Mandrake: gli ottant’anni del mago che affascinò Federico Fellini

A un mese esatto dal ritorno in edicola, nelle fumetterie e nelle librerie delle classiche storie di The Phantom – L’Uomo Mascherato, è adesso la volta di Mandrake, personaggio che lanciò per la prima volta lo scrittore Lee Falk nell’olimpo delle grandi firme del fumetto mondiale.

Blog 18 ottobre 2014 alle 12:00

Era l’11 giugno del 1934 quando la striscia quotidiana di “Mandrake the magician” (“Mandrake, il mago”) fece il suo esordio sui maggiori quotidiani statunitensi. La serie era contrassegnata dal marchio King Features Syndacate, l’agenzia del gruppo Hearst che produceva materiale d’entertainment (non solo fumetti, ma anche giochi, enigmistica, rubriche, ecc.) destinato a diverse migliaia di testate giornalistiche internazionali.

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Il logo del King Features Syndicate

Un business, floridissimo nel panorama editoriale dell’epoca, che aveva già propiziato il lancio di capolavori dell’Età d’Oro dei comics quali “Thimble Theatre” di Elzie C. Segar (la daily strip umoristica sulla quale vide la luce il marinaio Braccio di Ferro); il leggendario “Topolino” di Walt Disney & Floyd Gottfredson; il fantascientifico “Brick Bradford” di William Ritt & Clarence Gray; la sit-com “Blondie e Dagoberto” di Chic Young; il poliziesco “Radio pattuglia” di Eddie Sullivan & Charlie Schmidt; lo space-fantasy “Flash Gordon”, l’avventuroso “Jim della giungla” e l’hard-boiled “Agente Segreto X-9” del magistrale Alex Raymond.

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Brick Bradford in un’edizione italiana della Comic Art Blondie e Dagoberto in un volume d’epoca Una sequenza di “Radio Pattuglia” La cover di un romanzo di “Jim della giungla”

Tutti titoli ai quali se ne sarebbero aggiunti, negli anni a venire, molti altri, dall’epico “Principe Valiant” di Harold Foster all’investigativo “Rip Kirby”, sempre di Raymond; dal “Buz Sawyer” di Roy Crane al “Johnny Hazard” di Frank Robbins, giusto per citarne alcuni tra i più famosi anche in Italia.

“Mandrake the magician” – le cui primissime storie vengono adesso riproposte in Italia su un elegante volumetto curato da Luciano Secchi/Max Bunker e targato Mondadori Comics – segnò l’esordio nel mondo del fumetto di Lee Falk, nome d’arte di Leon Harrison Gross, giovane di belle speranze, nato in una famiglia ebrea di St. Louis, nel Missouri.

Inizialmente Falk aveva intenzione non solo di scrivere, ma anche di disegnare Mandrake. I primi sketch del personaggio sono di suo pugno. E non è un caso che il mago in frac, mantellina e cappello a cilindro abbia le fattezze del suo creatore. L’allora ventitreenne sceneggiatore ne ricavò, infatti, la fisionomia ritraendo se stesso allo specchio.

Lee Falk e Phil Davis

Lee Falk e Phil Davis

Falk decise, tuttavia, di affidare la realizzazione artistica del fumetto che aveva in mente a Phil Davis, suo concittadino. Le vignette di prova approntate dal disegnatore, all’epoca ventottenne, giunsero quindi nelle mani dei dirigenti del King Features Syndacate, i quali diedero il via libera all’ultimazione del progetto.

Le prime strip di “Mandrake”

Mandrake non apparve subito sulla striscia giornaliera a lui dedicata. I lettori dovettero attendere ben quattro giorni prima di veder materializzare, in un’atmosfera cupa e gotica, il gigantesco Lothar, assistente africano del mago. E solo nell’ultima vignetta della quinta daily strip, il protagonista del serial fece il suo trionfale ingresso in scena.

Già, “trionfale” è la definizione giusta, visto il successo internazionale che il personaggio riuscì immediatamente a riscuotere. Un riscontro inaspettato soprattutto per lo stesso Falk che immaginava per la sua creatura solo pochi mesi di vita editoriale. Divertente “errore di valutazione” che lo sceneggiatore avrebbe espresso, due anni dopo, nel 1936, anche per il secondo character da lui ideato, The Phantom (conosciuto in italia come L’Uomo Mascherato), destinato anch’esso, invece, a diventare un’inossidabile icona del fumetto.

