L’urlo del cielo: un episodio di culto per Hammer

Giunta alla sua undicesima uscita, la serie fantascientifica “Hammer” propone in versione rivista e aggiornata una delle avventure più amate dell’intera saga: un intrigo spaziale con ampio corollario di astronavi, mecha, mobile suit e cyborg assassini. Ne parliamo con gli autori.

Blog 3 giugno 2015 alle 12:00

Mancano due mesi alla conclusione di “Hammer”: tredici numeri che, fin dall’inizio, hanno inteso comporre una “prima stagione” riveduta, corretta e ampliata rispetto alla serie originale edita vent’anni fa. In attesa che le dinamiche di un mercato sempre più convulso e frenetico possano rendere possibile il varo di un sequel, così come in tanti auspicano.

Nel frattempo, avete adesso modo di godere di uno degli albi più apprezzati dell’intera collana, pubblicato, ovviamente, in una versione ripensata per una fruizione contemporanea, depurata da errori, rimodulata nel linguaggio e improntata a un gusto assi meno ingenuo rispetto al passato.

Stiamo parlando de L’urlo del cielo, undicesimo episodio di “Hammer”, in vendita adesso in edicola e attraverso il canale degli store online nonché, tra qualche settimana, anche nelle fumetterie e nelle librerie.

Correzioni e modifiche di testo tra la vecchia e la nuova edizione
Altre correzioni e modifiche di testo tra vecchia e nuova edizione

 

Autore del soggetto, l’acclamato Marco Febbrari, già sceneggiatore del primo formidabile albo, Doppia fuga, e di quel numero 10, Superbo avvenire, di cui vi abbiamo già parlato, con dovizia di particolari, il mese scorso e che costituisce, di fatto, un capitolo quasi inedito della saga.

Lo script è invece di Giovanni Barbieri –– il cui stile brioso e dinamico aveva caratterizzato Caino e Abele, scatenata avventura apparsa sul numero 5 – mentre i disegni sono del talentuoso Fabio Mantovani, oggi attivissimo sul mercato transalpino.

Ne L’urlo del cielo, la hacker Helena Svensson, il pilota Swan Barese e il desperado John Colter – i tre, leggendari protagonisti della serie – approdano a bordo della loro nave cargo nel porto spaziale della città di Norem, sulla luna di Callisto, durante le celebrazioni del trentaduesimo anniversario della sua fondazione.

Qui si ritrovano, come al solito, coinvolti in un intrigo assai più grande di loro, che prende il via quando il losco e sanguigno Colter – incappato in una banda di fuorilegge – si impadronisce di un misterioso database criptato decifrabile solo accedendo al mainframe di Mjest, un satellite artificiale abbandonato.

Colter riesce a coinvolgere i suoi due, riluttanti compagni di squadra nell’acquisizione delle informazioni custodite su Mjest. Ma l’equipaggio della Hammer non può immaginare che lì si sta dirigendo anche una banda di pirati guidata da Dryden, figlio di Lexmar, un militare che, anni addietro, era stato assassinato da Sherer, corrotto presidente di Norem.

Dryden, assistito dal suo luogotenente, Siobhan, ha intenzione di causare un’apocalisse metropolitana sulla luna di Callisto. Un progetto folle davanti al quale può frapporsi, suo malgrado, soltanto il terzetto della Hammer. Che, accerchiato da armour-suit in assetto di combattimento e braccato da terrificanti segugi cibernetici si ritrova, più che mai, a dover vendere cara la pelle.

Marco Febbrari

Marco Febbrari

“Prima che il soggetto de L’urlo del cielo venisse sviluppato in una sceneggiatura, ne scrissi tre versioni,” ci spiega Marco Febbrari. “La quarta fu quella che passò quasi indenne la lettura di Giancarlo Olivares, Stefano Vietti, Gigi Simeoni, Riccardo Borsoni e Majo, i componenti del gruppo Hammer.

Comunque di una cosa ero sicuro: la sceneggiatura non l’avrei scritta io. Stavo approntando la grafica degli ultimi numeri della prima edizione e ultimando il lavoro di lettering di Cuore infranto e L’ultimo sogno, le storie dei numeri 12 e 13. La casa editrice di allora ci aveva confermato la chiusura della serie e da qualche tempo allo studio Hammer, si respirava aria pesante. Un vago senso di inquietudine albergava in ognuno di noi.

