XIII: i motivi di un successo trentennale

Col terzo numero, uscito ieri in edicola e presto disponibile anche sullo store online di Mondadori Comics, la saga di “XIII” taglia il suo primo traguardo narrativo. Infatti gli episodi contenuti nel volume – SPADS e Codice Rosso – chiudono quella che potrebbe essere considerata come la “prima stagione” della serie, gettando finalmente uno scampolo…

Blog 10 giugno 2015 alle 12:00

Col terzo numero, uscito ieri in edicola e presto disponibile anche sullo store online di Mondadori Comics, la saga di “XIII” taglia il suo primo traguardo narrativo.

Infatti gli episodi contenuti nel volume – SPADS e Codice Rosso – chiudono quella che potrebbe essere considerata come la “prima stagione” della serie, gettando finalmente uno scampolo di luce sul complotto governativo che minaccia l’ordine democratico degli Stati Uniti d’America e proiettando il protagonista privo di memoria verso una nuova condizione esistenziale.

Le cover originali delle storie contenute nel numero 3 della collana Mondadori Comics © Dargaud Van Hamme/Vance

La vicenda, però, non è destinata affatto a chiudersi qui: già sul quarto numero della collana – la cui uscita è prevista per il 7 luglio – i contorni della macchinazione eversiva e i misteri che si celano dietro il passato perduto di XIII si faranno ancora più estesi, trascinando personaggi e lettori in un vortice ancora più inimmaginabile di paranoie e sospetti.

Nel frattempo, sul numero 3, oltre al momentaneo “finale di stagione” potrete trovare anche, in allegato, la ristampa della pagina numero 27 del primo capitolo, Il Giorno del Sole Nero, dove – a causa di un problema tecnico – non era stato riportato il testo di un’importante lettera ritrovata dal protagonista.

La tavola riprodotta conterrà, quindi, la vignetta col dettaglio del messaggio lasciato a XIII dalla sua presunta compagna, Kim Rowland, in cui la donna avverte il protagonista della presenza dell’infido e letale killer conosciuto come La Mangusta. Non solo: sul retro della pagina, in scala 1:1, sarà riportato solo il testo del messaggio, dando così ai lettori l’illusione di aver recuperato in prima persona la lettera: un’immersione concreta nel mondo di “XIII”, al centro del mystery e dell’azione. Il gadget, nella sua semplicità, contribuirà ancora di più a distinguere l’edizione targata Mondadori Comics da altre precedenti.

Ma a cosa è dovuto il consolidato successo di “XIII” in Italia? Sarebbe troppo semplice rispondere che il merito è ascrivibile alle trame e alle sceneggiature a orologeria di Jean Van Hamme. Così come sarebbe banale concentrarsi soltanto sullo straordinario stile grafico, tanto classico quanto dinamico ed evergreen, del disegnatore William Vance.

In realtà, buona parte del merito risiede in uno storytelling che si avvicina molto a quello su cui i lettori italiani hanno per decenni fondato il proprio gusto. Ma per dimostrarlo consentiteci di partire da lontano, per un breve excursus sulle differenze tra modalità narrative all’interno del fumetto francese e in quello nostrano.

Tavole nel classico formato francese su quattro strisce © degli aventi diritto

Le differenze più evidenti sono risapute: la bande dessinée transalpina si sviluppa, anche a livello seriale, su album cartonati a colori, contraddistinti da una foliazione oscillante tra le 46 e le 62 pagine, lanciati in libreria con periodicità semestrale o annuale. In Italia, invece, il format imperante è sempre stato quello imposto fin dalla fine degli anni Cinquanta dalla factory Bonelli: volumetti brossurati in bianco e nero, con una foliazione minima di 96 pagine, venduti in edicola con periodicità mensile.

In Francia, prima di essere raccolte in volume, le storie venivano, in genere, serializzate su riviste di grande formato. Questo permetteva ai disegnatori di inserire molte vignette su ogni pagina. Da qui, la disposizione delle immagini su quattro strisce. Inoltre, per comodità, i cartoonist preferivano lavorare su due mezze tavole da ricongiungere prima di mandarle in stampa. È per questo, quindi – giusto per fare un paio di esempi – che nelle storie di “Asterix” disegnate da Uderzo o in quelle di “Blueberry” concepite da Jean Giraud, ogni tavola è spesso contrassegnata da una ripetizione letterata (“A” e “B”) del numero di sequenza.

