Universal War Two: L’apocalisse cosmica di Denis Bajram

Perfettamente leggibile a se stante, senza tener conto degli eventi occorsi nel precedente Universal War One, la nuova saga fantascientifica ideata da Denis Bajram ci trasporta in un universo futuristico a metà strada tra space-opera e post-cyberpunk. E la collana “Prima” la propone in contemporanea con l’edizione transalpina.

Blog 11 marzo 2015 alle 11:29

S’intitola La Terra Promessa il secondo capitolo di Universal War Two (abbreviato in UW2), la nuova epopea sci-fi concepita dallo specialista Denis Bajram e pubblicata In Italia da Mondadori Comics pressoché in contemporanea con l’edizione francese, prodotta dalla major Casterman.

Così come accaduto con la precedente Universal War One – sviluppatasi tra il 1998 e il 2006 e lanciata dapprima sotto l’etichetta Soleil per poi essere accolta sotto l’egida della casa editrice Quadrant Solaire – anche Universal War Two sarà strutturata su sei album, ognuno dei quali contenente dei precisi riferimenti a episodi dell’Antico Testamento.

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Pubblicità per l’uscita di UW2 Denis Bajram

Non a caso il primo capitolo di Universal War Two, presentato sul numero 4 di “Prima”, era intitolato Il tempo del deserto – una rievocazione simbolica dei quarant’anni trascorsi dalle tribù ebraiche guidate da Mosè nelle lande desolate del Sinai – mentre quello che troverà spazio sul decimo volume della stessa collana (disponibile, a partire da venerdì 13 marzo, nelle edicole, nelle librerie, nelle fumetterie e sui canali di vendita online), cita in maniera esplicita il sogno di una nuova civiltà ricostruita in terra di Israele.

Una scelta che attesta non solo le grandi ambizioni di un progetto narrativo dalle caratteristiche spettacolari e apocalittiche (e, in quanto tale, opzionato dalla casa di produzione belga uFilm per una trasposizione cinematografica), ma anche uno dei principali retaggi culturali dell’autore, discendente da una famiglia di immigrati albanesi e cresciuto in ambienti educativi e scolastici fortemente permeati dall’osservanza ai precetti del cattolicesimo. Formazione che il cartoonist ha, tuttavia, messo in discussione nella tarda adolescenza, a seguito della scoperta delle opere di Friedrich Nietzsche e della frequentazione dell’Accademia di Belle Arti.

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Una cover della prozine “Scarce”
Una cover della prozine “Le goinfre”
 “Cryozone” © Cailleteau/Bajram/Delcourt

Ma andiamo per ordine: francese, classe 1970, Bajram, dopo gli studi all’École Nationale Supérieur de Beaux-Arts, segue i corsi di Scenografia alla Scuola di Arti Decorative di Parigi, collaborando, nel frattempo, con due delle più importanti prozine fumettistiche transalpine: dapprima la mitica “Scarce”, specializzata in comics statunitensi e anglosassoni, e in seguito “Le Goinfre” (di cui per un certo periodo diventa anche redattore capo), tesa a recuperare la lezione della prima stagione rivoluzionaria della rivista “Métal Hurlant”.

A metà degli anni Novanta, Bajram si concede dapprima un’esperienza come illustratore per il colosso Hachette, per poi creare uno studio di bande dessinée assieme all’amico disegnatore Mathieu Lauffrey. Ed è in questo periodo che vede la luce la sua opera d’esordio professionale: Cryozone, fanta-horror di culto – con tanto di zombi su un cargo stellare – sceneggiato da Thierry Cailleteau.

La fine del secolo si rivela assai feconda per l’artista parigino. Nel 1996 entra a far parte dell’Atelier Sanzot, un collettivo di autori che all’epoca annovera anche Christophe Bec (un nome che i lettori di “Fantastica” hanno ormai imparato ad associare a serie come Santuario, Prometeo, Tenebre e la prossima ventura Deepwater Prison) e il Richard Marazano de Il complesso dello scimpanzè e de Il protocollo Pellicano (da noi proposti nella medesima collana).

