“Sturmtruppen”, la strip antimilitarista che allargò i confini del fumetto italiano

A distanza di quasi mezzo secolo dalla prima pubblicazione, l’epopea tragicomica di Bonvi continua a mostrare tutta la sua freschezza stilistica e narrativa, conservando un’atmosfera unica, pervasa da profondi echi esistenzialisti e da una ferocia grottesca che passa, però, attraverso l’umana pietas.

Blog 11 novembre 2015 alle 12:00

Un’edizione cronologica completa, capace di valorizzare sia la forza narrativa delle strisce che le peculiarità del tratto grafico del loro autore: questo è il senso di “Sturmtruppen: la raccolten”, pubblicazione settimanalegiunta ormai al terzo numero – con la quale Mondadori Comics intende ridare lustro, a vent’anni di distanza dalla sua tragica e prematura scomparsa, al mito di Franco Bonvicini, in arte Bonvi, e della sua creazione più famosa.

Disponibile nelle edicole, nelle librerie, nelle fumetterie e negli store online, “Sturmtruppen: la raccolten” si avvale del progetto e della consulenza della figlia di Bonvi, l’architetto Sofia Bonvicini, e dell’agenzia N+V Comics di Claudio Varetto e Massimo e Alessandro Negrini, incaricata di gestire il restauro e il rilancio dell’opera omnia dell’artista. È da questo gruppo, infatti che, alla fine dello scorso anno, è nata l’iniziativa battezzata significativamente “Bonvi 2.0”, di cui Mondadori Comics – che ha acquisito i diritti di pubblicazione di tutti i lavori prodotti in vita dal cartoonist – rappresenta l’esclusivo referente editoriale.

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Autoritratto di Bonvi e dei suoi personaggi © Eredi Bonvicini

Ogni volumetto di “Sturmtruppen: la raccolten” si avvale di un agile apparato redazionale e propone, accanto alle strisce poste in successione numerata, una nutrita serie di dettagli e ingrandimenti atti a evidenziare il modo in cui Bonvi congegnava le gag, studiava le espressioni e le posture dei personaggi e utilizzava chine e retini, ovvero il suo tratto distintivo, la sua specialità, il suo “marchio di fabbrica”. Non per niente i retini costituiscono il leitmotiv grafico degli albi, a partire dalla copertina – dove le figure campeggiano su uno sfondo fatto di punti colorati – fino ad arrivare alle esemplari illustrazioni estrapolate con attenzione da singole vignette.

In questo modo, può ritrovare ulteriore linfa vitale un’opera-mondo in grado di parlare con afflato inalterato a un pubblico internazionale, di vecchia e nuova generazione che nelle spaesate e nevrotiche Sturmtruppen, perennemente schiacciate dal potere (ma, soprattutto, dalle prepotenze) dei più forti e in lotta contro un nemico imprecisato e invisibile, simboleggiano l’angoscia dell’uomo contemporaneo dinanzi a un mondo fatto di burocrazia, routine, assurdità, follia e violenza. Un mondo in cui il desiderio di tenerezza, la voglia di libertà, la dimensione del sogno e l’anelito al sacro sono destinati, in ogni caso, a essere travolti dal disincanto più feroce e devastante.

mostra incubi alla bolognese bonvi a bologna

La mostra prossima ventura che verrà dedicata a Bonvi

Quando, negli anni Settanta, le strip di “Sturmtruppen” conobbero il loro primo, strepitoso riscontro tra i lettori, Bonvi era pienamente inserito nel flusso di idee dell’epoca: quello che rendeva la città di Bologna una delle propaggini culturali più avanzate d’Italia, quello che vedeva coesistere e comunicare Francesco Guccini, Roberto Roversi, Umberto Eco, Andrea Pazienza, Lucio Dalla, Vasco Rossi, Magnus, Vittorio Giardino, Roberto “Freak” Antoni e gli Skiantos, Silver, Filippo Scòzzari, il Gruppo Valvoline, Pupi Avati, Valerio Massimo Manfredi, Pier Vittorio Tondelli.

