Voglia di steampunk: su “Fantastica”, i robot tardo-vittoriani di Clockwerx

È uno dei sottogeneri del fantastico più amati degli ultimi venticinque anni, quello che si ricollega direttamente alla tradizione protofantascientifica di romanzieri come Jules Verne e H.G. Wells. Lo steampunk ha contribuito a restituire ampiezza e spessore alla narrativa d’anticipazione. E Clockwerx lo testimonia al meglio.

Blog 30 luglio 2014 alle 12:00

ClockwerxLo confessiamo, il cuore ci si riempie sempre di una strana e indecifrabile gioia quando abbiamo la possibilità di pubblicare in Italia una serie a fumetti prodotta da Les Humanoïdes Associés, leggendaria etichetta transalpina sviluppatasi nell’humus della rivista di culto “Métal Hurlant”.

È già accaduto, per esempio, quando su “Fantastica” abbiamo avuto la possibilità di pubblicare Santuario, il mystery orrorifico scritto da Xavier Dorison e illustrato da Christophe Bec. Perché per noi il cosiddetto Gruppo Umanoide – fondato nel 1974 da artisti del calibro di Jean-Pierre Dionnet, Philippe Druillet e Moebius – costituisce da sempre una garanzia di eccellenza nelle produzioni a fumetti di genere fantastico. E per averne conferma basta solo pensare agli svariati titoli che compongono l’Universo dell’Incal concepito dallo sceneggiatore e regista cileno Alejandro Jodorowsky (Le avventure di John Difool, I Tecnopadri, La saga dei Metabaroni, Megalex); alla Trilogia di Nikopol, alla tetralogia de Il Sonno del Mostro o alle Leggende del Giorno d’Oggi illustrate da Enki Bilal; agli sperimentali Arzach e Il Garage Ermetico di Moebius. E questo senza contare l’importanza culturale che ha avuto “Heavy Metal”, versione statunitense – pubblicata originariamente dalla National Lampoon – di “Métal Hurlant”, che ha dato origine anche a un film d’animazione ormai di culto.

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 Il primo marchio degli Umanoidi Associati realizzato da Moebius I fondatori degli Humanoïdes Associés: il finanziatore Bernard Farkas, Jean-Pierre Dionnet, Philippe Druillet e Jean Giraud/Moebius

Les Humanoïdes Associés hanno deciso da qualche anno di spostare una parte importante del proprio core produttivo a Los Angeles. Una mossa strategica, dettata dalla necessità di dare maggior spinta propulsiva alla Humanoids Publishing, propaggine statunitense della casa editrice, che nel suo quartier generale di Hollywood, in Sunset Boulevard, potrebbe avere maggiori possibilità di far fruttare i suoi numerosi franchise.

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Il logo americano e quello francese del Gruppo Umanoide

santuarioL’industria cinematografica californiana è infatti sempre affamata di proprietà intellettuali a fumetti, nazionali e internazionali, da blindare e da trasporre sul grande schermo. E un action-thriller con connotazioni fantastiche e avventurose come Clockwerx potrebbe rappresentare benissimo un titolo più che appetibile per gli studios losangelini. Così come, del resto, lo era Santuario, opzionato nei primi anni Duemila da una casa di produzione americana. Un progetto poi abbandonato non appena la Screen Gems, nel 2005, annunciò l’uscita del film Il nascondiglio del diavolo, che sembrava avere svariati punti in comune (e Christophe Bec ha ipotizzato che forse non si trattava di una casualità) col lavoro edito dagli Umanoidi.

Clockwerx, dal canto suo, è esemplificativo delle ambizioni oltreoceaniche de Les Humanoïdes Associés, visto il coinvolgimento del romanziere e sceneggiatore texano Jason Henderson, dell’esperto di grafica ed effetti speciali Tony Salvaggio – rocker italoamericano di Savannah, in Georgia – e del dialoghista Izu, pseudonimo di Guillaume Dorison, direttore letterario della casa editrice umanoide e fratello di Xavier Dorison.

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Tony Salvaggio e la sua band, i Deserts of Mars Jason Henderson Jean-Baptiste Hostache

Tre scrittori al servizio di Jean-Baptiste Hostache, trentatreenne artista di Rouen che nel mondo della bande dessinée ha esordito proprio nel 2008 coi disegni e i colori di Clockwerx, dedicandosi, poi, a opere di vario genere e ambientazione: il biografico Tenzing; il thriller spionistico Seigneurs de guerre e la fantascienza eco-catastrofica di Neige Fondation (sequel di Neve, saga di culto degli anni Ottanta realizzata da Didier Convard e Christian Gine).

