Welcome to Springville: quando il West significa speranza

Tornano i leggendari racconti western disegnati da Renzo Calegari in una nuova edizione cartonata, a colori e rimasterizzata, con tanto di “bonus track” in DVD. Per donare ai lettori un’esperienza narrativa ancora più forte e appagante. Ne parliamo con Giancarlo Berardi, creatore letterario dell’antologia.

Blog 4 dicembre 2014 alle 3:14

Welcome to Springville nacque proprio perché volevo lavorare al fianco di Renzo Calegari. Lui era stato, assieme a Gino D’Antonio, autore del concept e delle linee guida della collana ‘Storia del West’, pubblicata a partire dai tardi anni Sessanta dalle Edizioni Araldo [una delle etichette antesignane dell’attuale Sergio Bonelli Editore, N.d.R.]. Cosa questa che in pochi mettono in evidenza. Io ebbi modo di incontrarlo nei primi anni Settanta e la sua visione del fumetto fu per me una grande scuola.”

A parlare è Giancarlo Berardi, creatore letterario della serie “Ken Parker” (giunta ormai a un significativo giro di boa nella nuova edizione targata Mondadori Comics) e sceneggiatore di Welcome to Springville, un’antologia di short stories d’ambientazione western entrata ormai di diritto nella storia del fumetto italiano.

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Renzo Calegari Renzo Calegari

“Calegari era animato da un grande fervore politico,” racconta ancora Berardi. “In qualità di funzionario del PSIUP [il Partito Socialista di Unità Proletaria, nato da una scissione interna al PSI, ormai spostato verso il Centro, e più vicino alle istanze del Partito Comunista, N.d.R.] faceva attivismo davanti alle fabbriche, raccogliendo le richieste degli operai. Per quel lavoro percepiva un compenso pari a un quinto di quello che poteva invece guadagnare disegnando.

“Con lui, a metà degli anni Settanta, realizzai uno splendido calendario contraddistinto da un’illustrazione western per ogni mese dell’anno e dal racconto di trecentosessantacinque avvenimenti tratti dalla storia reale della Frontiera americana. Un’esperienza che ricordo ancora con grande piacere. Poi, nel 1977, fu la volta di Welcome to Springville, i cui episodi vennero pubblicati per la prima volta sulla rivista ‘Skorpio’ dell’Eura Editoriale [oggi Editoriale Aurea, N.d.R.] per essere successivamente raccolti in un unico volume da L’isola trovata.”

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Le cover di alcune edizioni passate di “Welcome to Springville”

Quegli episodi che ritroviamo oggi – assieme ad altro, splendido materiale iconografico – nella nuova edizione voluta da Mondadori Comics e nata, tra le altre cose, per andare in sostegno all’ottantaduenne Calegari, messo a lungo in ginocchio, nella vita privata, dalla scomparsa di affetti personali – ha perduto sua moglie un paio di anni fa – e da gravi difficoltà economiche.

“Volevo fare qualcosa di concreto per quest’amico a cui devo molto,” rivela Berardi con un filo ben nascosto d’emozione. “E il modo migliore mi è sembrato quello di ripresentare in una veste adeguata l’opera che abbiamo realizzato insieme.”

Gli introiti derivanti dalla vendita dei volumi di Welcome to Springville saranno, infatti, interamente devoluti all’artista genovese che, per fortuna, si è ritrovato di recente anche a poter godere dei benefici derivanti dalla Legge Bacchelli, consistenti in un vitalizio al quale possono accedere – qualora versino in uno stato di particolare necessità – cittadini illustri e particolarmente meritevoli nel campo delle arti, dello sport e delle scienze.

Ma quali sono le particolarità di questa edizione? È ancora Berardi a spiegarcelo: “Le tavole originali di Welcome to Springville non erano più nelle disponibilità di Calegari. Assieme a un rodato e valente team di collaboratori ho quindi provveduto a effettuare le scansioni dalle pagine in bianco e nero del volume de L’isola trovata. Purtroppo quell’edizione era caratterizzata da una non eccelsa qualità di stampa che pareva ‘bruciare’ gli inchiostri. Si è perciò provveduto a una vera e propria operazione di restauro che ha ricostruito dalle fondamenta il tratto e le ombreggiature del disegnatore.

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Le atmosfere western di Calegari

“Il risultato finale è parso a tutti eccellente. Calegari ha un segno grafico peculiare che lo accomuna a grandi cartoonist e illustratori americani come Milton Caniff, Noel Sickles, Robert Fawcett, Nick Eggenhofer. Era doveroso intervenire per evidenziare la sua levatura e il suo spessore.”

Ed è a questo punto che è subentrato Maurizio Mantero che da decenni affianca Berardi nella sceneggiatura delle sue storie, prima su “Ken Parker” e in seguito su “Julia” della Sergio Bonelli Editore. Ma che è un altrettanto valido disegnatore e colorista.

Mantero ha quindi agito con la sua tavolozza cromatica sulle tavole di Calegari, ricercando tonalità che, da un lato, non risultassero invasive e che, dall’altro, si riallacciassero alla lezione di grandi pittori come Fredric Remington, Charles Russell o Henry Farny, sensibili visualizzatori di paesaggi e personaggi del Selvaggio Ovest. Da qui il massiccio impiego delle sfumature ocra e delle tinte verdastre per la resa delle atmosfere notturne.