Mandrake, Lothar e la principessa europea Narda (futura fidanzata e poi moglie del maestro illusionista), alle prese con avversari tenebrosi come il Cobra, il Cammello d’argilla o il Mostro del Passo Tanov riuscirono immediatamente – grazie a un mix prefetto di esotismo, avventura, romance e mystery – a far breccia nell’immaginario collettivo.

Mandrake su "L'Avventuroso"

Mandrake su “L’Avventuroso”

In Italia, per esempio, il personaggio ci giunse subito, divenendo la punta di diamante de “L’Avventuroso” e de “L’Audace”, due riviste-giornale concorrenti che, però, avevano trattato in maniera separata col King Features Syndacate per l’acquisto, rispettivamente, delle daily strips e delle Sunday strips legate alla serie. Le Sunday strips erano le tavole a colori, di ampio formato, che apparivano sui supplementi festivi dei giornali d’Oltreoceano, portando avanti storylines del tutto autonome rispetto a quelle presenti nelle edizioni giornaliere in bianco e nero.

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Pubblicazioni dei Fratelli Spada Un’edizione di “Mandrake” della Comic Art

Proseguito per decenni, attraverso gli albi in seguito pubblicati dai Fratelli Spada o, ancora più di recente, dalla Comic Art, l’influsso di Mandrake sulla cultura popolare nostrana è ancora oggi evidenziato dall’impiego metaforico del suo nome nell’ambito del linguaggio comune. “Mandrake’ (magari con pronuncia all’italiana, “Mandrache”) è tuttora sinonimo di una persona abilissima, in grado di fare cose apparentemente impossibili. Così come il termine “mandrakata” – apparso per la prima volta nella commedia italiana di culto Febbre da cavallo, diretta nel 1976 da Steno – è impiegato per indicare un’azione tanto audace quanto geniale.

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Le locandine di “Febbre da cavallo” e di “Febbre da cavallo: La mandrakata”

Persino il regista Federico Fellini – grande appassionato di fumetti e vignettista lui stesso – si innamorò a tal punto del personaggio da arrivare a coltivare per anni il desiderio di realizzarne una trasposizione cinematografica.

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Federico Fellini e Marcello Mastroianni nel film “Intervista”

Fellini, nei primi anni Settanta, ospitò Falk sul set del film Roma proprio per discutere del progetto che avrebbe dovuto essere finanziato dal produttore Dino De Laurentiis. Grazie allo straordinario fotografo Giuseppe Rotunno, il maestro riminese incantò e commosse lo scrittore americano regalandogli un fiabesco panorama notturno di Villa Borghese e del Lungotevere.

Purtroppo, però, il progetto concreto per il lungometraggio non vide mai la luce.

Mandrake ha sempre avuto, comunque, un’intensa vita multimediale. Nel 1939, la Columbia Pictures produsse un serial cinematografico in dodici parti interpretato da un Warren Hull privo dei caratteristici baffetti e, nella parte di Lothar, da Al Kikume. Tra il 1940 e il ’42 andò poi in onda uno show radiofonico in cui l’eroe esoterico – a cui dava voce lo speaker Raymond Edward Johnson – esaltava gli ascoltatori pronunciando le parole latineggianti: “Invovo legem magicarum!” (“Invoco le leggi della magia!”).

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Locandine del movie serial del 1939 L’annuncio del TV movie del 1979

Molto più tardi, nel 1979, fu poi la volta di un fugace film di cento minuti per il piccolo schermo diretto da Harry Falk e prodotto originariamente dalla Universal TV. Anche in questo caso Mandrake, qui incarnato dal fascinoso Anthony Herrera, non mostrava il minimo segno di peluria sul viso.

Assai più memorabile, in ogni modo, la serie d’animazione I Difensori della Terra, sessantacinque episodi andati in onda tra il 1986 e l”87, che vedono Mandrake, The Phantom e Flash Gordon – i tre principali eroi del King Features Syndacate – allearsi in un supergruppo, in cui militano anche i loro rispettivi figli, al fine di contrastare, nell’anno 2015, le mire del tiranno spaziale Ming, signore di Mongo, il pianeta errante.

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Cover del serial a fumetti tratto da “Defenders of the Earth” © Marvel Comics

In attesa di un film di cui si vocifera fin dal 2007 e che ha visto a lungo il nome di Mimi Leder – regista di film come The Peacemaker e Deep Impact e di serie TV come la recente The Leftovers – in cima alle desiderata dei produttori, possiamo adesso comunque goderci, ancora una volta, in una pubblicazione impreziosita dalla cover-remake dell’italiano Michele Bertilorenzi, le gesta del più famoso illusionista, ipnotista e prestigiatore della storia del fumetto.

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