Ci misi tanto tempo ad assemblare il soggetto perché non riuscivo a intrecciare le linee della trama. L’idea era buona ma lo svolgimento che portava al finale era un po’ debole… Mancava qualcosa… Ogni tanto, quando ero in studio, uscivo dal “loculo” di scrittura per avventurarmi nella luminosa stanza dei disegnatori, in cerca di soluzioni. In quel frangente Gigi e Giancarlo erano sempre prodighi di consigli, di trovate visive al limite dell’inverosimile. Ma nonostante il fiume di parole dei due, riuscii a trovare la quadratura del cerchio appesa a un filo di nylon, quando l’occhio mi cadde su un modellino del Millennium Falcon che volteggiava sopra la testa di Giancarlo. In quel momento mi si palesò davanti agli occhi il nocciolo della storia che rendeva coerente il delirante desiderio di vendetta di Dryden, il giovane antagonista della vicenda. A quel punto riscrissi tutto e il Gruppo Hammer organizzò una riunione per approvare il nuovo soggetto.

Caino e Abele

Hammer n. 5
4,50 € 4,50 €
Poi, di concerto con i ragazzi, decidemmo di affidare la storia a Giovanni Barbieri, che aveva già dato prova delle sue doti sul numero 5 di ‘Hammer’, Caino e Abele, dimostrando di essere un gran sceneggiatore, dotato di quel pizzico di humour adatto a fornire verve e leggerezza al mio soggetto che, effettivamente, avevo scritto con toni troppo cupi e apocalittici. Paradossalmente, L’urlo del cielo ritorna in edicola in un momento storico dove il terrorismo, purtroppo, è ritornato di spietata attualità e le situazioni immaginate vent’anni fa, sono gravemente accadute…

Ma come avvenne la collaborazione tra Febbrari e Barbieri?

Ricordo telefonate su telefonate,” ci rivela ancora l’autore del soggetto. “Le reti telematiche magari funzionavano benissimo nell’universo di ‘Hammer’, ma due decenni fa, la tecnologia era poco più di un neonato al quale avevano appena tagliato il cordone ombelicale… Quelle lunghe chiacchierate servirono a delineare ulteriormente i punti salienti della storia. Il titolo di lavorazione dell’albo divenne, grazie a Giovanni, Il Tuorlo nel Pelo, così, proprio per sdrammatizzare, inter nos, l’insensata idea di vendetta di Dryden.

Inutile dire che Giovanni scrisse la bellissima sceneggiatura che ci si aspettava, piena di azione, umorismo e roboanti battaglie spaziali, coadiuvato da quel portento d’illustratore che è Fabio Mantovani, allora alla sua prima esperienza, ma già in grado di dare una spettacolare rappresentazione visiva della vicenda.”

Giovanni Barbieri

Giovanni Barbieri

Ed è a questo punto che interviene Barbieri, raggiunto via chat: L’urlo del cielo è un episodio che rileggo ancora oggi volentieri, soprattutto per i meravigliosi disegni dell’immenso Fabio Mantovani. Da qualche parte, nelle tavole, mi ha anche ritratto in una piccola caricatura. Se vi va, cercatela.

Il plot che Marco mi inviò era ancora piuttosto grezzo. Lo rimettemmo a posto insieme, al telefono e via posta. Ne è uscita una storia che ho sentito subito più mia rispetto alla precedente e dove mi sono divertito ancora di più a mettere in scena Helena, Swan e Colter alle prese con un regime corrotto.

Quelli, nel nostro Paese, erano gli anni di Tangentopoli, dell’inchiesta di Mani Pulite e della prima ascesa di Forza Italia come movimento politico, un’epoca in cui alcuni magistrati, in veste di fustigatori dei potenti, erano diventati veri e propri eroi popolari. Ora, io sono sempre stato piuttosto scettico sugli eroi da prima pagina: sono un tipo diffidente e poco incline agli assolutismi.

Credo che L’urlo del cielo rifletta questa mia visione: il tiranno, Sherer, è davvero un bugiardo e un corruttore, ma è stato assecondato da chi ha continuato a votarlo, mentre il suo antagonista, Dryden, animato da un’incrollabile sete di giustizia, finisce con il compiere azioni poco edificanti e con lo scoprire scomode verità che gli si ritorcono contro. Trovo l’ambiguità morale infinitamente più stimolante delle prediche.