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La cover di “Tenzing” © Glénat Cover tratte dalle serie “Seigneurs de guerre” e “Neige fondation” © Glénat

Henderson è autore dei romanzi horror-avventurosi, d’orientamento young adults, legati al ciclo di Alex Van Helsing e pubblicati dal colosso HarperCollins. È inoltre ideatore della serie a fumetti Sword of Dracula, edita originariamente dalla Image Comics, nonché sceneggiatore di videogame come il recente Teenage Mutant Ninja Turtles: Out of the Shadows, prodotto dalla Activision. Con l’amico Salvaggio, inoltre, Henderson ha dato vita per conto della Tokyopop – azienda statunitense specializzata nell’importazione e nella distribuzione sul suolo americano di manga e anime nipponici e di manhwa coreani – alla serie Psy-Comm, scritta e disegnata adottando stilemi orientali.

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Cover di un romanzo della serie “Alex Van Helsing” Un crossover tra “Sword of Dracula” e l’audace Vampirella © Digital Webbing/Harris Comics Una cover di Psy-Comm © Tokyopop

Gli scenari e le trame che Henderson ha sviluppato assieme a Salvaggio, Izu e Hostache, rendono Clockwerx un tipico prodotto steampunk – genere attraverso il quale si può speculare circa gli effetti di un’evoluzione scientifica e tecnologica del XIX secolo assai superiore a quella effettivamente avvenuta – che punta a soluzioni narrative dinamiche e leggere e a visualizzazioni spettacolari, ma mai prive di raffinatezza e attenzione ai dettagli.

L’azione si svolge nel 1897, a Londra, e i protagonisti sono Matt Thurow – un ex agente di Scotland Yard caduto in disgrazia dopo una fallimentare operazione d’indagine sotto copertura – e Molly Vane, ingegnere e scienziata responsabile della creazione dei clockwerx, mobile suits progettati per i lavori pesanti. Purtroppo i clockwerx sono finiti nelle mani di una potente organizzazione sovversiva e imperialista, la Golden Shell, che attraverso di essi punta a impadronirsi del lucifernium, un minerale che racchiude un’inesauribile fonte di energia (e che può riportare alla memoria altre pseudosostanze di matrice fantastica, come la cavorite del romanzo I primi uomini sulla Luna, scritto da H. G. Wells nel 1901).

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Tavole tratte da “Clockwerx” Locandina della riduzione cinematografica del romanzo “I primi uomini
sulla Luna”
Una cover del comic-book della Gold Key dedicato, negli anni Sessanta, al  serial TV "Wild wild West".

Una cover del comic-book della Gold Key dedicato, negli anni Sessanta, al
serial TV “Wild wild West”.

Il risultato è un’opera che sembra davvero già pronta per essere trasposta sul Grande schermo, riuscendo a coniugare, in un certo senso, le ambientazioni retro-futuristiche di pellicole come Wild wild West (anche in Clockwerx, per esempio, il quartier generale dei protagonisti è un lussuoso vagone ferroviario) o La leggenda degli Uomini Straordinari con la potenza tecno-cibernetica di blockbuster come Real Steel o Pacific Rim.

Lo steampunk che informa Clockwerx non è, insomma, quello ortodosso, postmoderno e sociologico teorizzato dal romanziere K. W. Jeter, autore di romanzi seminali per il genere come Le macchine infernali e La notte dei Morlock (sequel apocrifo de La macchina del tempo di H.G. Wells). E non possiede nemmeno le colossali ambizioni de La macchina della realtà, il capolavoro distopico di Bruce Sterling e William Gibson (i due guru del cyberpunk) che un quarto di secolo fa contribuì alla crescita e alla diffusione della letteratura steampunk.

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Cover artistiche per i romanzi “La notte dei Morlock” e “Le macchine infernali” di K. W. Jeter Una cover del romanzo “La macchina della realtà” di Bruce Sterling e William Gibson

Clockwerx si pone maggiormente sulla scia di Steamboy, il lungometraggio d’animazione diretto nel 2004 dal maestro del Sol Levante Kashuiro Otomo, con un impianto narrativo che può ricordare quello delle storie di James Bond 007 filtrate, però, da un tocco di humour nero simile a quello del film Assassination Bureau, diretto da Basil Dearden nel 1969 e tratto dall’omonimo romanzo di Jack London.

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Una locandina del film “Steamboy” di Kasuhiro Otomo La locandina del film “Assassination Bureau” con Oliver Reed e Diana Rigg

Un sottotesto pulp e avventuroso, quindi, che lo stesso Tony Salvaggio ha rimarcato in un suo intervento sulla pagina Facebook di Mondadori Comics, svelandoci, tra l’altro, cosa cela il finale aperto della storia da lui co-sceneggiata: “Se faremo il sequel, i personaggi verranno proiettati in Cina, dove potremo assistere a uno scontro tra arti marziali e creature meccaniche!”

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Disegno e resa finale di una tavola di “Clockwerx”

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