 

La locandina di "Sturmtruppen" di Salvatore Samperi © 01

La locandina di “Sturmtruppen” di Salvatore Samperi © 01

Le “Sturmtruppen” nascevano dall’humus del Sessantotto, si facevano portavoci e simbolo del pacifismo e dell’antimilitarismo, ma sapevano farsi apprezzare sia dalla Sinistra che dalla Destra, in un’epoca nella quale le contrapposizioni politiche e ideologiche potevano scaturire negli scontri di strada e nel sangue. Una vena “ecumenica” che emergeva in toto dalla forza artistica e narrativa di Bonvi, non di certo da uno studio fatto a tavolino, e che nel 1976 seppe tradursi in forma cinematografica in un film di grande successo, Sturmtruppen, girato con stile altmaniano da Salvatore Saperi (già regista dei controversi Grazie, zia, Malizia e Scandalo), avvalendosi della fotografia del pluripremiato Giuseppe Rotunno, della produzione di Achille Manzotti, delle musiche di Enzo Jannacci e delle interpretazioni di Renato Pozzetto, Cochi Ponzoni, Massimo Boldi, Teo Teocoli, Felice Andreasi e Lino Toffolo, vale a dire il gotha della comicità nord-italiana emersa in maniera trionfale, catalizzando l’attenzione di decine di milioni di telespettatori, da trasmissioni quali Milleluci e Canzonissima. Lo stesso Bonvi – che nel 1967 aveva già partecipato, in veste di attore, alla commedia Come rubammo la bomba atomica, con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia – vi prese parte, interpretando uno degli sketch più famosi ed esilaranti della pellicola.

Bonvi nel film Sturmtruppen di Salvatore Samperi

In concomitanza con l’uscita e la presentazione di “Sturmtruppen: la raccolten” all’ultima edizione di Lucca Comics & Games, Sofia Bonvicini e Claudio Varetto hanno allestito nel Palazzo Ducale della città toscana la mostra “ACH! Sturmtruppen di Bonvi”, in cui sono stati esposti gli originali delle prime cento strisce della serie. Un evento che ha richiamato l’attenzione dei principali organi di stampa nazionali, proponendo, accanto alle strip, degli allestimenti tesi a riprodurre l’ambiente di lavoro del fumettista modenese, nel quale spiccava “Il muro”, ovvero una parete dello studio dell’artista dove venivano affissi disegni, immagini, lettere, fotografie e dove trovavano posto anche un paio di televisori.

Gli spazi che hanno caratterizzato la mostra “ACH! Sturmtruppen di Bonvi sono stati ideati da Sofia Bonvicini secondo una logica progettuale che reinterpreta il concetto di trincea, sia in chiave letterale, sia come elemento funzionale e snodo centrale degli spazi espositivi. Mentre, il 15 dicembre a Bologna, presso la centralissima SalaBorsa, a vent’anni dalla scomparsa del cartoonist, verrà inaugurata un’altra mostra, Incubi alla bolognese, basata su un ciclo di racconti meno noti della produzione bonviana, gli “Incubi di provincia”, e sul rapporto di Bonvi con la città, in particolare con Bologna, che tra l’altro lo vide anche eletto come scomodo consigliere comunale. Nel frattempo Sofia Bonvicini e Claudio Varetto stanno già pensando per il 2016 un’altra mostra che sarà allestita a Milano.

L’architetto Sofia Bonvicini ha concepito i percorsi della mostra come quelli di una stilizzata trincea © Eredi Bonvicini/Studio N+V Comics

Varetto ha dichiarato: “Era da tempo che pensavo a un progetto globale, di ampio respiro, che dall’editoria al web – passando per il sito www.bonvi.it – facesse rivivere l’ironico sberleffo di un autentico rivoluzionario. ACH! Sturmtruppen di Bonvi va a delineare un percorso che attraversa i luoghi della vita artistica e personale di Bonvi. Ma sarà Mondadori Comics, che ha creduto nella riedizione della sua opera omnia, a permettere a tutta Italia di rileggere le strisce di uno “spaccaballe professionista”, così come Bonvi si autodefiniva, quello che forse anche noi, con meno ironia ma altrettanto senso civico, qualche volta vorremmo essere.”

Gli strumenti da lavoro di Bonvi © Eredi Bonvicini/Studio N+V Comics

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