A parte questo, L’urlo del cielo è una storia d’avventura movimentata e piena d’ironia, che trova nel segno grafico di Fabio un validissimo interprete. Anche in questo caso avevo approntato alcuni input visivi, ma devo dire che Fabio è stato bravissimo ad arricchirli e rielaborarli con grande stile, ispirandosi alle varie saghe di Kidoo Senshi Gundam.

“Fabio amava usare i veri attori come modelli e credo fu sua l’idea di rendere il villain della storia con le fattezze di un istrionico Jack Nicholson, mettendogli contro un Siobhan, luogotenente e mentore di Dryden, raffigurato come il Patrick Stewart della serie TV Star Trek: The next generation e del ciclo cinematografico dedicato agli X-Men. La magica e memorabile dissolvenza incrociata che trovate nella tavola conclusiva della storia è tutta opera di Fabio, quindi… onore al merito! Spero che la compilation musicale che avevo preparato per lui, con brani elettronici pescati da varie soundtrack – ricordo almeno Full Metal Jacket – gli sia stata d’ispirazione!”

In effetti, all’interno de L’urlo del cielo si trovano non solo palesi riferimenti a Gundam, ma anche a Terminator, con dei killer cyborg che, però, più che alla creatura ideatada James Cameron assomigliano a quella maniacale e perversa presente in un cult-movie orrorifico sudafricano dei primi anni Novanta: Hardware – Metallo letale.

Fabio Mantovani

Fabio Mantovani

“Il mio esordio professionale è avvenuto proprio col numero 11 di ‘Hammer’,” ha ricordato il disegnatore Fabio Mantovani. “Fu un inizio abbastanza traumatico perché prima de L’urlo del cielo non avevo mai fatto nulla a questo livello. Mi trovai a passare all’improvviso da una sola pagina al mese, realizzata per mio gusto, alla consegna di quindici tavole complete, matite e chine. Fu un esperienza fantastica lavorare su una serie di fantascienza che mi ha lasciato ancora in ottimi rapporti con tutti quelli che parteciparono al progetto.”

Lo stile che Mantovani sfoggia su L’urlo del cielo è denso, sanguigno, capace di coniugare il design tecnologico tipico dei manga e degli anime col tratto marcato e a tutto tondo dei grandi artisti americani in forza alla mitica EC Comics: in particolare, Wallace Wood e Joe Orlando.

Dopo ‘Hammer’,” prosegue l’artista, “lavorai per la miniserie mystery ‘Samuel Sand’, edita dalla Star Comics, disegnandone le copertine a partire dal numero 3. Con Barbieri realizzai interamente anche l’ottavo numero che, però, non ha mai visto la luce. Dopo Kor One per la Liberty e Morgan: La Sacra Ruota, ancora per la Star Comics, ho disegnato il quinto numero di ‘Arcana Mater’, pubblicato dalle edizioni Lo Scarabeo e poi il sedicesimo albo di ‘John Doe’ intitolato Fame, scritto dal compianto Lorenzo Bartoli.

In quel periodo ho disegnato anche un volume per Les Humanoïdes associés: il quarto album della serie Lothario Grimm, un fantasy con atmosfere boccaccesche. Per il mercato americano, invece, ho illustrato alcuni adattamenti a fumetti delle serie TV Angel e Star Trek: Deep Space Nine, franchise concessi in licenza alla IDW.

“Attualmente sto lavorando a una serie di due albi, prodotta dalla casa editrice Delcourt, che fa parte della collana Le regine di sangue. S’intitola Tseu Hi, la signora del Drago ed una bellissima storia biografica – sceneggiata da Philippe Nihoul – che racconta l’ascesa al potere dell’imperatrice Cixi e le Guerre dell’oppio. Ho affrontato quest’ambientazione come se stessi lavorando su un fantasy, cercando però di rimanere fedele alle immagini e alla cultura del tempo, cosa che mi ha creato non poche difficoltà e che ho dovuto affrontare con grande impegno. So che l’epopea di Tseu Hi verrà proposta quanto prima in Italia da Mondadori Comics – ho visto che sulla collana ‘Historica’ avete già pubblicato Eleonora, regina di Francia e Isabella, la lupa di Francia – e non vedo l’ora di tornarne a parlare con voi quando sarà il momento.”

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