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Denis Bajram e Valérie Mangin in un divertente biglietto di auguri Denis Bajram e Valérie Mangin nel loro studio

Quindi, durante il tour promozionale per l’uscita del secondo volume di Cryozone, Bajram conosce Valérie Mangin, grande appassionata di fumetti destinata a diventare, a propria volta, creatrice di serie come Luxley, KGB e Alix Senator (quest’ultima, pubblicata da Mondadori Comics sempre all’interno di “Prima”). Un incontro che si trasforma subito in amore e che li fa ben presto unire in matrimonio.

Contemporaneamente, la Soleil lancia il primo volume di Universal War One, complesso affresco fantascientifico che terrà impegnato Bajram alla scrittura e sul tavolo da disegno per i successivi otto anni.

Le mosse narrative di Universal War One prendono il via a cavallo tra XXI e XXII secolo, in un Sistema solare completamente colonizzato dall’umanità grazie soprattutto allo sviluppo di un’avveniristica tecnologia antigravitazionale. La Luna e Marte (ribattezzati rispettivamente “Terra 2” e “Terra 3”: un chiaro omaggio all’universo supereroistico della DC Comics) accolgono vasti insediamenti urbani, mentre diverse stazioni spaziali consentono lo sfruttamento minerario di altri pianeti e dei loro rispettivi satelliti.

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Cover dell’edizione statunitense di “UW1”, prodotta dalla Marvel Comics © Bajram

A tenere le redini del potere politico e militare c’è l’United Earths Central Government (UECG), un organismo sopranazionale di stanza sulla Terra, con sede a New York. Ma a esso si contrappone la forza economica delle Compagnie Industriali di Colonizzazione (riunite sotto l’acronimo CIC), il cui potente Consiglio d’amministrazione comune progetta di sovvertire il controllo del governo terrestre costituendo un esercito privato dotato di armi di nuova concezione.

Il precario equilibrio tra le parti si spezza quando, dal nulla, poco oltre l’orbita di Saturno, sorge una misteriosa barriera (denominata “Il Muro”) che assorbe luce e materia, dividendo l’area spaziale sorvegliata direttamente dalla UECG dai margini più esterni del Sistema solare, dove la CIC mantiene una parziale autonomia.

Il sospetto che le Compagnie industriali vogliano intraprendere una guerra civile per liberarsi dalla giurisdizione terrestre, spinge perciò l’ammiraglio Von Richtburg a organizzare una sorta di commando suicida formato da uomini passati – a causa della loro indisciplina o delle loro azioni ignominiose – attraverso le forche caudine della Corte marziale. La missione del gruppo è quella di investigare sulle origini del “Muro” e di portare alla luce i piani segreti delle CIC.

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Il Purgatory Squadron viene celebrato all’inizio di “UW2”

La situazione, tuttavia, si complica quando il cosiddetto Purgatory Squadron, dopo aver creato una breccia nel “Muro” e aver scoperto l’avanzato programma d’attacco delle CIC contro la Terra, si ritrova a dover gestire – tra wormhole e buchi neri – una serie di paradossi spazio-temporali che inizialmente sembrano alterare il corso della Storia ma che, in seguito, si rivelano parte integrante di un unico e costante flusso di avvenimenti.

Quando, nel 2006, Bajram completa il ciclo di Universal War One, è passato attraverso un difficile periodo creativo e professionale iniziato nel 2001, quando la realtà dell’attentato alle Torri Gemelle di New York si è andata a sovrapporre a un’identica scena di finzione (la distruzione di New York e, poi, della Terra perpetrata dalle CIC) apparsa in un capitolo chiave di Universal War One.

Sulle cause profonde di questa crisi, l’autore fornisce una spiegazione in appendice al primo volume di Universal War Two, svelando il suo timore di aver contribuito a dar corpo a una profezia auto-avverante e confessando di aver cercato di aggirare l’impasse personale avviando un sequel di Universal War One prima ancora che la saga giungesse alla sua naturale conclusione.

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La distruzione della Terra in “UW1” © Bajram/Quadrants

Sequel che, nelle intenzioni iniziali di Bajram e dell’editore, avrebbe dovuto godere del contributo grafico di artisti come Jean-Michel Ponzio (futuro disegnatore de Il complesso dello scimpanzè e de Il protocollo Pellicano) e Arnaud Bodouiron, ma che non vedrà mai la luce in quella forma.

Così, per circa quattro anni, il cartoonist finisce per l’occuparsi di Quadrant Solaire, la sua personale casa editrice (oggi conosciuta come Quadrants), fondata assieme a Valérie Mangin, e dello sviluppo di software per PC e di espansioni per videogame, prima di tornare, nel 2010, su sceneggiature della moglie, alla realizzazione grafica di un fumetto.

