 6 marzo – entrerà così in scena, nell’episodio intitolato Reinhardt, un cavaliere tedesco tanto sanguigno quanto inaffidabile, reduce dalla Terrasanta. In Alda, poi, Aymar e Olivier incontreranno di nuovo Germain, un ex scalpellino caduto in disgrazia dopo aver tentato di difendere la sua innamorata da uno stupro e ora a capo di una banda di malfattori. Infine, in Sigurd, sarà la dimensione onirica a prevalere, in un racconto fatto di simboli e immagini ancestrali che prelude alla partenza di Aymar e del suo scudiero verso la Palestina, per unirsi – come si vedrà in un volume di prossima pubblicazione – alla crociata contro i turchi selgiuchidi.

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Tavole tratte da “Alda” © Hermann/Strip Art Features

Ne Le torri di Bois-Maury, Hermann rifugge da qualsiasi concessione all’oleografia. Il suo Medioevo è una dimensione di fango e fatica; di natura ostile e solitudine; di prevaricazione, sangue e morte, dove gli unici argini alla barbarie sono un senso dell’onore spesso malriposto o distorto e una fede cristiana infettata dalle debolezze umane e dalla seduzione del potere.

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Tavole e cover tratte da “Sigurd” © Hermann/Strip Art Features/Glénat

Nelle sue tavole, Hermann – con un passato di architetto, decoratore di interni ed ebanista – non manca di soffermarsi sulla magnificenza di alcuni castelli, delle cattedrali in stile romanico e dei ricchi monasteri, con le loro chiese e i loro chiostri. Ma, allo stesso modo, evidenzia le assai meno maestose fortificazioni dei piccoli feudatari di frontiera; lo squallore e la sporcizia delle capanne dei servi della gleba; la pesante incidenza della fame e delle malattie sulle aspettative di vita della popolazione; il paradosso di una realtà fatta di urgenze materiali quotidiane, di bassi fabbisogni corporali, ma forgiata in un immaginario alimentato da illuminazioni spirituali, superstizioni e interpretazioni allegoriche dei fatti.

Le figure umane raffigurate da Hermann sono – come la storiografia e gli studi antropologici ci hanno evidenziato – di bassa statura, selvatiche, rispondenti a canoni di bellezza per noi astrusi, non di rado grottesche e malformate. E vivono in un continente in larga parte deserto – circa sessanta milioni di abitanti in totale – dove un’agricoltura in fase di sviluppo non ha ancora intaccato le ampie superfici occupate da boschi e foreste.

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Il mondo de “Le torri di Bois-Maury”, sospeso tra cruda realtà e spiritualismo © Hermann/Strip Art Features

Un ambiente naturale smisurato e impenetrabile che Hermann tratteggia con profonda vena poetica, coadiuvato da Fraymond, l’eccezionale colorista francese che per tutti gli anni Ottanta del secolo scorso ha affiancato il cartoonist belga, dando origine a una delle collaborazioni più riuscite e proficue della storia della bande dessinée.

Chi ha seguito la carriera di Hermann sa che l’artista ha scelto, due decenni fa, di colorare da solo le sue tavole, pervenendo a risultati di altissimo livello. I lettori di “Historica” hanno avuto modo di appurarlo con Bois-Maury: La croce e la spada, lo spin-off de Le torri di Bois-Maury, incentrato sui vari discendenti del cavaliere Aymar, che vi abbiamo proposto in un’unica soluzione sul numero 2 della collana.

Ma con la sua tavolozza, capace di svariare tra realismo iperrealista ed esplosioni lisergiche, Fraymond ha fornito all’arte di Hermann uno spessore unico, capace di infondere un’impronta peculiare a un preciso momento del suo percorso di autore completo.

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Fraymond colora le tavole di Hermann © Hermann/Strip Art Features

La perizia del colorista lionese nella resa delle tinte dei paesaggi e delle mutazioni atmosferiche non ha paragoni nello sviluppo del fumetto transalpino. Un’abilità sopraffina che ha trasformato in un ulteriore punto di forza la decisione, da parte di Hermann, di abbandonare per un lungo periodo, alla fine degli anni Settanta, i pennelli e le inchiostrazioni dense a favore di una linea più netta e chiara, ottenuta con l’impiego della penna Rotring.

La riduzione delle campiture nere ha perciò fatto esplodere ulteriormente i cromatismi di Fraymond che si è ritrovato così nella posizione di poter creare gli effetti di ombreggiatura, in precedenza affidati alle chine, con l’ausilio diretto del colore a tempera. Una tecnica che esalta la luminosità di sfondi e ambienti e che ne Le torri di Bois-Maury appare ancora più emozionante se si pensa che l’artista l’ha utilizzata in un’epoca pre-digitale, senza ricorrere ai preziosi software informatici di oggi.

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Variazioni cromatiche di Fraymond sulle tavole di Hermann © Hermann/Strip Art Features

(Questo post è dedicato alla memoria di Jacques Le Goff, uno dei più autorevoli esperti di Storia medievale, morto nell’aprile dello scorso anno all’età di novant’anni. I suoi saggi sugli uomini e sulla cultura del Medioevo hanno gettato nuova luce su un’epoca di cui ancora oggi portiamo i segni. Testi come La civiltà dell’Occidente medievale, Tempo della Chiesa e tempo del mercante, La nascita del Purgatorio, Il meraviglioso e il quotidiano nell’Occidente medievale, Lo sterco del diavolo: il denaro nel Medioevo rappresentano letture imprescindibili).

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