Superbo avvenire: la storia (quasi) inedita di Hammer

Giunta al suo decimo numero, la collana fantascientifica di culto “Hammer”, nella versione proposta da Mondadori Comics, svela appieno il vero progetto che l’ha sostenuta: non una semplice ristampa, ma la ridefinizione di un intero universo narrativo che rinuncia al passato per guardare al futuro.

Blog 29 aprile 2015 alle 9:56

Mai avuto l’intenzione di essere nostalgici o passatisti, cavalcando le fascinazioni vintage che, in epoca postmoderna, percorrono l’immaginario collettivo.

Per noi di Mondadori Comics il progetto legato alla riproposta, in una nuova veste e in un nuovo format, della serie fantascientifica Hammer, ha sempre rappresentato una sfida inedita: far esplodere il potenziale ancora inespresso di un universo narrativo edificato su avventure a fumetti di ottima fattura, ma condizionate, in qualche modo, da un precedete percorso produttivo denso di fattori sfavorevoli. Primo tra tutti, l’annuncio, da parte dell’editore che aveva lanciato la testata vent’anni fa, di una chiusura prematura.

Mondadori Comics e i membri del Gruppo Hammer – Riccardo Borsoni, Majo, Giancarlo Olivares, Gigi Simeoni e Stefano Vietti – hanno quindi deciso di considerare la serie come se fosse stata realizzata oggi, agendo in fase di editing per eliminare errori e punti deboli e pervenire a uno stato qualitativo ottimale.

Questo ha portato a revisioni continue di tavole disegnate, a riscritture di intere parti testuali, a vere e proprie rivisitazioni concettuali che Superbo avvenire, la storia ideata e sceneggiata da Marco Febbrari e disegnata da Antonio Sarchione che viene proposta in questi giorni sul decimo numero di Hammer (disponibile in edicola, nelle librerie, nelle fumetterie e negli store online), esemplifica alla perfezione.

La decisione di intervenire sulla vecchia versione di Superbo avvenire, sovvertendola, è nata nella mia mente durante la manifestazione di Lucca Comics & Games dello scorso anno,” ci spiega Febbrari, che di Hammer aveva già scritto l’apprezzatissimo albo d’esordio, Doppia fuga. “È stata in quell’occasione che ho avuto modo di scambiare una lunga chiacchierata con Alessandro Di Nocera, il curatore della riedizione di Hammer per conto di Mondadori Comics. Abbiamo discusso delle grosse lacune della storia e di come, di contro, la sceneggiatura presentasse una struttura che avrebbe potuto essere valorizzata da una logica nuova.”

Marco Febbrari (in piedi) col Gruppo Hammer al lavoro (da sinistra verso destra: Giancarlo Olivares, Gigi Simeoni e Majo)

Marco Febbrari (in piedi) col Gruppo Hammer al lavoro (da sinistra verso destra: Giancarlo Olivares, Gigi Simeoni e Majo)

L'incipit di "Superbo avvenire"

L’incipit di “Superbo avvenire”

In effetti, l’avventura così come era stata pubblicata vent’anni fa costituiva una défaillance giustificabile – dopo l’eccellente prova di capacità data in Doppia fuga – solo dal senso di frustrazione e di sconforto provocato dal taglio netto della collana, avvenuto, tra l’altro, a distanza di pochi mesi da un’accoglienza trionfale da parte del pubblico.

Superbo avvenire appariva, a tutti gli effetti, come un fill-in senza alcuna connessione con gli episodi precedenti e quelli successivi: una sorta di fiaba acida che vedeva i tre protagonisti della serie – la hacker Helena Svensson, il pilota Swan Barese e il desperado John Colter – coinvolti in una sanguinosa disputa dinastica, con tanto di sovrani assassinati, streghe assetate di potere e povere principesse decadute. Il tutto, ovviamente, sotto forma di space opera. Una bella idea, viziata da un approccio assolutamente sconclusionato al soggetto e alla materia.

Dopo aver ricevuto delle indicazioni dall’editor, relative alla semplice parte testuale,” prosegue Febbrari, “mi sono andato a rileggere i primi numeri della saga, incominciando ad appuntare i punti chiave che portavano avanti la stoyline di Helena, Swan e John ed evidenziando le situazioni di continuity rimaste in sospeso fino a Superbo avvenire. Poi, in base a questo elenco, ho spostato la mia attenzione sulla vicenda narrata in Nemo Bassajen – il numero 9, scritto da Stefano Vietti e disegnato da Andrea Mutti – e su quanto sarebbe stato rivelato nel capitolo finale, L’ultimo sogno, dove si chiudono le sottotrame di Hammer.

Da lì, incrociando tutte le storie dei personaggi principali, ho creato una sorta di diagramma di flusso che mi ha permesso di verificare lo sviluppo degli intrecci che Gigi, Majo, Stefano, Giancarlo e Riccardo avevano delineato durante la creazione della serie e che conducevano al gran finale.

Così ho intrapreso il lavoro sulla sceneggiatura di Superbo avvenire: rileggendo decine e decine di volte la storia e correggendo tutti gli errori precedenti, ho annotato a margine le idee per modificare i dialoghi e, di conseguenza, le azioni dei personaggi, fino a stravolgere, rendendolo più coerente e cupo, nient’affatto consolatorio, il finale.

Mi sono ritrovato a sviscerare tutto il lavoro fatto e, cercando di essere simultaneamente spettatore e personaggio, sono riuscito a dipanare il filo narrativo che stavo ricreando sulla vecchia struttura dell’albo. Ogni volta che perdevo il filo logico degli avvenimenti, mi sforzavo di riprendere in mano la storia e di rivederla sotto un’altra luce, che mi evidenziasse tutti i limiti che avevo, mio malgrado, generato nella versione di vent’anni fa.