Si tratta di Trois Christs, dramma esoterico in tre atti d’ambientazione medievale, a cui fa seguito, nel 2013, il terzo e conclusivo album di Abymes, un mystery psicologico – edito da Dupuis – che, attraverso un vertiginoso gioco di specchi, sovrappone la vita privata di Valérie e Denis (tratteggiata nei suoi aspetti più intimi) a quelle dello scrittore Honoré de Balzac e del regista cinematografico Henri-Georges Clouzot.

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Particolare della cover del terzo volume di “Abymes” © Mangin/Bajram/Dupuis

Poi, finalmente, sotto l’egida di Casterman, arriva il primo album di Universal War Two, le cui vicende narrative sono poste a tredici anni di distanza dalla conclusione di Universal War One che, nell’ambito della nuova saga, funge da antefatto sintetizzato in una manciata di dialoghi e di immagini.

Apprendiamo, in questo modo, che il Purgatory Squadron, viaggiando indietro nel tempo, ha fondato su un lontano pianeta – battezzato Canaan, come la leggendaria terra biblica – una civiltà che, operando nei secoli un notevole balzo evolutivo, è riuscita a intervenire nel presente della Prima Guerra Universale, ponendovi fine.

Tavole tratte dal primo volume di “UW2” © Bajram/Casterman

Adesso, però, i cananiti sorvegliano il Sistema solare comportandosi coi sopravvissuti al conflitto tra UECG e CIC come farebbe un esercito invasore, opprimendoli con la propria supremazia intellettiva e tecnologica e impedendo il loro ritorno al libero arbitrio.

Il malcontento della popolazione sfocia così in sanguinosi atti di terrorismo. E, come se non bastasse, la stabilità energetica del Sole è minacciata dalla presenza di un buco nero artificiale – ultimo e mortale residuo della Prima Guerra Universale – creato a scopi bellici dagli scienziati delle Corporazioni Industriali.

Ma Thea, figlia di due membri scomparsi della Purgatory Squadron, rifiuta di far parte dell’elite di Canaan, dedicandosi all’insegnamento nei quartieri malfamati della capitale di Marte/Terra 3, una riproduzione speculare della terrestre Las Vegas. Al contrario, suo cugino Vidon è un guerriero privo di sentimenti abituato a considerare gli abitanti del Sistema solare come dei pariah.

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Thea, protagonista di “UW2” © Denis Bajram La tragedia del terrorismo in “UW2” © Bajram/Casterman

Gli eventi iniziano a precipitare nel momento in cui i cananiti inviano una sonda nel cuore del Sole nel tentativo di arrestarne il collasso. In maniera del tutto inaspettata, però, dal fulgore atomico della stella riemerge un misterioso manufatto quantico di forma triangolare che inizia a moltiplicarsi formando delle smisurate strutture modulari in grado di inghiottire interi corpi celesti. Un fenomeno che sembra destabilizzare l’equilibrio intero del Sistema solare.

 L’incipit del secondo volume di “UW2” © Bajram/Casterman

E se ne Il tempo del deserto abbiamo potuto assistere al cataclismatico epilogo di Marte/Terra 3, ciò che accadrà ne La Terra Promessa avrà conseguenze ancora più devastanti, con Canaan attaccata da una misteriosa flotta intergalattica e il Sole inghiottito dal vuoto cosmico. Ciò costringerà Thea a cercare l’aiuto di una delle persone dalle quali aveva maggiormente cercato di allontanarsi.

Prendendo a modello la chiarezza concettuale di Hergé e del suo Tintin e miscelandola col frizzante rigore narrativo del canadese John Byrne (Fantastic Four, Alpha Flight, Superman) la visionarietà cosmica dell’americano Jim Starlin (Warlock, Capitan Marvel, The Infinity Gauntlet) e la sublime grandiosità grafica di François Schuiten (il ciclo de Le Città Oscure), Bajram raggiunge, con Universal War Two, un livello epico straordinario, destinato a toccare, in futuro, vertici ancora più elevati.

Le Spettacolari tavole del secondo volume di “UW2” © Bajram/Casterman

I lettori di “Prima” avranno, perciò, ancora più di che gioire.

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