Aprile del 52 a.C., Giulio Cesare assedia Avaricum, capitale dei Biturigi, e capisce che la sua campagna in Gallia è a una svolta. Le bellicose genti del Nord stringono e sciolgono alleanze a ogni esito di battaglia, ma ora c’è un “grandissimo re dei guerrieri”, un vercingetorige intorno a cui sembrano essersi raccolte per ricacciare i Romani a sud. Tuttavia questo condottiero, l’arverno Celtillo, mostra una certa indecisione sul da farsi, perché è conscio che la sola forza dei suoi uomini nulla può contro le disciplinate legioni di Roma, e dunque si limita alla tattica della “terra bruciata”, in attesa del momento in cui tutti i popoli celtici e germanici si uniranno in un unico invincibile esercito.

A rinfolcolare constantemente questa indecisione c’è Budicca, la regina degli Iceni, che ha lasciato la sua isola Britannia per diffondere nel continente il seme della rivolta contro i Romani. La fulva condottiera è disposta a sacrificare il suo amore per il dotto medico etrusco Milone e la sua vita stessa, affinché il suo popolo non debba soffrire, come accaduto a lei, già schiava di Cesare, le pene della schiavitù. Ma in Gallia la posta in gioco è più alta del destino di Avaricum, di Gergovia o di Alesia, perché l’esito della guerra influirà sul futuro di Cesare e sul suo imminente e inevitabile scontro con il potentissimo triumviro Pompeo Magno per il controllo di Roma stessa. E chi controlla Roma, controlla l’universo. Vae Victis!!!