Tavole nel tradizionale formato italiano made in Bonelli © Sergio Bonelli Editore

In Italia, invece, i primi volumetti prodotti dall’azienda della famiglia Bonelli venivano ricavati dalla ristampa di materiale pubblicato precedentemente in albi tascabili a strisce. Ogni tavola nasceva, pertanto, dalla sovrapposizione di tre strisce originali. Una “gabbia” che i disegnatori mantennero anche quando le storie inedite incominciarono a essere prodotte espressamente per i volumetti e quindi le tavole andarono a sostituire le strisce.

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Albi di “Tex” e di “Zagor” nel formato a striscia © Sergio Bonelli Editore

A differenza, però, della maggior parte dei cartoonist attivi nell’industria francofona, Vance ha sempre preferito realizzare tavole architettate su tre strisce regolari piuttosto che su quattro. L’esempio più lampante è contenuto nel primo volume del suo Bruce J. Hawker (che Mondadori Comics ha pubblicato sul numero 28 della collana “Historica”), epopea marinaresca che, dopo un primo episodio strutturato su tavole da quattro strisce, è immediatamente proseguito con capitoli le cui pagine erano articolate su tre strisce.

Una scelta applicata anche su “XIII” e che rende le tavole più ariose e meglio leggibili per il pubblico italiano, abituato al format di casa Bonelli.

Cover di “Tutte le lacrime dell’inferno” e “Billy Stockton” © Dargaud

I lettori dell’edizione di “XIII” targata Mondadori Comics hanno un’ulteriore possibilità di comprendere la peculiarità dello stile di Vance. Sul secondo volume della collana, infatti, sono state pubblicate una storia della serie regolare risalente alla metà degli anni Ottanta – Tutte le lacrime dell’inferno – e uno spin-off, XIII Mystery: Billy Stockton, nato, in tempi assai più recenti, dalla collaborazione tra lo sceneggiatore LF Bollée e il disegnatore Steve Cuzor.

Tavole tratte da “XIII Mystery: Billy Stockton” © Dargaud

Ebbene, questi ultimi tendono a disporre le vignette su quattro strisce per tavola (anche se non mancano, talora, pagine congegnate su tre strisce “irregolari”). Vance, invece, rimane quasi sempre fedele alle tre strisce regolari.

Diciamo “quasi sempre” perché, a differenza di quanto accade generalmente in Italia, il disegnatore belga non rinuncia, quando è necessario indugiare sui dettagli oppure quando un sequenza concitata necessita di una scansione più densa, a “spezzare” la striscia, suddividendo una o più vignette per ottenere una doppia o tripla inquadratura. Un’opzione che, tuttavia, non rompe mai l’equilibrio generale della narrazione, mantenendo una chiarezza ed espressività esemplari.

Tavole tratte da “Là dove va l’indiano” © Dargaud Van Hamme/Vance

Per constatare quanto esemplari siano le scelte artistiche di Vance, basta andare a rileggere le pagine 34, 35, 36, 37 e 38 di Tutte le lacrime dell’inferno.

Il disegnatore apre la fuga di XIII e del suo compagno di cella Billy con una tavola da tre strisce. Quando, poi, i due devono immergersi nelle fognature del manicomio criminale in cui sono rinchiusi, le vignette della seconda e della terza striscia incominciano a essere adattate a fini espressivi, per comunicare il senso di ansia e di oppressione che incombe sui personaggi. Una dimensione claustrofobia che deflagra a pagina 36, grazie a un sequenza di strisce e vignette che si restringono e rimpiccioliscono in progressione. L’emersione dal budello sotterraneo conduce al ripristino delle tre strisce, ma, infine, la scena di lotta susseguente porta una loro nuova disarticolazione.

Tavole tratte da “Tutte le lacrime dell’inferno” © Dargaud Van Hamme/Vance

Per chiunque ami la narrativa disegnata, per chiunque voglia imparare a realizzare un fumetto popolare e altamente comunicativo, la collana “XIII” rappresenta, insomma, un percorso di lettura obbligatorio.

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