Una volta terminato il lavoro sui dialoghi, resi più asciutti e colloquiali, ho incominciato a occuparmi – con l’ausilio di un software grafico – dell’impaginazione finale, modificando anche l’ordine di alcune vignette. Un importante lavoro di sottrazione, che mi ha permesso di eliminare tutti quei balloon che rallentavano la lettura e non servivano all’economia della nuova direzione presa dalla storia.”

Nel corso della riscrittura, ho cercato sempre di rispettare lo storytelling originale del disegnatore, Antonio Sarchione, che non potevo assolutamente cambiare, ma che, per fortuna, essendo ben delineato e strutturato, mi ha agevolato non poco nel lavoro finale.”

Il risultato – dopo essere stato sottoposto all’imprimatur del Gruppo Hammer – è adesso sotto gli occhi di tutti: una storia agile, avvincente, coi protagonisti che dialogano come veri avventurieri (a fronte di una prima versione dove agivano da inconsapevoli isterici), piena di attenzione verso i dettagli, i termini tecnici e il lessico militare, inserita nel pieno della continuity della serie, di cui in precedenza costituiva solo un’appendice spuria.

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Il tavolo di lavoro e il gatto di Marco Febbrari

Hammer ha rappresentato la mia primissima esperienza professionale come disegnatore,” ricorda, dal canto suo, Antonio Sarchione. “Nella prima metà degli anni Novanta avevo mandato i miei lavori ad alcune case editrici. Quando giunsero nelle mani di Gigi Simeoni, lui mi chiese se ero interessato a fare delle prove per la serie di fantascienza che stava approntando assieme ai amici/colleghi.

Antonio Sarchione

Antonio Sarchione

“Passare, da un giorno all’altro, da semplice appassionato/autodidatta a disegnatore di un albo completo di novantaquattro pagine fu dura. Avevo tanto da imparare, e per fortuna tutti i componenti del gruppo Hammer ebbero un’enorme pazienza con me. Ebbi modo di apprendere tanto. Grande il loro lavoro di supervisione, grande la loro competenza. Anche quando mi si chiedeva di ridisegnare intere pagine, i toni della discussione non erano mai accesi. Mi guidava sempre la consapevolezza di stare imparando molto, anzi ogni cosa! Ho sempre pensato di essere stato fortunato ad aver incominciato a lavorare con loro.

Appena approvate le tavole di prova, presi subito a disegnare i model sheets dei personaggi di Superbo avvenire: abbigliamenti, armature, armi e qualche armour-suit. Una delle fasi del lavoro che amo di più, soprattutto quando si parla di fantascienza o di fantasy.”

Diversi esempio di questo lavoro preparatorio sono stati inseriti in Hammerfiles, la sezione di contenuti speciali posta in appendice agli albi targati Mondadori Comics.

Facevo prima delle matite approssimative,” ricorda ancora Sarchione, “si lavorava molto sulla regia e sulla narrazione. Spedivo delle fotocopie, aspettavo che i ragazzi del Gruppo Hammerle ricevessero, le controllassero, e mi tornavano indietro con delle correzioni a pennarello rosso. Ne conservo ancora qualcuna, da qualche parte! Solo a ripensare a come si allungavano i tempi di lavoro, rispetto a oggi che in pochi minuti, a breve giro di e-mail, si fa tutto il lavoro di supervisione delle singole pagine…

Per quanto riguarda il mio stile grafico, sono sempre stato molto influenzato dagli illustratori francesi, Moebius su tutti, ma anche dagli italiani Milo Manara, Vittorio Giardino e Franco Saudelli. Insomma ho sempre amato le linee chiare, il disegno curato e dettagliato, che come metodo di lavoro, appare più come una condanna però…

“Dopo Hammer confluii nello staff della collana ‘Samuel Sand’ che però non ebbe fortuna, e cominciò per me un periodo nero perché non riuscivo a trovare lavoro. Nel frattempo ero entrato a far parte del corpo docenti dell’Accademia del Fumetto di Pescara e, trovandomi a stretto contatto con altri disegnatori, crebbi molto sotto il profilo professionale.

Per farla breve, nel 2002 mi fissai un aut aut, preparai la cartellina-portfolio di rito e partii per il Festival della bande dessinée di Angoulême, dove, per fortuna, feci centro al primo colpo!

La Soleil mi mise al lavoro su Fédération, una serie di fantascienza. Poi passai alla Delcourt, con cui ho realizzato cinque album: Le sette meraviglie: Il tempio di Artemis, Sept pistoleros, C.O.P.S. e Le casse. Attualmente sono “tornato” in Italia e sto disegnando un albo della serie “Dragonero” per la Sergio Bonelli Editore, dove ho ritrovato Stefano Vietti.”

Ringraziando Antonio Sarchione per essersi intrattenuto con noi, chiudiamo con le parole di Marco Febbrari questa lunga ed esaustiva chiacchierata: Ho sempre pensato che il livello qualitativo di Hammer andava rispettato, ma il Superbo avvenire di vent’anni fa, secondo i miei canoni critici e autovalutativi, aveva fallito questo obiettivo. Per questo ringrazio innanzitutto gli amici del gruppo fondatore – Gigi, Majo, Stefano, Giancarlo e Riccardo – per avermi assecondato nella pazzia di rimettere mano a tutto; Alessandro, che mi ha seguito e con il quale ho avuto un bellissimo scambio creativo, e tutti coloro che stanno leggendo l’Hammer di oggi, voluto da Mondadori Comics. È a loro che mi piacerebbe idealmente dedicare la nuova versione di Superbo avvenire.”

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