Un drammatico "notturno" di Calegari

Un drammatico “notturno” di Calegari

“Abbiamo cercato di migliorare anche la leggibilità delle tavole,” aggiunge Berardi. “Io personalmente sono intervenuto su testi e dialoghi, rendendoli più fluidi. Abbiamo anche provveduto a riposizionare i balloons in modo più coerente, sia per quanto riguarda la logica di lettura, sia per ciò che attiene l’equilibrio delle vignette. L’obiettivo era quello di rendere il ritmo più sequenziale e meno letterario. Proprio come abbiamo fatto con la nuova edizione di ‘Ken Parker’ di Mondadori Comics.

“Ho riletto per l’occasione, prima ancora che venisse avviata la loro ottimizzazione, le storie di Welcome to Springville. Erano ormai decenni che non lo facevo. Con gli occhi di oggi mi sono sorpreso io stesso di come fossero fresche e divertenti. Ricordo che la sfida del racconto breve mi intrigava. Mettere a fuoco i personaggi, lavorare sulle ambientazioni, ricercare una documentazione precisa che rendesse plausibile e veritiera la storia e condensare infine il tutto in una dozzina di pagine richiedeva uno sforzo creativo faticoso, ma anche appassionante.”

Foto di gruppo del cast di "Welcome to Springville"

Foto di gruppo del cast di “Welcome to Springville”

Non è un mistero che uno degli artisti di riferimento di Berardi sia lo scrittore verista Giovanni Verga. Raccolte come Vita dei campi, Novelle rusticane e Per le vie, con la loro attenzione al dato oggettivo, con la loro assenza di retorica, con la loro ricerca di sintesi estrema, hanno funto spesso da modello allo sceneggiatore genovese.

Altresì, la struttura dell’opera, dove ogni episodio accende i riflettori su un determinato personaggio che, assieme ad altre figure umane, va poi a comporre un microuniverso corale, può ricordare l’epica quotidiana presente ne Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters.

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Tavola dell’episodio “Elija Scott” Tavola dell’episodio “Mike Donovan” Tavola dell’episodio “Ollie” Tavola dell’episodio “Virgil Blake e Quanah”

In Welcome to Springville, tuttavia, non sono presenti né il pessimismo “evoluzionista” di Verga, né il senso di un fato dolente che impregna le poesie di Masters. Al contrario, nell’affresco di Berardi e Calegari il West diventa simbolo di speranza e di riscatto, di fiducia in un avvenire prospero, di un mondo solido e coraggioso dove anche i tormenti personali possono diventare forieri di riscatto e di insegnamento morale.

Lo dimostra uno degli episodi più intensi del volume, Hatfield, dove la coppia di autori fa proprio il personaggio più cupo e carismatico del film Ombre rosse di John Ford, un gambler dal passato tormentato che – a modo suo – toglie dalla cattiva strada un giovane fin troppo ambizioso.

Nell’edizione di Mondadori Comics, Hatfield viene anche proposto sotto forma di motion comic (un cortometraggio di quindici minuti in semianimazione), allegato al libro su supporto DVD. Un prodotto che ha già riscosso unanimi consensi al termine della proiezione in anteprima all’ultima edizione di Lucca Comics & Games, alla presenza di un emozionato Calegari.

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Tavola dell’episodio “Brian Walker” Tavola dell’episodio “Lenny Brown” Tavola dell’episodio “Hatfield”

“Già alla fine degli anni Settanta avevo intenzione di sviluppare un’operazione del genere, ma all’epoca le problematiche tecniche apparivano eccessive,” ci rivela Berardi. “Oggi, grazie ai miracoli del digitale è possibile fare tutto: cancellare i balloons col photoshop, agire sulle immagini come meglio si crede, montare e rimontare senza tagliuzzare pellicole. A dir la verità non ho alcuna dimestichezza coi software di nuova generazione e mi sono pertanto avvalso delle abilità di Andrea Cuneo che ha seguito le mie direttive nel montaggio del materiale.

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L’attore John Carradine interpreta Hatfield nel film “Ombre Rosse”
La cover di un disco di Giancarlo Berardi

“Come poi ben sapete nel mio animo albergano diverse creature: non solo lo scrittore, ma anche il musicista, il cantante, l’attore di teatro. Di Hatfield ho curato anche la colonna sonora – supportato in questo dall’amico Andrea Cervetto, bassista e voce della band dei New Trolls – e il doppiaggio dei personaggi, riservandomi il ruolo del protagonista.

“Ovviamente l’intenzione non era quella di dar luogo a un doppiaggio canonico. Volevo fornire allo spettatore l’impressione di ascoltare un racconto narrato intorno al fuoco, magari da una o più persone autorevoli e comunicative – un anziano, un gruppo di cantastorie ambulanti – che improvvisano la voce di ogni personaggio della vicenda. Mi ci sono divertito e ne ho tratto grande soddisfazione.”

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